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Diario. La “casta”? Ve la siete voluta voi Primo: in Sardegna eversione-corruzione Ma avete sprecato l’occasione (di) Soru E poi un’altra legge per fermare processi Votate (solo) l’onestà e la responsabilità

luglio 9, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. E’ la giornata giusta: (altri) giornalisti italiani scioperano per evitare che il ddl intercettazioni neghi ai cittadini il diritto di essere informati su ciò che viene fatto alle nostre spalle e a nostro danno. Negando così ai cittadini il diritto di essere informati sugli sviluppi dell’inchiesta sull’eolico sull’isola che porta alla luce una superloggia che avrebbe trafficato, oltre che per ottenere appalti per sé, anche per corrompere giudici e piazzare Cosentino alla guida della Campania. E – tempismo (a rovescio) non casuale – sulla norma ad personam scoperchiata dalla brillante capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera Donatella Ferranti (ecco qualcuno da valorizzare, Democratici; nella foto) che comporta, tra il resto, la sospensione di sei mesi del processo Fininvest-Cir. Ovvero, negando così ai cittadini il diritto di essere informati su ciò che è stato ancora una volta fatto alle nostre spalle e a nostro danno. Il giornale della politica italiana offre ai propri lettori la visione d’insieme che non dovrebbe mai mancare nella lettura delle vicende della nostra politica. Così come non dovrebbe mancare nell’impostazione del futuro del nostro Paese. il Politico.it continuerà ad essere qui, ad assicurarla a voi, care lettrici, cari lettori, che volete capire cosa davvero sta accadendo nella nostra politica e contribuire a costruire, in modo insieme alto e concreto, sostenibile, il futuro dell’Italia. L’ampio e dettagliato racconto di queste vicende e molto altro, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Donatella Ferranti: 53 anni, magistrato

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di Ginevra BAFFIGO

Inchiesta sull’eolico in Sardegna. Una superloggia segreta guidata dall’imprenditore Flavio Carboni, tra settembre e ottobre 2009, prova ad avvicinare i giudici della Corte costituzionale allo scopo di influire sull’esito del giudizio sul cosiddetto Lodo Alfano. Questa l’accusa del gip Giovanni De Donato, che nell’ordinanza con cui ha disposto l’arresto per Carboni, Pasquale Lombardi (ex esponente della Dc) e Arcangelo Martino (imprenditore napoletano), indica come reato quello di “associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete”. «Una associazione per delinquere – scrive a chiare lettere il gip – diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti» caratterizzata «dalla segretezza degli scopi» e volta «a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali nonché degli apparati della pubblica amministrazione».

La ricostruzione dell’accusa parte dalla sera del 23 settembre dell’anno scorso, pochi giorni prima del giudizio della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, quando, secondo la tesi del gip, avvenne una riunione nell’abitazione romana del coordinatore del Pdl, Denis Verdini, con lo scopo di studiare una strategia di avvicinamento dei giudici della Consulta. All’incontro era invitato lo stesso Carboni, il senator Marcello Dell’Utri e il sottosegretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller, oltre ad Arcangelo Martino e Raffaele Lombardi. La contropartita chiesta dal trio lobbista è la candidatura di Nicola Consentino alla Regione Campania, come palesato in una telefonata di Lombardi allo stesso sottosegretario. Il tentativo di far passare il Lodo fallisce però miseramente: il 7 ottobre 2009 la Corte boccia il provvedimento, suscitando le ire di Carboni e Martino, che accusano Lombardi del fallimento e della perdita di credibilità nei confronti dei propri referenti politici, a partire da Verdini.

L’accusa però non si ferma a questo. Il Gip asserisce che tra la fine del 2009 e febbraio del 2010, in vista delle elezioni regionali, i tre arrestati si impegnarono al fine di ottenere la candidatura del sottosegretario all’Economia, Nicola Cosentino. Che però fu raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
I tre lobbisti cercarono quindi di favorire un rapido accoglimento del ricorso contro il carcere, facendo valere le conoscenze di Lombardi presso la presidenza della Corte di Cassazione. Lo scopo ovviamente era quello di recuperare la candidatura di Cosentino. Il ricorso fu tuttavia rigettato.
Al trio con a capo Carboni, non restava quindi, seguendo sempre la tesi del gip, che procedere con un’intensa attività diretta a screditare il nuovo candidato del Pdl alla presidenza della Regione Campania, Stefano Caldoro, nel tentativo di escluderlo dalla competizione elettorale, anche diffondendo all’interno del partito e su internet notizie diffamatorie sul suo conto. I tre arrestati hanno «sviluppato una fitta rete di conoscenze nei settori della magistratura e della politica – scrive ancora l’accusa – da sfruttare per i fini segreti del sodalizio e ciò anche grazie alle attività di promozione di convegni e incontri di studio realizzate tramite una associazione denominata “Centro studi giuridici per l’integrazione europea Diritti e Libertà”». Questa, sotto la gestione di Lombardi in qualità di segretario e di Martino di responsabile dell’organizzazione, è, scrive il gip, «di fatto finanziata e gestita in modo occulto da Carboni». Per il magistrato quindi i tre «approfittavano delle conoscenze per acquisire informazioni riservate e influire sull’esercizio delle funzioni pubbliche rivestite dalle personalità avvicinate dai membri dell’associazione».

