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La fine di un impero (?)/1. Pdl travolto dagli scandali di G. Lerner

luglio 15, 2010 di Redazione 

La pubblica opinione non lo percepisce (ancora), ma in un altro Paese tutto quanto vi abbiamo raccontato in questi giorni – case comprate da altri a propria insaputa, P3, l’ndranghe- ta, la camorra di Cosentino – sarebbe stato motivo sufficiente per rimettere in discussione la permanenza in carica di qualsiasi governo. Qui non succede per due ragioni: ci siamo abituati (anche “grazie” all’azione anti-culturale del presidente del Consiglio); e, in questo contesto, manca qualcuno che solleciti e riaccenda il naturale sentimento di indignazione. L’unica opposizione – necessariamente edulcorata per la ragione che ora vedremo nel definirla, e nondimeno più incisiva di quella “vera” (?) – è rappresentata dalla componente finiana, che fa il proprio dovere di forza onesta e responsabile in un partito attraversato dai peggiori scandali. Il centrosinistra fa sentire (?) solo timidamente la propria voce per far notare che, certo, tutto questo è molto riprovevole. Naturalmente questa (?) voce tonante di Bersani non cambia la percezione degli italiani. Ma per quello basterà attendere un po’: la previsione del conduttore de L’Infedele è che gli scandali continueranno – ma cosa accadrà se verrà approvato il ddl intercettazio- ni? Altra evidenza di come l’unica motivazione per cui il presidente del Consiglio lo vuole approvare è evitare che tutto questo, a partire dal proprio, venga alla luce – e sarà troppo anche per questo governo, anche in questo Paese (attuale). A quel punto si porrà il problema di dove andare a cercare la tanto decantata, sì, ma poco realizzata alternativa. Il commento di Gad sulla fine del Popolo della Libertà, a cui seguirà, più tardi, un secondo commento sulle responsabilità politiche del suo leader.

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Il Popolo della libertà non esiste più perché se n’è disciolta innanzitutto la leadership. I vari pescecani entrati in politica per arricchirsi e dominare un territorio, si sono resi conto che Silvio Berlusconi non comanda più come una volta. Se non forse su una cerchia ristretta di ministre e ministri privi di consenso autonomo.

Siamo già nel post-berlusconismo. Il prossimo a doverne prendere atto sarà Denis Verdini, una sorta di Previti o Dell’Utri – il capo ha sempre avuto bisogno di avere accanto personaggi simili – ma tardivo e di provincia.

Il disfacimento del governo arriverà dopo l’estate come presa d’atto di una catena di scandali insostenibile. Ma vi rendete conto del modo in cui la ‘ndrangheta sosteneva in Lombardia il vice-coordinatore del Pdl, Giancarlo Abelli, e sua moglie Rosanna Gariboldi, già finita in gattabuia, senza che sia venuta dall’alto la minima presa di distanza nei loro confronti? Il sole di luglio sta sciogliendo il Pdl. I partiti non si creano dal predellino di un’automobile. E l’abuso della parola popolo produce solo impopolarità.

GAD LERNER

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