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Diario politico. Nuova? questione morale Fini: “Siamo intransigenti con chi sbaglia oppure società rigetta la politica italiana” Cricca, il silenzio di Gasparri e La Russa Allora chi ha tradito i valori di Almirante?

luglio 21, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. Al di là dello specifico giudiziario, che verrà valutato nelle apposite sedi – al giornale della politica italiana non piace sbattere il mostro in prima pagina: meglio concentrarci sul fatto politico – appare evidente, come scriveva ieri Aldo Torchiaro sulle nostre pagine, che la nostra politica è degenerata (non tutta) in una associazione non tanto per “delinquere” quanto per fare i propri (dei singoli “protagonisti”) interessi. A nostro discapito naturalmente. Una «questione morale» grande come una casa, come forse non si era mai posta nella storia – recente – della politica italiana. Perché se è vero che il Politico.it stigmatizzò le parole dello stesso presidente della Camera quando Fini distinse tra chi rubava nella Prima Repubblica e chi lo fa nella Seconda perché i primi lo facevano “per la politica”, i secondi per se stessi – ci sembrava paradossale e poco sano dedicarci a stabilire chi, tra due ladri, fosse “più ladro” – è pur vero che nemmeno ai tempi di Tangentopoli il livello di disprezzo nei confronti delle istituzioni e del Paese, quindi di tutti noi, e di conseguente autoreferenzialità aveva raggiunto le “vette” (si fa davvero per dire) di oggi. E allora sia la benvenuta una grande destra come quella rappresentata da Fini che fa della legalità uno dei suoi valori fondanti. Com’è nella sua tradizione storica: il leader dell’Msi ed Enrico Berlinguer si stimavano in primo luogo per questo, perché erano due persone oneste al servizio del Paese. E allora, e ci rivolgiamo ai tanti militanti di destra che credono che a tradirli, loro e i valori della destra, sia stato Gianfranco Fini, chi, cari camerati, ha tradito Almirante e la tradizione della destra italiana? Fini, o quegli ex luogotenenti del presidente della Camera che, dopo lo stesso capo di Montecitorio, hanno abbandonato i loro, i vostri ideali? Pensateci bene. Domani – per confermarvi la simpatia che nutriamo nei vostri confronti – ripartiamo proprio da voi, da una panoramica sulle forze alla destra del Pdl. Il racconto, ora, della giornata, firmato Carmine Finelli.

Nella foto, stretta di mano tra Giorgio Almirante, leader storico della destra italiana, e un giovane Gianfranco Fini: estremamente attuale

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di Carmine FINELLI

Una interessante giornata politica quella odierna, caratterizzata dal dibattito sulla cosiddetta questione morale. Dibattito che passa per la strenua difesa di Denis Verdini e per le bordate lanciate da Gianfranco Fini durante la cerimonia del Ventaglio a Montecitorio.

L’inchiesta sulla cosiddetta loggia “P3″ approda in banca. Gli inquirenti hanno disposto indagini su tutti i conti correnti aperti dal 2004 a oggi in istituti del gruppo Unicredit e gestiti dal coordinatore del Pdl Denis Verdini e da Flavio Carboni. Il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli stanno perseguendo l’obiettivo di accertare se, attraverso quei conti correnti, siano state effettuate operazioni illecite o siano comunque transitati fondi riconducibili a eventuali tangenti. Nel decreto i pubblici ministeri chiedono alla Guardia di Finanza di sequestrare presso il gruppo Unicredit tutta la documentazione per ricostruire “talune operazioni finanziarie” effettuate da Verdini e da Carboni dal gennaio 2004 a oggi. L’accertamento è stato disposto dagli inquirenti dopo l’acquisizione degli assegni circolari per 800 mila euro negoziati in gran parte da Antonella Pau, moglie di Carboni. Le indagini non riguardano solo i conti correnti attivi: la Guardia di Finanza dovrà infatti acquisire gli estratti conti dei rapporti anche estinti, “la documentazione relativa a cassette di sicurezza, libretti di deposito a risparmio sia nominativi che al portatore, dossier titoli anche per quei rapporti laddove lo stesso abbia agito per delega o mediante qualsiasi altro strumento sostitutivo o di interposizione”.

Nel frattempo, Verdini replica al Corriere della Sera: “Visto che per l’ennesima volta vengo trascinato in un processo di piazza, alla piazza intendo rispondere. I 2,6 milioni di euro, che il Corriere della Sera sembra presentare come il frutto di chissà quale misfatto, rappresentano invece il risultato di operazioni aziendali del 2004 fra imprese e soci dello stesso gruppo editoriale che nulla hanno a che spartire con questa indagine”, afferma in una nota il coordinatore del Pdl. “Questo denaro è stato esclusivamente utilizzato per l’attività del “Giornale della Toscana” e delle aziende ad esso collegate. E comunque, a scanso di equivoci e di strane dietrologie, si tratta di risorse personali, frutto di enormi sacrifici economici fatti da me, dalla mia famiglia e dai miei soci”. Verdini se la prende poi con la stampa e con quella che il coordinatore del Pdl definisce una regia occulta dietro l’uscita delle notizie sul suo conto: “Adesso basta! Da parecchi giorni, praticamente in tempo reale con gli arresti, le redazioni di tutti i quotidiani e delle agenzie di stampa sono in possesso di una chiavetta, altrimenti detta pen drive, che contiene le oltre 14mila pagine dell’inchiesta relativa alla fantomatica P3. Non posso fare a meno di notare che le notizie relative alla mia persona vengano distillate giorno dopo giorno, quasi vi fosse una regia, facendo finta che si entri all’improvviso in possesso di nuovi elementi”.

