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Grandi conversazioni, di Fabrizio Ulivieri Se oggi lo scrittore incontra Irene Tinagli ‘E adesso è ora di dare spazio ai giovani’

luglio 20, 2010 di Redazione 

Il grande autore fiorentino, restio ad avventurarsi nei territori della nostra politica autoreferenziale di oggi, accetta per il giornale della politica italiana di intervistare – dal suo punto di vista fuori dagli schemi – grandi italiani di oggi (e di domani). Il primo colloquio è con la docente dell’università di Madrid esperta di innovazione già dirigente del Pd dalla quale è scappata per idiosincrasia con la casta (interna) dei dinosauri. Tinagli che torna a parlare dopo la sua partecipazione a Ballarò per la quale qualcuno ha cominciato a considerarla come una possibile opzione per il futuro della leadership del centrosinistra. Ma Ulivieri, com’è naturale, la porta a parlare di questioni di fondo che trascendono le pochezze dell’attualità odierna: casta, sinistra, comunismo, Berlusconi, Lega. Una grande intervista fuori dall’ordinario, nella straordinarietà del giornale della politica italiana. Buona lettura.

Nella foto, Irene Tinagli

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di FABRIZIO ULIVIERI

Irene Tinagli: chi è?
«Una persona che si impegna sempre molto nelle cose che fa, con grande rigore e determinazione. Ma anche una persona che dà molto valore ai rapporti umani e che soffre di non avere abbastanza tempo per la famiglia e gli affetti.
Sono molto aperta, chiacchierona, ma non amo molto parlare della mia vita privata. Un po’ per carattere, e un po’ perché alla fine la mia vita non è così stravagante come può sembrare. E’ molto incentrata sul lavoro. Viaggio tantissimo per progetti, conferenze..sono impegnata su tanti fronti diversi e mi resta poco tempo per me, per le relazioni sociali. Con questa vita è difficile avere una routine, ed è difficile coltivare passioni e interessi. Amo la buona cucina, i sapori autentici e i prodotti di qualità, e la musica – di ogni genere, dal melodico al punk, sono molto eclettica. Quando posso vado ancora ai concerti, rigorosamente sotto il palco, come quando ero ragazzina».

Perché a suo tempo lasciò il Pd? E che cosa rimprovera alla gestione di allora e a quella di oggi?
«Perché non mi piace perdere tempo né prendere in giro la gente. Quando mi chiesero di entrare in Direzione lo feci sperando di poter dare un contributo ad un progetto nuovo, che restituisse alla gente l’entusiasmo, la voglia di ripartire, di credere in qualcosa di importante. Non é stato così. Le persone che decidevano erano sempre le stesse. Impossibile fare o proporre niente di nuovo. All’epoca vivevo a Pittsburgh e facevo i salti mortali per andare alle riunioni a Roma, ma non riuscivo mai a parlare con nessuno. I grandi nomi del partito parlavano solo tra di loro. Che ci stavo a fare? Come le ho detto io non amo perdere tempo né prendere in giro la gente. Mi sono dimessa».

Perché la sinistra oggi in Italia, ma a quanto pare in Europa tutta, è incapace di produrre innovazione cultura e nuovi valori? Perché la sinistra è divenuta sterile, rigida incapace di creare alcunché che non sia la retorica dell’onda da cavalcare?
«Per gli stessi motivi per cui mi sono dimessa. Sono le solite persone che parlano tra di loro da 40 anni. Cosa vuole che scoprano o producano di nuovo? Un giovane riesce ad emergere e avere responsabilità solo dopo che ha dimostrato di essere sufficientemente omologato e allineato con la segreteria e con i “vecchi”. Come si può pensare di essere innovativi così?».

L’ Italia è davvero la terra dei dinosauri?
«Sì. Bisogna riconoscere che c’è un bel “sottobosco” di persone più giovani molto in gamba che fanno anche cose straordinarie, ma non hanno l’opportunità di emergere, hanno poco spazio. Persino i giornali e i magazine preferiscono dare spazio ai soliti vecchi. Meglio un Pierferdy in mutande al mare che un giovane manager che porta la sua azienda in borsa».

In Italia a tutti gli effetti abbiamo una casta che ci governa. Come si è potuti arrivare a questo punto? Abbiamo ormai molte caste: la casta del Parlamento Europeo, la casta del parlamento italiano, la casta delle Regioni e delle Province…come possiamo cambiare questo stato di cose e far sì che la politica non sia una professione per tutta la vita (per la stragrande maggioranza degli uomini politici italiani è una professione a tempo indeterminato, e per loro pare che non esista né il precariato né “contratti a progetto”, né riduzioni di stipendio) ma solo un servizio temporaneo a favore del proprio Paese?
«La maggior parte dei nostri politici ha iniziato a fare politica in adolescenza, molti non hanno finito nemmeno gli studi per dedicarcisi a tempo pieno. Dopo 20 anni di politica sono ancora giovani e senza nessuna esperienza di lavoro vero: è chiaro che non hanno altro modo di riciclarsi e restano attaccati alla politica. Tanto più che la politica, in Italia, paga. Non solo dà stipendi tra i più alti d’Europa, ma dà accesso a molti benefici e altre opportunità (consigli di amministrazione etc.). Bisognerebbe mettere delle regole più serie sulle cariche multiple, sulle incompatibilità. E i partiti dovrebbero capire che non si può premiare solo la fedeltà ma anche la competenza, il rigore, i risultati. Ma d’altronde per riconoscere competenza e rigore ci vogliono persone competenti e rigorose…è un circolo vizioso!».

