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Confronto tra destra italiana e britannica Ecco una grande inchiesta in sei puntate 1 – Il neoconservatorismo della Thatcher

luglio 18, 2010 di Redazione 

Differenze e punti di contatto con gli altri movimenti conservatori europei. A cominciare da quello inglese. Un grande speciale del giornale della politica italiana per capire la destra di oggi. La firma è di Gabriele Federici. In questa prima puntata sco- priamo come il movimento neocon nasca proprio in Gran Bretagna, protagonista in/il discusso primo mi- nistro del braccio di ferro con i sindacati. Buona let- tura e buona politica con il giornale della politica italiana.

Nella foto, Margaret Thatcher

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di Gabriele FEDERICI

La Gran Bretagna e l’Italia sono due paesi agli antipodi. La collocazione geografica delle rispettive entità statali costituisce una delle tante realtà sintomatiche di questa differenza. Il lavoro, il mangiare, il bere, il vestire, dove e come trascorrere le vacanze: gli Italiani e i Britannici sono differenti. Non sono pregiudizi, oppure semplici generalizzazioni, quanto piuttosto un’effettiva realtà riscontrabile anche dal viaggiatore più superficiale. Le esperienze storiche e filosofiche d’oltremanica testimoniano la particolarità giurisprudenziale e politica del Regno Unito, così come le contingenze delle epoche passate e la particolare posizione della nostra penisola nel Mar Mediterraneo hanno contribuito all’evoluzione storico politica dell’Italia.

Il sistema politico italiano e quello britannico traggono origine da dottrine politiche differenti e sviluppi sociali ed economici propri. L’odierna polarizzazione destra/sinistra che caratterizza gli attuali scenari politici democratici contemporanei può essere intesa come uno strumento paradigmatico capace di sottolineare, a sua volta, le diversità, nonché le analogie tra la Perfida Albione e il Belpaese.

A partire dagli inizi degli anni ’80 si è assistito in Europa occidentale alla nascita di un nuovo movimento politico proveniente dalle file dei partiti di destra: il cosiddetto “movimento neoconservatore”.

Nato in Inghilterra alla fine degli anni ’70 come reazione alla politica keynesiana, all’era collettivistica e alla crescita del welfare system, il movimento neoconservatore si diffuse in molti altri paesi dell’Europa occidentale.

La genitrice di tutto ciò può essere riscontrata nella figura dell’allora premier britannico: Margaret Thatcher.

Se è vero che la Thatcher era autoritaria e poco misericordiosa, e difendeva con fastidiosa intensità gli interessi particolari del Regno Unito, è pur vero che soltanto lei ha avuto il coraggio di dire alla nazione quello cui mai un primo ministro non aveva osato minimamente accennare.

Prima di tutto, che la Gran Bretagna aveva vinto la Seconda Guerra Mondiale, ma era come se l’avesse persa. Nel 1945, povera e stremata, aveva smesso di essere una grande potenza: a quel punto doveva diventare qualcos’altro. Con i suoi metodi rigidi, la Iron Lady ha costretto il Paese a guardare onestamente la realtà. Gli ha insegnato che non è vergognoso, per uno dei più grandi imperi della storia, competere con la Corea del Sud nella produzione di posate da tavola; che per un operaio voler acquistare la casa non è un’infamia, come sostenevano i laburisti, ma una scelta di buon senso; che aver battuto i nazisti, per venir poi sconfitti dai sindacati non è soltanto folle, ma è ridicolo.

A distanza di circa 4 anni dalla fine dei governi Thatcher, il movimento neoconservatore sembra diffondersi anche in Italia con la nascita e il successo elettorale della “nuova destra” italiana alle elezioni politiche del 1994. Sono passati 16 anni, ormai, dalla “discesa in campo” di Silvio Berlusconi. La creazione di Forza Italia, prima, quindi la nascita del Popolo della Libertà, poi, hanno contribuito potentemente all’inserimento del verbo “neoliberale” nella dialettica politica italiana e al cambiamento stesso del panorama politico nostrano.

In tutti questi anni anche il conservatorismo britannico di matrice thatcheriana ha subito dei cambiamenti: nel particolare, esso ha dovuto stemperarsi dai suoi aspetti più crudi dovuti all’accettazione incondizionata del dogma del libero mercato, in vista della crisi economica corrente. L’artefice del presente restyling del “Partito Conservatore” è l’attuale premier britannico: David Cameron.

Il primo incontro fra il presidente del Consiglio e David Cameron è avvenuto verso la fine di giugno di quest’anno, poco prima dall’inizio dei lavori del G8 in Canada. Una bilaterale era in programma anche a margine del Consiglio europeo di metà giugno, ma l’incontro è poi saltato a causa del protrarsi dei lavori del summit di Bruxelles.

Le necessità e le specificità sociali, storiche e politiche della Gran Bretagna e dell’Italia sottolineano le caratteristiche dei rispettivi leader e dei loro governi. L’attuale crisi economica mondiale sta mettendo a dura prova le manovre di exit strategy di Londra e Roma, sottolineando le affinità ed evidenziando le differenze tra i due esecutivi.

1 – continua

Gabriele Federici

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