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A Palermo ecco Italia che batterà la mafia Fini: ‘L’eroe è chi si sacrifica per lo Stato’ L’applauso delle agende rosse di sinistra Donadi: “Ora ripulire la nostra politica” Questo è il Paese onesto e responsabile

luglio 19, 2010 di Redazione 

Lo straordinario pezzo del capogruppo di Italia dei Valori che state per leggere parla della fatica di uno Stato tradito da alcuni suoi membri nella lotta contro la criminalità organizzata. «La mafia è un fenomeno umano e come tale finirà», diceva Giovanni Falcone. Ma rimane in vita se il fronte di chi lo deve sconfiggere presenta delle incrinature, dalle quali passa ossigeno vitale per i boss. Dunque le parole di Falcone non sono più attuali?, si chiede Donadi. E la tentazione di rispondere di sì c’è per tutti, non c’è dubbio. Ma poi ti ricordi che ad aprire quelle incrinature è davvero solo una particina del nostro Paese. Che l’unione delle forze oneste e responsabili, di destra e di sinistra, espellerà dalla politica italiana. Ricompattando così il muro che dobbiamo all’impegno di Falcone e Borsellino. Fini, da una parte. I Democratici dall’altra. Non è tanto una questione di larghe intese. E’ questione di una grande convergenza democratica e nazionale, nel solco, peraltro, dell’eredità di Almirante e Berlinguer. Una destra e una sinistra al servizio del Paese possono vincere la mafia. Oggi. Gli applausi al coraggio del presidente della Camera sono lì a testimoniarlo. Il problema analizzato come mai prima, dalla grande penna di Donadi. All’interno.

Nella foto, Fini, a sinistra, e Salvatore Borsellino a destra

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di MASSIMO DONADI*

Nel giorno dell’anniversario della strage di via D’Amelio, il giorno del ricordo, del dolore ancora vivo, dell’onore alla memoria di Borsellino, che infaticabilmente ha portato avanti la sua battaglia in difesa dello Stato di diritto, fino a pagare con la vita, mi tornano in mente le parole del suo collega, altrettanto infaticabile nella lotta alla criminalità organizzata: “La mafia non è affatto invincibile, è un fatto umano e come tutti i fatti umani ha un inizio ed avrà una fine”.

Questo concetto mi rimbomba in testa da giorni, tra l’ostinata e incontrollabile volontà di credere alle parole del giudice Falcone e l’amara consapevolezza che questo concetto diventi anno dopo anno più lontano.

Sono passati diciotto anni dalla terribile strage di Via D’Amelio, da quella di Capaci, sono passati diciotto anni da quando un profondo conoscitore del complesso fenomeno della mafia diceva, credendoci, che essa sarebbe finita. Ebbene oggi Nicola Gratteri, procuratore aggiunto della Repubblica del tribunale di Reggio Calabria, da sempre protagonista nella lotta alla ‘ndrangheta, sotto scorta dal 1989, dichiara, in un’intervista pubblicata dal Corriere della sera pochi giorni fa, che “la ‘ndrangheta finirà quando non ci sarà più l’uomo sulla terra”. Ed ecco che la convinzione di Falcone diventa ancora più lontana dal concretizzarsi. Non sono solo le durissime parole di un altro magistrato impegnato in prima linea nella difesa della legalità a dimostrarlo, sono i fatti. Purtroppo, a diciotto anni di distanza, la battaglia intrapresa da Falcone e Borsellino non è ancora stata vinta. Quelle durissime ferite inflitte dalla mafia allo Stato non sono state ancora sanate e forse mai come adesso si è presentato il rischio che mafia, ‘ndrangheta e criminalità organizzata diventino vincenti sui territori.

Oggi più che mai si avverte la minaccia che questo accada, oggi più che mai c’è il serio pericolo che i rapporti tra politica e criminalità organizzata non solo vengano fatti salvi, ma si diffondano a macchia d’olio sotto la sabbia dell’omertà. In un Paese in cui illustri esponenti della maggioranza e del governo esultano e cantano vittoria per la sentenza Dell’Utri, solo perché assolto per i reati successivi al ’92, viene il dubbio che non ci sia da parte dello Stato la seria volontà di combattere i fenomeni legati alla criminalità organizzata, né di fare luce su quelle stragi che oggi ricordiamo.

In un Paese in cui esponenti della coalizione al governo, sostengono che la mafia è un problema del Sud, mi riferisco alla Lega, sorge il dubbio che, se nel Paese non si cambia radicalmente mentalità e non ci si prefiggono obiettivi precisi e costruttivi, quella battaglia che Falcone e Borsellino hanno portato avanti fino alla morte non potrà mai essere vinta.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo di Italia dei Valori alla Camera

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