Top

Diario. Ma alle 3.30 (non) piangevano (?) Prima gli aquilani usati per fare pubblicità Poi (subito?) abbandonati al loro destino Oltre al danno ora la beffa dei manganelli (Oggi) la rabbia e indignazione nel Paese

luglio 8, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La firma, stasera, è di Ginevra Baffigo. Testa e cuore (rotto). Logica ed emotività (al contrario). Nelle ore degli scontri, la lucidità del giornale della politica italiana che indica la chiave di lettura “politica” delle manganellate della polizia: questo è un governo (o, meglio, un presidente del Consiglio) che non accetta il dissenso; e ha già cominciato ad usare (un po’) la forza per fermarlo. A fine giornata le valutazioni “politiche” lasciano il posto a quelle politiche: gli aquilani, già “feriti” (per usare un eufemismo) dal terremoto, illusi dal presidente Berlusconi, strumentalizzati nella loro tragedia, sia in funzione dell’immagine sia in chiave affaristica (le new town), lasciati poi a marcire (in molti casi) nelle loro roulotte, nelle tende, in case isolate dal mondo destinate ad un futuro degrado (della città), in case (o alberghi) lontani centinaia di km dalle loro radici, infine dimenticati, e ora anche percossi. Una “realtà” (?) che rappresenta una ferita al Paese tutto. Oggi siamo tutti aquilani, scrivono gli (altri) italiani su Fb. Il solo a non esserlo è (questo) Palazzo. Una (parte della) nostra politica italiana autoreferenziale e, inevitabilmente, da un certo momento in poi anche cinica. Non sappiamo dire se e chi alle 3.30 di quella notte del 6 aprile 2009 stesse ridendo. Di certo, da oggi sappiamo che c’era qualcuno che (non) piangeva. Il racconto (del resto) della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo.            

Nella foto, Berlusconi

-

di Ginevra BAFFIGO

Grandi tensioni in questo mercoledì di inizio luglio. Se in mattinata non sono passati inosservati i disordini a Montecitorio, gli scontri di piazza fra i manifestanti aquilani e le forze dell’ordine, in queste ultime ore si consuma forse il momento di più forte tensione fra il premier ed il presidente della Camera. Ancora una volta, sul contestato ddl intercettazioni.
Durante il vertice Pdl a palazzo Grazioli si schiudono infatti nuovi spiragli sulla cosiddetta legge Bavaglio. Il governo sembra infine cedere alle richieste del Colle: «Il testo sulle intercettazioni non è intoccabile, terremo conto delle perplessità del Quirinale» sintetizza il ministro Frattini. Qualche speranza la si offre anche alla magistratura, nei confronti della quale la maggioranza tenta di aprire con degli emendamenti più concilianti. Solo sul fronte giornalisti il no resta categorico: «La privacy va difesa ad ogni costo» continua Frattini.
Non si scende a patti con gli editori, neppure alla vigilia dello sciopero Fnsi. La linea ormai è tracciata: l’intesa va cercata, ma con Napolitano. Il capo dello Stato attende, non si pronuncia prima del tempo, ma il titolare della Farnesina sembra ugualmente fiducioso: «Lavorando fino al 5 agosto è possibile il varo del ddl. E’ inutile lasciare appesa una cosa per così tanto tempo».
Il tempo stringe e la consulta Giustizia Pdl chiede uno slittamento del termine per la presentazione degli emendamenti in commissione, in modo da avere più tempo per presentare le modifiche al testo in discussione alla Camera.
Le opposizioni però continuano a guardare con sospetto all’opera della maggioranza in tema di intercettazioni. Entrando nel merito della revisione del ddl, «sull’apertura alle modifiche auspichiamo che il ministro abbia consapevolezza che, anche nel corso delle recenti audizioni, le perplessità emerse sono radicali e toccano il cuore del provvedimento e non possono essere tradotte in piccoli interventi di inutile maquillage, servono cambiamenti radicali»? è quanto dichiara la capogruppo Pd in commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti. Ma dalle file Democratiche si ritiene che le vere ragioni di questa nuova linea siano dovute agli instabili equilibri interni al Popolo della Libertà: «Se a farsi portavoce del vertice del Pdl è addirittura il ministro degli Esteri vuol dire che la rottura interna alla maggioranza assume ormai una dimensione internazionale. Non si comprende in ogni caso con quale titolo Frattini pensa di poter dettare i tempi al Parlamento».
Ed a dar conferma alla tesi della Ferranti, sarebbe stato il Cavaliere in persona. «Fini non esiste più» avrebbe detto secondo l’Agi, e si starebbe preparando per lui «l’isolamento totale». Fini infatti spinge da settimane affinché il testo della legge venga riesaminato a settembre, mentre il presidente del Consiglio vorrebbe chiudere al più presto.
Lo scontro è tale che assume rilevanza internazionale, tanto che il Financial Times gli dedica un editoriale: «Berlusconi entra in acque pericolose». Il pericolo che indicano dal Regno Unito è che tanta veemenza non potrà che portare Berlusconi a finire la legislatura prematuramente. D’altra parte, «al cuore delle difficoltà» del presidente del Consiglio, c’è «un semplice fatto: alcuni dei suoi più importanti alleati di governo stanno seriamente sfidando la sua leadership».

