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Dalla finale Mondiale alla politica italiana “Furbizia non può (mai) fermare i più forti quando più forti incominciano a giocare” Crespi: grande lezione di Spagna-Olanda

luglio 12, 2010 di Redazione 

Ieri l’en- nesima pioggia (un vero e proprio tifone) di accessi, sul giornale della politica italiana, grazie al pezzo di Guzz sul ruolo dei servizi segreti russi nella tragica morte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Oggi siamo tutti un po’ inebriati dalla sbornia per l’ultimo atto del Campionato del Mondo, fatto sportivo, certo, ma non solo. Lo sport di per sé è una grande scuola di vita. E quando la vetrina è quella di un’attenzione planetaria, può avere un ruolo decisivo per la vita di centinaia di migliaia di giovani. Permetteteci, dunque, per una volta, di aprire così. Un doppio momento a cavallo tra nostra politica (e non solo) e pallone, politique politicienne (ma sempre orientata al futuro del Paese) e politica vera, quella fatta di cultura (politica), visione e scelte concrete (di fondo) per il futuro dell’Italia (e, ancora, non solo). Pensate a cosa sarebbe potuto accadere se la finale tra Spagna e Olanda avesse lanciato il messaggio, come pareva poter fare dopo i primi 45 minuti, che nello sport, e dunque nella vita, si può vincere facendo i “furbi” e magari anche compromettendo le situazioni e persino le vite degli altri. Un’Olanda inferiore alle Furie rosse, e dunque “costretta” (si fa veramente per dire) a cercare altre strade da un confronto tecnico leale e alla pari con gli spagnoli, che sceglie la strada peggiore di tutte: quella dell’aggressione, portata alle estreme conseguenze – da De Jong – di un’entrata a gamba tesa con i tacchetti sullo sterno di un avversario – Xavi Alonso – che rischia di fare molto male davvero. Una Spagna così, inevitabilmente, intimidita. Ma alla fine, scrive l’ex spin doctor del presidente del Consiglio sul giornale della politica italiana, l’intelligenza, la tecnica, la classe, il talento hanno la meglio, e i più forti si laureano Campioni del Mondo. Una grande lezione di vita, per tutti noi, che infonde coraggio a tutte le persone oneste e responsabili del nostro Paese, e non solo. Yes we can, ripetiamo ancora. Cominciamo dalla politica italiana. di LUIGI CRESPI

Nella grafica, Luigi Crespi

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di LUIGI CRESPI

Vincere un Campionato del Mondo non è solo una cosa che tocca lo sport, è un evento che rappresenta e mobilita un intero popolo, capace di cambiare il Pil di un di un’intera nazione.

Dà gioia, una gioia diffusa e collettiva e noi italiani lo sappiamo bene. Io ho la fortuna di avere provato questa gioia, ed anche se non sono un appassionato di calcio è dal 1978 che non me ne perdo uno.

Dalla partita di ieri sera ricavo però una lezione ulteriore: vince chi gioca e chi gioca sul serio come ha fatto la Spagna e non chi picchia gli avversari e cerca di sfruttare le occasioni. Non si può diventare Campioni del Mondo per puro opportunismo. L’astuzia non può fermare i più forti quando i più forti giocano sul serio.

Una bella lezione soprattutto per i giovani che si affacciano allo sport e non solo e devono cercare di sviluppare il talento come perno della loro azione, in campo come nella vita.

Poi sono contento che ha vinto la Spagna, un Paese che ha saputo trovare una sua identità anche al di fuori del calcio.

LUIGI CRESPI

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