Come spiega, Irene, il successo elettorale di Berlusconi e della Lega?
«La lega ha saputo dare voce a dei problemi che la gente sentiva sulla propria pelle, ha saputo coltivare e dare spazio ad amministratori giovani e vicini al territorio, che davano l’impressione di preoccuparsi dei propri cittadini più che delle poltrone di Roma. E fino ad oggi sono stati poco coinvolti in scandali di corruzione o altro. Le sembra poco?
Berlusconi, almeno agli inizi, ha saputo cambiare il linguaggio della politica. E’ emerso in un momento in cui la politica era implosa, travolta dalla propria ingordigia, corruzione, autoreferenzialità, e ha parlato alla gente da persona comune, con le battute, le barzellette, l’insofferenza verso le regole, e una storia di successo alle spalle. Ha rotto gli schemi di una politica che ormai non aveva più credibilità, e ha vinto con l’immagine del non-politico che “scende in campo”».

Perché, nonostante che in Italia Berlusconi abbia comunque un elettorato che lo sorregge, all’estero è inviso alla stragrande maggioranza dei media, che non perdono mai occasione per denigrarlo?
«Perché in molti paesi all’estero la politica e le istituzioni sono ancora viste come cose serie, che meritano un linguaggio e un rispetto di un certo tipo. La sua stravaganza non viene presa come simpatia, ma come ignoranza e superficialità».

I partiti in Europa, soprattutto quelli della sinistra, sembrano armate brancaleone non più in grado di tenere il passo con le esigenze di un mondo globale, sempre più connesso e tecnologico. Non crede che per i partiti politici sia arrivata l’ora di abbandonare un modo di lavorare disorganizzato, vecchio superato e farraginoso e di divenire macchine, organizzazioni efficienti, strutturate per risolvere veramente i bisogni reali di un mondo reale dal quale, per la loro disorganizzazione immobilismo e pressappochismo, sono lontani anni luce?
«Ma guardi che i partiti, soprattutto il Pd, sono molto ben organizzati….sono efficientissimi nel raggiungere il proprio scopo: ovvero mantenere la sopravvivenza dei propri dirigenti e dei propri feudi di potere locale. Questo modo di lavorare però non si cambia cercando di cambiare certe regole, ma cambiando le persone. Quelle che ci sono hanno perso il senso della realtà. Ricordo una riunione a Roma molti anni fa, con molti politici importanti. Ero l’unica che era arrivata lì in metropolitana. Tutti gli altri in auto blu. E pensai “questi vanno in auto blu da 20, 30 anni, forse non sanno nemmeno che esiste la metropolitana…”».

Il comunismo è davvero morto? Può, un recupero dei valori etici del comunismo, fungere da base ad un capitalismo divenuto selvaggio e senza etica, ma solo pura azione e progetto finalizzato a produrre ricchezza personale?
«Il comunismo non è mai nato. Nessun progetto politico ha mai realizzato gli ideali del comunismo, solo dittature che hanno finito per calpestare le libertà e i diritti dei cittadini. Non credo comunque che il comunismo, che ha tra i suoi principi fondativi l’abolizione della proprietà privata, possa coesistere col capitalismo. Ad ogni modo è bene essere chiari: non sono necessari i principi del comunismo per corregge le storture del cosiddetto capitalismo selvaggio, basterebbe una politica che fa il proprio mestiere e che sa dare delle regole chiare e farle rispettare. Il problema sta lì, non nel capitalismo in sé».

Una volta la destabilizzazione si faceva con le bombe e le pistole, oggi la destabilizzazione sembra correre lungo i media attraverso i gossip, il discredito, gli scandali sessuali… Se gli anni di piombo furono caratterizzati da uno stile “rosso” (marxista) questi anni sembrano piuttosto caratterizzati da uno stile “anglosassone” (americano) che da sempre ha preferito la tecnica dello scandalo sessuale o del discredito personale per destabilizzare ed eliminare personaggi scomodi. Nulla da dire in proposito?
«Meglio uno scandalo che un attentato o una gambizzazione. E comunque negli Stati Uniti, nonostante tutto, c’è ancora un dibattito politico basato sui contenuti, cosa che da noi adesso manca».

FABRIZIO ULIVIERI

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