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***L’editoriale***
IL PD RISPONDA CON LA POLITICA VERA
di CRISTIANA ALICATA

luglio 19, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il giornale ascoltato ai massimi livelli della nostra politica. Gianfranco Fini legge quotidianamente (o leggono per lui i suoi collaboratori) il Politico.it. Civati, uno dei giovani rampanti Democratici, in un editoriale su l’Unità ha usato un binomio – «lealtà e responsabilità» – come ricetta da offrire al Paese che “ricorda” molto il nostro onestà e responsabilità, del resto “buono” per tutta la politica italiana e non solo per il centrosinistra, che è giusto trovi le sue più specifiche declinazioni. E potremmo continuare con gli esempi. Siamo on line da un anno e mezzo e la politica italiana, quella vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia, passa di qui. Perché? Il motivo è semplice: la grande visione del giornale della politica italiana, in grado di offrire nei fatti quella «narrazione» del domani di cui tutti parlano per titoli ma che nessuno, tranne noi, ha saputo finora sostanziare in disegni concreti. E questo del resto è il nostro compito: contribuire in maniera decisiva a costruire il domani dell’Italia, rifondando la nostra politica sui valori condivisi dell’onestà e della responsabilità nel solo interesse del Paese. Si trova perfettamente a proprio agio nella nostra linea anche questo editoriale – gli editoriali, lo sapete, sul nostro giornale, come nella tradizione dei grandi quotidiani americani, esprimono posizioni che non corrispondono necessariamente alla nostra linea e che possono persino, in parte, metterla in discussione, perché noi vogliamo il bene del nostro Paese e non il nostro bene (se non nella misura in cui coincide con il primo) e dunque aspiriamo a raccontare, su queste pagine, il meglio per il futuro dell’Italia, indipendentemente da dove provenga; ragion per cui è necessario il confronto. Da cui anche uno straordinario giornale che va oltre gli steccati della destra e della sinistra, provando a far convivere (?) il meglio, nel solo interesse dell’Italia – della giovane scrittrice romana. Alicata che, riprendendo un must de il Politico.it, chiede ai Democratici di rispondere al continuum del disfacimento morale del governo con, appunto, la politica vera, dando risposte reali agli italiani. Una posizione che, come potete ben capire, non ci può che trovare in sintonia. Anche se, di fronte agli scandali che stanno lambendo quello che in fondo è pur sempre il nostro, governo, avremmo voluto un’opposizione più capace di far pagare politicamente questo a chi è responsabile, anche per rifar maturare la giusta capacità di indignazione in tutti noi. L’editoriale di Alicata comunque. Buona lettura e buona politica sul giornale della politica italiana.

Nella foto, Cristiana Alicata

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di CRISTIANA ALICATA*

Questo governo è un gran pasticcio. Un pasticciaccio brutto, coacervo di malaffare che dal sud ha risalito il nord (ora in evidenza nel pavese, ma non una novità per chi legge Saviano da anni) e di xenofobia delirante al nord (di cui il sud non è immune vedi Rosarno dove le due cose si sono mischiate trivialmente). Quelle due parti sono mal compensate dal desiderio di una destra etica facilmente leggibile ed apprezzabile (per gli amanti dell’alternanza e della democrazia). Bossi e Berlusconi sono la faccia della peggiore Italia, non ne sono i responsabili, ne sono solo i rappresentanti.

Da mesi, da anni, in questo impero quindicinale, non facciamo che immaginare un Bossi illegale e un Berlusconi pure, plaudendo alle azioni giudiziarie che ormai sono di quotidiana lettura.

Tutta la nostra opposizione, giusta, corretta, doverosa, a volte tradita (vedi tentativi di dialogo, vedi la Bicamerale, vedi la mancanza di soluzioni nell’ultimo governo Prodi del conflitto di interessi) si è concentrata sulla richiesta di legalità, di etica, di rispetto delle istituzioni, di uguaglianza davanti alla legge.

Tutto il loro governo si occupa solamente di mantenere salda una posizione che più che di potere sembra ormai essere divenuta di difesa.

Parlando con gli imprenditori, con quella parte d’Italia poco ideologica e precaria che ha creduto al sogno berlusconiano, ci si rende conto di quanto le istanze liberiste e liberatorie, anticorporativiste e antipolitiche siano state tradite, vilipese, umiliate.

Cosa dobbiamo fare adesso? Continuare a chiedere dimissioni, continuare a chiedere democrazia, libertà di stampa, atteggiamenti etici? Siamo sicuri che sia la strada giusta e che invece tutto questo non ci stia trascinando su un terreno che alimenta solamente l’astensione elettorale? Gli elettori, quelli lontani dalla vita di partito, quelli che lo hanno votato fin ora, è una scusa che copre la nostra incapacità a governare.

Dove è finita la politica?

Berlusconi è furbo. Risponde e risponderà che non ha avuto e non ha tempo di occuparsi dei problemi del Paese perché contro di lui c’è un complotto comunista.

Allora fidiamoci anche noi della giustizia, lasciamole fare il suo corso. Lui non si farà processare nemmeno se faremo scendere in piazza 3 milioni di persone (nemmeno 10 di milioni) che ne chiedono le etiche e doverose dimissioni, cosa che accadrebbe in qualsiasi Paese al mondo (democratico).

Sfidiamolo, oggi che siamo in preda ad una crisi profondissima economica e sociale, a parlare solo di questo. Sfidiamolo a proporre una via d’uscita, cosa che non ha, non sa, preso da totale impreparazione nei confronti dei problemi degli altri. Le fabbriche chiudono. Non quelle famose. Quelle piccole piccole. Una per una. I negozi. Le attività. Le speranze. Si stanno abbassando le saracinesche sul futuro del Paese.

Diciamo, chiaramente, che un premier così occupato dalle proprie vicissitudini (sue e di tutti i suoi amici) sta facendo andare il Paese alla Malora. Parliamo noi di piano anti-crisi, facciamo intendere che possiamo averla questa benedetta fiducia.

E’ proprio adesso che il castello di carte si sta smontando, noi non teniamoglielo in piedi, radiamolo al suolo con la politica, quella vera. Con la proposta di un Piano Energetico, di un Piano Economico e di un Piano Lavoro e di un Piano Scuola e di un Piano Diritti. Mentre lui si barcamena, noi fischiettiamo con in mano un programma. E’ quello che vuole l’Italia.

Smettiamo di fare tattica e passiamo alla strategia. Subito.

CRISTIANA ALICATA

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