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Manganelli, botte in aula, violenza in rete Ecco un volto “nero” della destra italiana Ripercorriamo una giornata di pura follia

luglio 8, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Così come condanniamo le bandiere di Israele bruciate in piazza e le “Dieci, cento, mille Nassiriya”, o anche “solo” gli epiteti insultanti nei confronti del presidente del Consiglio (gli unici, veri “nani” – senza nessuna offesa nei confronti delle persone con questa caratteristica fisica – sono coloro che chiamano così Berlusconi) – tutte le bestialità compiute dalla militanza di sinistra in questi quindici anni – il Politico.it non può non rilevare come nella pancia della destra sopravvivano antichi riflessi, estranei naturalmente alla gloriosa tradizione parlamentare dello stesso Msi, da Almirante in poi, ma non a parte – parte – del suo popolo. Che, in un quadro di più generale scadimento della nostra politica – autoreferenziale di oggi – finiscono per contagiare anche la rappresentanza, che le esprime sia in termini di propaganda, sia in termini di indirizzi, sia, infine, negli stessi comportamenti. E ieri sono “emersi” in tutta la loro (pre)potenza. A livello di propaganda, è chiaro che i «coglioni» di Berlusconi, come un generale atteggiamento di disprezzo nei confronti dell’attuale opposizione, per non parlare del cattivo esempio del ministro La Russa, pizzicato (si fa per dire) a spintonare un pur evidente disturbatore – male quest’ultimo, ma molto peggio il ministro (!) La Russa – non favoriscono una tensione (culturale) al “disarmo”, verbale e fisico. Sul piano degli indirizzi, abbiamo già scritto ieri come le manganellate delle forze dell’ordine nei confronti dei terremotati de L’Aquila contenessero un chiaro marchio governativo, non essendo possibile imputare alle nostre oneste e responsabili forze di polizia la scelta della strategia di contenimento della piazza. Infine, il comportamento: il pugno sferrato a Barbato corona (in)degnamente una giornata all’insegna della violenza. E sentite come, a questo punto, alcuni militanti del Pdl si sentono autorizzati a rivolgersi ad altri italiani. Ce lo racconta Massimo Donadi.     

Nella foto, La Russa solleva (è proprio il caso di dirlo?) il freelance-disturbatore Carlomagno

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di MASSIMO DONADI*

Sette luglio 2010: in una Roma resa invivibile dal caldo afoso, sotto un cielo insolitamente plumbeo, si apre una delle giornate più tristi di questa drammatica legislatura, che proseguirà, poco dopo, nell’Aula di Montecitorio, dove l’aria condizionata non basta a raffreddare gli animi. Due episodi gravissimi, inspiegabili. Una sola certezza: la colossale balla del partito dell’amore non regge più.

In una piazza Venezia piena di cittadini aquilani, che chiedono solo di essere ascoltati dal governo e di “poter parlare, visto che i telegiornali raccontano sempre che va tutto bene”, le forze dell’ordine alzano i manganelli e due dei pacifici manifestanti finiscono coperti dal sangue. “Il sisma ci crepa, il governo ci abbatte”, lo slogan sui cartelli, si concretizza, mentre l’idea tanto sponsorizzata da Berlusconi, del Pdl come partito dell’amore, si sgretola sotto gli occhi dei presenti e nelle menti attonite di chi segue a distanza.

Il quadro si completa pochi minuti dopo, nei banchi di un Parlamento che si trasforma per qualche istante in un ring, con l’unica differenza che non si combatte ad armi pari: da una parte le parole del collega Barbato, dall’altra la violenza fisica dei deputati del Pdl.

Barbato esprime un parere sul disegno di legge in questione, quello sulle nuove comunità giovanili del ministro Meloni, sul quale torneremo dopo; solo un’opinione, espressa con parole in alcun modo offensive; ma tanto basta a scatenare l’ira furente di alcuni deputati del Pdl, che non trattengono le mani e si lasciano andare a calci, spintoni, senza più capacità di controllo, mossi da una folle foga distruttiva, che invade i banchi dell’Italia dei Valori e arriva perfino a disintegrare il computer dell’onorevole Palagiano, che viene letteralmente calpestato.

Una scena inaudita, indegna di un’aula parlamentare, ma in assoluto di una società civile. Pochi istanti bastano a provocare a Barbato un “trauma contusivo della regione zigomatica e all’occhio destro” e una “cefalea post-traumatica”, con il risultato di “15 giorni di prognosi”, dice il referto ospedaliero.

Dopo i vari De Angelis, ex militante di Terza posizione, Rampelli, ex ala dura dell’Msi romano, Nola, probabilmente coinvolto direttamente nel pugno sferrato al collega, tenteranno in ogni modo di smentire quanto accaduto. Ma i fatti bastano a sfatare il mito del partito dell’amore e non lasciano dubbi sul fatto che il Pdl è il partito dell’odio, dell’ira, dell’intolleranza.

E non solo dentro i banchi parlamentari, stando ai commenti che leggiamo oggi sui siti del Giornale e di Libero. Riporto testualmente: “Finalmente qualcuno ha avuto il coraggio di dare una pizza a questo energumeno, maleducato come il suo capo…Speriamo che qualcuno gli dia un bel cartone nel muso anche a lui”; “La testa dovevano spaccargli, imbecille”; “Barbato, ringrazia che invece del ceffone, non ti hanno tirato una bella statuetta del Colosseo”.

Potrei proseguire per pagine e pagine, ma non vado oltre, credo basti a far comprendere il clima di veleno che aleggia, oltre che dentro la maggioranza parlamentare e governativa, anche tra i suoi fedeli, infettati ormai irrimediabilmente da questa malattia che Berlusconi ha tentato fino alla fine di far passare per amore e che non è altro se non un insieme di pulsioni negative, patologiche e distruttive.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera di Italia dei Valori

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