La questione morale coinvolge non solo il Pdl in quanto partito, ma anche il governo. L’esecutivo per bocca del Guardasigilli, Angelino Alfano, rende noto che resterà al fianco di Giacomo Caliendo, sottosegretario alla Giustizia, contro cui l’Italia dei valori ha proposto una mozione di sfiducia sul modello di quella che venne presentata contro Nicola Cosentino e che poi non fu discussa per le dimissioni decise dal diretto interessato. L’esecutivo, ha spiegato Alfano durante il question time alla Camera, “intende ribadire la piena correttezza dell’operato di Caliendo in due anni di lavoro. Non prendiamo neppure in considerazione l’ipotesi che Caliendo non si occupi più della materia delle intercettazioni per il governo – aggiunge Alfano rispondendo all’interrogazione presentata dal partito di Di Pietro – “A maggior ragione – continua Alfano – dopo che proprio ieri Caliendo ha presentato l’emendamento del governo» al ddl intercettazioni che «in buona parte recepisce indicazioni provenienti da soggetti istituzionali auditi inauditi in commissione anche dalle opposizioni”.

La vicenda in questione vede coinvolti anche alcuni magistrati e per questo il plenum del Consiglio superiore della magistratura, che si è riunito in mattinata, non ha potuto non occuparsene. All’apertura dei lavori il vicepresidente Nicola Mancino spiega che il consiglio tutela da sempre l’autonomia e l’indipendenza delle toghe: “L’interferenza sulla libera attività del magistrato non è mai stata posta in discussione, il lavoro della sezione disciplinare dimostra con quanta attenzione ci siamo posti il problema di garantire l’indipendenza e l’autonomia” dice Mancino. Inoltre, Mancino, ha dato lettura della lettera inviatagli dal presidente Napolitano nella quale il capo dello Stato sottolinea che sarà la prossima consiliatura ad affrontare il tema della questione morale. Ciro Riviezzo, togato del movimento per la giustizia, ricorda che in questi giorni sui giornali “si rappresenta una magistratura fatta di faccendieri, mentre ci sono tanti magistrati con la schiena dritta che svolgono onestamente il loro lavoro e resistono a qualunque pressione”. Osservazione condivisa dal vicepresidente Mancino: “Sia nelle situazioni di emergenza, sia nell’esercizio delle funzioni giurisdizionali, il magistrato è parte di un ordine che tocca interessi generali e li risolve nell’interesse dell’ordinamento. L’esperienza di questi 4 anni dimostra la validità di un impianto istituzionale che rende il giudice obbligato ad assumere la legge come guida nell’esercizio della sua attività” conclude Mancino. Ai microfoni di Sky Tg24 il vicepresidente parla poi espressamente dell’inchiesta sull’associazione segreta ribattezzata “P3″: “Gli ultimi avvenimenti – sostiene – gettano un cono d’ombra, ma non credo che possano incidere sulla sostanza dell’attività che abbiamo svolto al Csm. Peraltro è in corso un’inchiesta da parte della Prima commissione e lo stesso procuratore generale presso la Cassazione avverte la necessità di avviare un procedimento disciplinare. Vediamo cosa succederà”.

L’intervista di Sky porta Mancino a parlare del caso Marra. Il vicepresidente del Csm torna a ribadire la propria autonomia nella scelta di votare a favore di Alfonso Marra per la presidenza della Corte d’Appello di Milano, e di “non aver potuto immaginare che esistesse una loggia P3: non ne conosco la consistenza, non so se esista o no e sarà la magistratura a fare chiarezza su questo punto. Non potevo mai immaginare che un geometra potesse convincermi a votare Marra. Io ho esercitato la mia funzione di elettore in autonomia e indipendenza. Tengo inoltre a ricordare – aggiunge – che all’epoca in cui il Parlamento ha trattato le conseguenze dell’appartenenza alla P2 io ho fatto dichiarazioni di voto a favore dell’entrata in vigore di una legge che punisse quelli che ne facevano parte”.