Altri episodi sotto accusa sono il tentativo, a partire da luglio del 2009, di aggiudicarsi appalti per la produzione di energia eolica in Sardegna, le attività di interferenza nei confronti dei membri del Consiglio superiore della magistratura per la nomina, ad alcune cariche direttive, di magistrati graditi alla lobby, quali ad esempio Alfonso Marra, aspirante alla carica di presidente della Corte di Appello di Milano; le attività per influire sull’esito del ricorso presentato dalla lista Per la Lombardia del presidente Roberto Formigoni contro l’esclusione dalle Regionali; l’intervento su rappresentanti del ministero della Giustizia, dopo il respingimento del ricorso della lista Per la Lombardia, al fine di sollecitare un’ispezione straordinaria nei confronti dei magistrati del collegio che aveva esaminato il ricorso (tentativo fallito a causa dell’opposizione dei vertici del ministero).

Ma nel copioso fascicolo vi sono anche altri nomi: fra i tanti, anche l’attuale presidente della Regione, Ugo Cappellacci con l’accusa di abuso di ufficio e corruzione; ed ancora lo stesso Denis Verdini, che si dichiara estraneo alla vicenda malgrado l’accusa di riciclaggio e corruzione. Indagati anche Ignazio Farris, presidente dell’Arpas Sardegna, Franco Piga, presidente dell’Authority d’ambito territoriale sarda, e Pinello Cossu, consigliere provinciale di Iglesias.

La difesa di Carboni al momento si basa sul negare tutto. «Dopo averlo solo sospettato, la lettura dell’ordinanza di sociologia giudiziaria della Autorità giudiziaria di Roma dà conferma che il nulla probatorio emerso da mesi di indagine è sfociato in un arresto assurdo e ingiustificato, tra l’ altro nei confronti di un quasi ottantenne con esiti di patologie cardiache e infartuali, per un reato associativo che è la metafora della deriva delle inchieste giudiziarie di questo Paese» chiosa l’avvocato, Renato Borzone, difensore dell’imprenditore Flavio Carboni. «Nessuna prova di reati specifici – prosegue – ed allora si va alla ricerca di fattispecie associative addirittura risibili».

TUTTOBERLUSCONI. Mentre la magistratura svela l’intricata trama degli occulti equilibri del potere nel nostro Paese, il premier, a suo agio di fronte alle telecamere di Studio Aperto, difende le scelte dell’esecutivo. Parla della manovra, del ddl intercettazioni, affronta anche il tema delle tensioni interne al Pdl, e poi la ricostruzione all’Aquila e le proteste.
Ma il primo punto è convincere l’opinione pubblica della giustezza del ricorso all’ennesima fiducia, ora invocata per la manovra finanziaria: «È?stato un atto di coraggio. Se il governo dovesse andare sotto andiamo a casa». Esternazioni che trovano il suo omologo all’opposizione in pieno disaccordo: «Non mi si parli di coraggio dopo 33 voti di fiducia», contesta Bersani a margine di un convegno a Roma, «questo significa avere paura non coraggio».

Il premier ha scelto l’arena giusta. Nella lunga intervista non viene interrotto se non ad esaurimento del tema. E così alla domanda sul ddl può rispondere in tutta tranquillità. Alla vigilia della giornata del silenzio indetta dalla Fnsi contro la «legge bavaglio», il presidente del Consiglio torna a difendere la sua creatura: «È una legge sacrosanta. Ricalca un altro disegno di legge approvato con una maggioranza bulgara nel 2007 quando al governo c’era la sinistra». Allora, polemizza il Cavaliere, «nessuno allora parlò di legge bavaglio, di oltraggio alla libertà e alla democrazia, ma per la sinistra democrazia e libertà esistono solo quando al governo ci sono loro».

