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Persino l’Onu boccia il ddl intercettazioni ‘Missione in Italia per la libertà di stampa’ Ecco tutto ciò che non avremmo saputo

luglio 13, 2010 di Redazione 

Se la cosiddet- ta legge bavaglio venisse approvata, «può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione da voi». A dirlo non è né un esponente dell’opposizione né un illiberale di sinistra; è un portavoce dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, preoccupato per la deriva che la democrazia rischia di prendere dopo il 29 luglio, quando il ddl passerà in discussione alla Camera. Ma perché, e ci rivolgiamo in particolare ai nostri lettori che ancora non ne sono convinti, tutto il mondo democratico ritiene di intervenire per cercare di fermare una legge che in fondo, praticamente, non lo riguarda in modo diretto? Lo fa per una reale preoccupazione proprio per quella stessa libertà brandita da chi tenta di difendere la legge, messa in discussione da una limitazione della libertà di stampa (se non siamo a conoscenza di tutto, siamo meno liberi, perché le nostre decisioni sono figlie di una visione “selezionata” da altri che determina le nostre “scelte”), e per il rischio che la criminalità, più o meno organizzata, più o meno “politica”, possa dilagare a discapito e a spese di tutti noi. Le ultime vicende tra politica e giustizia venute a galla in questi giorni, ad esempio, se la legge bavaglio fosse stata in vigore non sarebbero state portate alla nostra conoscenza, e sia il tentativo di influenzare le decisioni e persino le nomine dei giudici – quindi altro che legge uguale per tutti – sia la connivenza con l’ndrangheta, per cui alcuni nostri rappresentanti favorivano la criminalità organizzata con i nostri soldi a discapito delle nostre libertà, sarebbero potute bellamente proseguire, alle nostre spalle. Per chiarirci ancora meglio le idee, ricostruiamo le due vicende e il ruolo, nel loro disvelamento, dello stru- mento delle intercettazioni. di STEFANO CATONE

Nella foto, Denis Verdini

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di Stefano CATONE

Questa volta, l’argomento della “politicizzazione” della sentenza difficilmente potrà funzionare. A bocciare il disegno di legge sulle intercettazioni sono le Nazioni Unite. L’organizzazione internazionale, tramite Frank La Rue, relatore speciale sulla libertà di espressione, fa sapere che il disegno di legge così com’è non va, che è necessario “abolirlo o modificarlo”, perché “se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia”.

La Rue evidenzia come il disegno di legge in questione, che si pone l’obiettivo della tutela della privacy, “nella sua forma attuale non costituisce una risposta adeguata a tali preoccupazioni e pone minacce per il diritto alla libertà di espressione”. L’appello è quindi per una modifica sostanziale, con un invito al governo ad “impegnarsi in un dialogo significativo con tutte le parti interessate, in particolare giornalisti e organizzazioni della stampa, per garantire che le loro preoccupazioni siano prese in considerazione”.

L’Onu annuncia inoltre la possibilità che nel 2011 si svolga una missione internazionale in Italia, per verificare quale sia lo stato della libertà di stampa e di espressione nel nostro Paese.

Massimo Donadi fa eco alla condanna: “Ci domandiamo cosa aspetti ancora questa maggioranza a prendere atto che, per seguire i deliri senili anti-giudici e anti-stampa di Berlusconi, sta mettendo a rischio la sicurezza e la credibilità del Paese”, mentre il portavoce Pdl Capezzone rispedisce le accuse al mittente: “Da antico e convinto militante dei diritti umani e civili troverei utile che i funzionari dell’Onu dedicassero il loro tempo a contrastare le dittature, che troppo spesso dettano legge, o trovano comunque sostegno e copertura, anche nei comportamenti del Palazzo di Vetro. E’ invece paradossale che si entri nei processi legislativi di uno Stato libero e democratico”.

Il nostro ministro degli Esteri, Franco Frattini, si dice “sconcertato e sorpreso”, e invita l’Onu a leggere la proposta di legge prima di criticarla.

La condanna dell’Onu non avrebbe potuto essere più tempestiva, essendo rimbalzata sui mass media a poche ore di distanza dall’annuncio del maxi blitz anti ‘ndrangheta portato a termine dalle forze dell’ordine.

Trecentroquattro arresti in tutta Italia, dalla Calabria a diverse località del nord Italia, e le accuse comprendono gravi reati quali associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione traffico di armi e stupefacenti. Le indagini, condotte dalle procure distrettuali antimafia di Milano e Reggio Calabria, confermano le infiltrazioni della ‘ndrangheta nel tessuto politico, amministrativo e commerciale dell’Italia settentrionale. Il sistema criminale sarebbe stato battezzato dai suoi creatori col nome “La Lombardia”.

E proprio dalla procura del capoluogo lombardo, guidata da Ilda Boccassini, si è giunti al coinvolgimento nelle indagini di Pietro Trivi, assessore comunale di Pavia, e di Antonio Oliviero, ex assessore della provincia di Milano. Tra gli arresti, anche quello di Pino Neri, capo della ‘ndrangheta lombarda, accusato di aver indirizzato voti – su indicazione di Chiriaco, direttore sanitario della Asl di Pavia – a favore di Giancarlo Abelli, deputato PdL, che risulta però estraneo ai fatti.

Il tempismo dell’Onu, dicevamo, si ricollega al fatto che le intercettazioni sono state uno strumento fondamentale nella conduzione di tali indagini, proprio quelle intercettazioni che il disegno di legge vorrebbe limitare.

Solo alcuni giorni fa, a margine di un’altra inchiesta, sempre Boccassini rilevava le difficoltà incontrate nel nord Italia: “Sono tantissime le vittime, ma nessuno ha denunciato. Nel Sud c’è una speranza, nel Nord non c’è la disponibilità a usare lo strumento della denuncia”, e da ciò, dalla necessità di rompere il muro del silenzio, deriva l’importanza delle intercettazioni.

Tra le prime intercettazioni rivelate, quella riguardante le “talpe”: uno dei quattro carabinieri arrestati a Rho per concorso esterno in associazione mafiosa sembra che “se la passa bene, basta che ne ha la mancia e gli fa sapere tutto: ogni volta che gli porta una notizia, spende mille, duemila, addirittura tremila euro”.

Nel frattempo si ammassano altre nubi che, al di là del nodo politico, alimentano i sospetti sulle motivazioni alla base del disegno di legge sulle intercettazioni: Italo Bocchino è tornato nuovamente sull’inchiesta sull’eolico, “questa inchiesta al di là dei profili penalmente rilevanti che appaiono essere deboli rispetto a un’accusa così complessa, pongono a Berlusconi un problema di opportunità circa la presenza di Verdini al vertice del partito, così come c’è un problema di opportunità sulla presenza di Cosentino al governo e alla guida del Pdl in Campania”.

Tra gli indagati risultano Cosentino, appunto, e Dell’Utri. A casa di Verdini si sarebbe tenuta, il 23 settembre 2009, un cena durante la quale si sarebbe progettata un’azione per avvicinare i giudici della Corte Costituzionale, che a breve si sarebbero pronunciati sul Lodo Alfano. A guidare le operazioni l’imprenditore sardo Flavio Carboni.

“E’ invece paradossale che si entri nei processi legislativi di uno Stato libero e democratico” è stato il commento di Capezzone al pronunciamento dell’Onu, abbiamo detto. Condivisibile nei principi, ma da rivedere, stando ai fatti.

Stefano Catone

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