Infine, Mancino è convinto che ci sia bisogno di affrontare la “questione morale” all’interno del Csm, divenuta impellente dopo la notizia del coinvolgimento di alcuni magistrati nell’inchiesta sulla P3. “Certo va fatta non solo al termine del quadriennio – ha sottolineato – ma anche all’inizio di quello successivo”. Secondo Mancino “se per questione morale intendiamo il complesso delle attività che hanno un rilievo di carattere etico e morale allora la questione va affrontata perchè qui è l’organizzazione stessa che viene messa in discussione”.

E di “questione morale” parla anche il quotidiano dei vescovi, Avvenire, che evidenzia come essa, a Milano e in Lombardia, non sia “un piagnisteo e forse ad averla aperta non sono solo quattro mele marce” come invece aveva detto Berlusconi: c’è “un’economia del disastro consegnata alla generazione futura, il peggio immaginabile della diserzione morale” si legge nell’editoriale di oggi che prende spunto dal sequestro dell’area di Santa Giulia, dalle inchieste sulla contaminazione mafiosa e dal rapporto sulle ecomafie di Legambiente.

Fini. Sull’esistenza di una “questione morale” è intervenuto oggi anche il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Il quale è convinto che essa esista e che la nostra politica debba essere intransigente a riguardo. “Bisogna essere drastici – afferma Fini a margine della cerimonia del Ventaglio, alla Camera – nel ribadire che se vogliamo che la politica sia in sintonia con la società, nei confronti di comportamenti che sono scarsamente in sintonia con l’etica pubblica e con il rispetto delle regole del vivere civile, la politica deve essere intransigente. La contrapposizione tra garantismo e legalità – continua – non ha motivo di esistere. Se è vero che uno non è colpevole fino a quando la sua sentenza non è passata in giudicato non si può giustificare ciò che giustificabile non è”. Per il presidente della Camera, inoltre, “l’etica del comportamento pubblico è una precondizione per non far perdere la fiducia nella politica da parte della società civile”.Durante la cerimonia del Ventaglio, Fini è anche tornato sulla questione, assai spinosa, delle intercettazioni, alla luce del recente dietrofront dell’esecutivo. Svolta che dimostra, a detta del capo di Montecitorio, che “quando il Parlamento discute in modo aspro ma approfondito è capace di correggere impostazioni iniziali che si rilevano inadeguate”. Secondo Fini, dunque, è stato giusto rivendicare la centralità del Parlamento. “Lo dico in modo felpato – dice – ma gli emendamenti di maggioranza e governo in commissione Giustizia profondamente innovativi hanno segnato una pagina importante non solo per chi crede nella centralità del Parlamento ma anche sull’intento di correggere impostazioni”.

Ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle parole del Guardasigilli Angelino Alfano, secondo il quale il ddl intercettazioni sarà approvato entro l’estate, Fini risponde che “l’estate finisce il 21 settembre… Prevedo che si lavori la prima settimana di agosto e non lo considero un fatto stravagante, non mi scandalizza” aggiunge il presidente della Camera. “All’inizio della prossima settimana – continua il numero uno di Montecitorio – ci sarà la capigruppo, il 29 la discussione generale sulle intercettazioni; poi se c’è una pregiudiziale si vota e se è respinta si passa all’esame degli articoli. Visto che il 31 è sabato – prosegue – si andrà a lunedì 2 e martedì 3 agosto. Poi ci sono due decreti che arrivano dal Senato e che scadono a settembre. La mia previsione, quindi, è che si lavori la prima settimana di agosto. Chi ha detto che il 31 luglio si debba andare in ferie? È ridicolo. Non siamo la Fiat e non succede più nemmeno lì”.

Sulle riforme, il presidente della Camera si è detto fiducioso. “Auspico la ripresa del dibattito e che si arrivi a farle”. “Mi auguro che il tema delle riforme torni in agenda da settembre, anche se è al momento difficile sperare che riparta uno spirito costituente” chiarisce il leader di Montecitorio, riferendosi alla situazione determinata dalla mancata elezione dei membri laici del Csm. “Sarebbe davvero una dimostrazione di scarsa responsabilità e uno scarso esempio di democrazia se non si fosse capaci di eleggere entro il 31 luglio gli otto membri laici del Csm”.

Fini risponde con un secco “no comment” sui suoi rapporti con il presidente del Consiglio. Nel lungo discorso ai giornalisti della Stampa Parlamentare, Fini ha scelto di tenere fuori la politica “militante”. Così alla domanda sul “difficile momento” che vive il rapporto con l’altro cofondatore del Pdl, il primo inquilino di Montecitorio ha detto: “Se c’è la facoltà di non rispondere, allora mi avvalgo…”.

Fini affronta anche il tema dei festeggiamenti per il 150 anni dell’Unità d’Italia, annunciando che il 17 marzo del 2011 il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, parlerà nell’Aula di Montecitorio davanti ai deputati e senatori riuniti. Quello del capo dello Stato “sarà una sorta di messaggio alla nazione”, spiega Fini, affermando la convinzione che le celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia saranno una occasione per “riflettere sui valori dell’identità e sulla coesione nazionale”.

Carmine Finelli

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