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***L’editoriale***
NON E’ UNA LOGGIA, MA POLITICA DEVIATA
di ALDO TORCHIARO

luglio 20, 2010 di Redazione 

L’abbiamo, anche noi per comodità comunicativa, definita la P3, o la nuova P3. Ma, scrive la grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana, della massoneria, in senso ampio, la cricca di Verdini, Carboni e compagnia ha ben poco. Non c’è un disegno ideologico – anche se si potrebbe obiettare che non ce n’è bisogno, perché quello “originale” è già in via di realizzazione e si richiedono solo piccoli aggiustamenti – non c’è traccia di massoni. E’ una questione linguistica ma il linguaggio, come la comunicazione, non è forma; è (la definizione della) sostanza. Che nel caso della comunicazione si compie con il compimento della sostanza, e dunque una veramente buona sostanza non prescinde mai, naturalmente, da una buona comunicazione. E non c’è una vera presa d’atto senza un linguaggio adeguato. In questo caso, si rischia addirittura di ridimensionare un fenomeno: perché, è sempre la tesi del nostro Torchiaro, non c’è una loggia ma, molto peggio, un’intera classe dirigente che – come già emerso negli ultimi anni grazie alle inchieste di Rizzo e Stella e come palesato anche dagli scandali che hanno immediatamente preceduto questo – agisce per fare il proprio tornaconto, dalla postazione di potere pubblica e dunque sfruttando il potere che noi le abbiamo concesso perché facesse il bene di tutti gli italiani e del Paese e, contemporaneamente, mancando di assolvere a questo compito, e dunque peggiorando sia attivamente sia passivamente le condizioni dell’Italia. E – fuor di ogni demagogia, è un dato di fatto – con i nostri soldi, dunque completamente a discapito nostro. Una questione morale che va oltre singole «cassette di mele marce» e che, riconducendoci al discorso che abbiamo sviluppato ieri sera rispetto alla lotta alla mafia, richiede uno sforzo della politica italiana e del Paese onesti e responsabili per espellere questo germe dal corpo, sano, dell’Italia e consentire al Paese di tornare a camminare a busto retto e a testa alta. Guarendo così anche da tutte le (altre) malattie. L’editoriale di Torchiaro, dunque, all’interno.       

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

Una gigantesca balla percorre, attraversa e riveste interamente la stampa italiana. La gigantesca impostura è che una super loggia segreta, viene detto riferendosi al vocabolario massonico, stia venendo allo scoperto. Le sue ramificazioni inquietanti starebbero portando alla luce un disegno oscuro, una trama minacciosa tra poteri deviati. Peccato che di questo bel giallo – perfetto per l’ombrellone – agli atti dei magistrati figuri poco.

Intendiamoci: è vero, con l’arresto del faccendiere Flavio Carboni è emersa – ancora solo parzialmente - una associazione tra affaristi senza scrupoli che operava per corrompere funzionari pubblici, politici e magistrati. Una cricca potente e senza riguardi che si muoveva dentro le istituzioni come nella cucina di casa propria. Ma l’artificio con cui all’unisono si è deciso di mascherare il sodalizio – chiamandolo P3 – non va verso l’indirizzo esatto degli interessati. Si ha anzi la sensazione che potrebbe finire per confondere le acque, mischiando elementi veri e crudi con l’ombra di trame immaginifiche, costruendo sull’eterna passione per il complotto un infingimento inutile, se non dannoso per la verità.

In Italia non una ma diverse cricche di potere operano da sempre a proprio diretto beneficio. Sodalizi basati sull’arricchimento personale, sull’agevolazione reciproca e sull’uso spregiudicato delle proprie relazioni sono, fuori dall’ipocrisia, molto meno rari e improbabili di quanto si pensi. In passato il Paese ha dovuto fare i conti con progetti eversivi e in un singolo caso, quello della P2, con quello elaborato da una loggia massonica deviata, i cui componenti furono aggregati da Licio Gelli intorno ad un progetto di “rinascita nazionale” tendente a indebolire la democrazia stessa. Oggi c’è tutt’altro.

Finanzieri, mediatori, banchieri, traffichini e un vasto sottobosco politico bipartisan che sgomitava per lucrare su ogni possibile operazione, gara d’appalto, commessa pubblica. C’è un disegno ideologico, dietro? No. E la massoneria c’entra ancor meno: nessuno dei nomi coinvolti, pur numerosi, ne risulta affiliato. E allora perché non chiamare le cose con il loro nome? L’agenda di Carboni fornisce i nomi di una rete ben più vasta e inquietante di una qualche “loggia”: ci parla della degenerazione sistemica di una intera classe dirigente, una nomenclatura degradata nella sua autoconservazione e tanto arrogante da ritenersi al di sopra della legge.

ALDO TORCHIARO

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