Potrebbe esserci un Predellino 2?, chiede l’intervistatore Mediaset, e Silvio: «Ho in mente di continuare a governare e di andare avanti con passione determinazione e slancio e chi nel Pdl dovesse dissentire da questo impegno assoluto e morale dovrebbe prendere atto di non essere più in sintonia con i nostri elettori». Lancia una stoccata al presidente della Camera, per sottolineare poi di aver fondato il Popolo della Libertà «per mettere insieme tutti i partiti del centrodestra e tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra ed anche per modernizzare la politica italiana. Questo gli italiani lo hanno capito – precisa il presidente del Consiglio – visto che abbiamo vinto tutte le elezioni a cui il nostro movimento ha partecipato dalla sua fondazione». E come nella migliore tradizione berlusconiana, a seguire un sondaggio: «Il gradimento del presidente del Consiglio al 63%, un record in Europa. Questo conferma che il popolo dei moderati resta convinto che la linea intrapresa è stata quella giusta».

Quanto, infine, alla protesta degli aquilani a Roma e ai disordini seguiti alla manifestazione, il premier attende il resoconto delle forze dell’ordine per esprimersi in merito. Certo, aggiunge subito, «mi pare che ci sia stata molta strumentalizzazione. Noi abbiamo fatto come governo un intervento immediato ed efficace dopo il terremoto». Sulla ricostruzione, Berlusconi delega: «Spetta agli enti locali, al Comune e alla Regione. Il governo doveva dare i finanziamenti, cosa che è stata fatta finora». Per il Cavaliere, l’esecutivo a l’Aquila «ha fatto il miracolo per come è intervenuto subito dopo il terremoto, come nessun altro Paese è riuscito a fare dopo una catastrofe naturale. In meno di 10 mesi abbiamo dato una casa a chi l’aveva persa». Gli aquilani non sembrano essere dello stesso avviso, ma nello studio sembra che nessuno glielo abbia ricordato.

NORMA ANTI-MESIANO. Altrettanto patinata sembra l’elusione di una domanda sulla norma anti-Mesiano scovata dai Democratici nella manovra doppiamente blindata dall’esecutivo. Nell’emendamento presentato mercoledì dal governo, grazie al quale si introduce la figura dell’ausiliario del giudice, si cela una norma che potrebbe di fatto determinare la sospensione del processo Fininvest-Cir per nove mesi. Il cavillo legislativo è contenuto nel comma 18 dell’emendamento 48.0.1000 e Donatella Ferranti, capogruppo del Pd in commissione Giustizia della Camera, lo ribattezza norma anti-Mesiano dal nome del giudice «duramente attaccato dalle reti tv della famiglia Berlusconi per aver firmato la sentenza che obbliga la Fininvest a risarcire la Cir di 750 milioni per l’affare Mondadori».
Comma 18: «Nei procedimenti civili contenziosi aventi ad oggetto diritti disponibili che, alla data di entrata in vigore della presente legge, pendono dinanzi alla Corte d’Appello, il giudice, su istanza di parte, anche con decreto pronunziato fuori udienza, rinvia il processo per un periodo di sei mesi per l’espletamento del procedimento di mediazione».
La tesi della Ferranti è quindi che «nelle pieghe dell’emendamento governativo» ci sia «l’ennesima scandalosa norma ad personam che serve unicamente a salvare gli interessi della famiglia Berlusconi». La Democratica ironizza sulle dichiarazioni d’intenti del Guardasigilli a proposito della velocità della Giustizia: «Il ministro Alfano per fare un favore al premier tira il freno a mano e rallenta tutti i processi civili».
Ma anche altri processi finiscono sotto la gogna Democratica. Secondo il Pd, in base all’emendamento camaleonte, Mondadori potrebbe estinguere la pendenza pagando il 5% del dovuto. Ipotesi repentinamente smentita dal sottosegretario all’Economia, Luigi Casero. ??Intanto però si continua a scrivere e riscrivere il testo. E dalle Holdings di famiglia i Berlusconi non si leva neppure un no comment.

Ginevra Baffigo

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2 Responses to “Diario. La “casta”? Ve la siete voluta voi Primo: in Sardegna eversione-corruzione Ma avete sprecato l’occasione (di) Soru E poi un’altra legge per fermare processi Votate (solo) l’onestà e la responsabilità”

  1. Mario on luglio 9th, 2010 21.38

    La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.

  2. Mario on luglio 9th, 2010 21.40

    Mi pare che non ci sia niente da aggiungere o interpretare se non per convenienza della casta dei giornalisti

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