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P3, “Cesare” sapeva tutto: ecco le prove I carabinieri: “Ma “Cesare” è BerlusconiSillogismo: da Silvio ‘sì’ a piano eversivo

luglio 16, 2010 di Redazione 

Un pre- sidente del Con- siglio che sa che alcuni suoi sodali lavorano per corrompere i giudici della Corte costituzionale perché cambino il loro parere su una legge che, peraltro, serve a salvare lo stesso premier dai suoi guai giudiziari, e – quanto meno – non si oppone o, ancor più, non denuncia un simile tentativo o persino lo avvalla è un presidente del Consiglio fuori dal recinto costituzionale, che in quanto primo ministro deve dimettersi. Non ci sono giri da parole da fare sulla vicenda della nuova P2 che ha tentato di dare scacco matto alla nostra democrazia. Sono gli stralci dei verbali delle intercettazioni dei «quattro sfigati» che minacciavano (minacciano?) il nostro sistema democratico a portare alla luce il coinvolgimento del premier. Per ben 23 volte in totale si fa riferimento ad un “Cesare” che una nota dei Carabinieri ha indicato come pseudonimo di Berlusconi. Leggete cosa dicono di Cesare («Dobbiamo riferirgli», «Gli abbiamo riferito, è contento») e fatevi liberamente un’idea su quali responsabilità abbia attirato su di sé il capo del governo. di STEFANO CATONE

Nella foto, il presidente del Consiglio: ad un passo dal baratro(?)

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di Stefano CATONE

“Quattro sfigati in pensione”, “Gli interpreti di un film di Tognazzi”, di sicuro affiancati da una presenza tanto nell’ombra quanto evidente, stando alle intercettazioni. La presenza è quella di Cesare, “mio cugino Cesare vuole sapere”, secondo Arcangelo Martino, “mio nipote Cesare”, per Pasquale Lombardi.

La prima occasione in cui viene citato Cesare è il 23 settembre, giorno della riunione del gruppo di lavoro formato da Dell’Utri, Caliendo, Martone, Miller, Lombardi e Carboni a casa di Denis Verdini. Dalle telefonate risulta “dovranno svolgere il seguente compito afferente la prossima decisione della Corte costituzionale sul Lodo Alfano”, prevista per il 6 ottobre, in seguito posticipata al 7. “Abbiamo fatto un discorso per quanto riguarda la corte costituzionale… amm’ fa nu poc’ nà conta a vedè quanti sonn’ i nostri e quanti songo i loro, per cui se putimm correre ai ripar’, mettere delle bucature, siamo disponibili a fare tutto – spiega Lombardi a Caliendo – Poi ammo a vedè Cesare quanto prima”.

E anche se non lo vedono di persona, le notizie girano correttamente, come Carboni, in serata, racconterà a Martino: “Sì beh, soddisfattissimo. Credo che sia già arrivato nelle stanze di Cesare, i tribuni hanno già dato notizia”.

Passano i giorni, e bisogna cominciare a rendere conto dei risultati. Carboni, al telefono con Martino si dice “ansioso” perché avrebbe dovuto chiamare Marcello (Dell’Utri) e Denis (Verdini) “i quali mi chiederanno, allora s’è saputa qualche notizia? Che risposta do?”. Non lo sappiamo che risposta darà, ma sappiamo che il lavoro ai fianchi della consulta procede, e che, nei giorni successivi, cresce l’attesa per “i numeri”: “Denis, Marcello, io (Carboni, ndr), tu (Martino, ndr) e lui aspettiamo i numeri”, e Martino: “Siamo ottimisti. Glielo puoi dire, diglielo…”. “Diglielo a Cesare, che siamo…”. A Cesare glielo si può dire, il lavoro procede bene, e allora ci si può esporre nei confronti di Cesare.

Carboni e Martino proseguono parlando della candidatura di Cosentino: “Cosentino può proseguire, credo che sia bravo come candidato…”. “Denis è favorevole a questo… E poi chiamo anche Cesare, d’accordo?”. Già, bisogna sentire Cesare, prima.

Il 2 ottobre Cosentino telefona a Lombardi: “Io la settimana prossima mi incontro con Cesare lui è rimasto contento per quello che gli stiamo facendo per il 6 e allora giustamente ci deve dare qualche cosa e ci deve dare te e non m’ha scassa’ o’ cazz’”.

A dipingere “alla Tognazzi” tutta la vicenda ci pensano Dell’Utri, Carboni, Martino e Lombardi, al bar dell’Hotel Eden, in attesa della sentenza della Corte. Alle 18.20 li raggiunge telefonicamente Martone. La Corte ha bocciato il Lodo: “Noi nun comandamm’ manco o cazz’ cò sti quindici rincoglioniti”, “Che figura di merda, va…”.

Stefano Catone

Commenti

4 Responses to “P3, “Cesare” sapeva tutto: ecco le prove I carabinieri: “Ma “Cesare” è BerlusconiSillogismo: da Silvio ‘sì’ a piano eversivo

  1. lauro on luglio 17th, 2010 23.02

    Buttate fuori la P3 e tutti i suoi accoliti Cesare “Silvio berlusconi” conoscevano tutto

  2. francesco on luglio 18th, 2010 09.38

    arritirativi….. e scrivete cose senzate…

  3. PierRinaldo on luglio 18th, 2010 09.50

    Nom ce di che meravigliarsi: Berlusconi, alias Cesare era nella P2, Cicchitto era nella P2 e così via. Il disegno della é2 era distruggere lo stato democratico per sostituirlo con uno stato autoritario. Per farlo non si esita a servirsi di “cosa nostra” (più che altro cosa loro) per creare uno stato di caos e di paura a mezzo stragi per poi impadronirsi del potere col consenso di quella metà di popolo gaglioffo che vota bovinamente senza aver capito niente ben condito dall’oppio televisivo gestito dal solito Cesare e dalla sua corte di lecchini, corrotti e corruttori.
    In conclusione la P3 non esiste, ma continua ad esistere e funzionare la P2 dei soliti noti, con il valido supporto di “cosa loro”

  4. lupo on luglio 18th, 2010 12.17

    ,,,e cosa aspettano a metterli tutti in galera?????’

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