Manovra. Doppia conferma che sarà fiducia: parola del premier e del tesoriere di Stato. Sul decreto, tuttora discusso in commissione al Senato, sarà fiducia sia a Palazzo Madama sia a Montecitorio. ??«La manovra – recita la nota a doppia firma – sarà oggetto di necessaria e responsabile richiesta di fiducia da parte del governo, tanto al Senato quanto alla Camera, trattandosi di un provvedimento fondamentale per la stabilità finanziaria del nostro Paese».? ?Con buona pace di Montecitorio e del suo primo inquilino, Gianfranco Fini, che al momento preferisce non esprimersi sulla presa di posizione del governo, pur lasciando partire una tiepida puntualizzazione: «Non si puo’ vivere di sola finanza e contabilità» rinunciando allo sviluppo, dice all’Assemblea della Confindustria ravennate. Senz’altro più diretto è l’attacco delle opposizioni, che si stringono a coorte in risposta della cortina di ferro alzata da via XX settembre. Pd, Idv e Udc, con una sola voce condannano la scelta del governo. La doppia fiducia «è un vulnus», dicono Dario Franceschini per il Pd, Pier Ferdinando Casini per l’Udc e Antonio Borghesi per l’Idv, poi rivolti al presidente della camera chiedono «un passo formale con il governo» per segnalare la situazione. Sulla blindatura della manovra interviene anche Bersani, che la definisce senza mezzi termini «un disastro» che minaccia una «china pericolosa».
Non suonano certo ad iperboli le parole del segretario Democratico, in questa giornata agitata: dopo una semi-rissa a Montecitorio e lo scontro fra le forze dell’ordine ed i terremotati dell’Aquila che manifestano per una proroga delle loro tasse, l’epilogo da raccontare è un parlamentare con 15 giorni di prognosi, due feriti gravi fra i manifestanti e la notizia che governo presenterà una modifica alla manovra per spalmare le imposte degli aquilani in 120 rate mensili, posticipandone inoltre l’avvio al gennaio 2011.

Con le regioni invece… continua il braccio di ferro per le autonomie. L’ennesima minaccia di governatori e sindaci, affinché vengano restituire le deleghe a Tremonti, è servita a far fare un primo passo al premier, che per venerdì ha convocato i governatori a Palazzo Chigi.
Un «primo passo utile» è quanto afferma il presidente della conferenza delle Regioni, Vasco Errani, che in mattinata aveva spiegato, assieme a sindaci e presidenti di provincia, che le autonomie avrebbero disertato la Conferenza Unificata convocata dal ministro Fitto per venerdì se non avessero presenziato il ministro Tremonti e Silvio Berlusconi.
Anche per Renata Polverini si tratta di un «risultato importante». Oggi la presidente della Regione Lazio si è intrattenuta a lungo con Berlusconi a Palazzo Grazioli insieme al governatore della Calabria, Giuseppe Scoppelliti, ottenendo più tempo per i piani di rientro sulla Sanità.
Il 9 dunque, il premier vedrà i governatori, con l’obiettivo di aprire spazi per le modifiche.
Malgrado la speranza con la quale è stata accolta la notizia, non si può non sottolineare la contraddittorietà implicita nelle stesse dichiarazioni sui saldi del decreto economico, che Tremonti e Berlusconi definiscono all’unisono «intangibili». Inoltre vi sarebbe, a detta dei vertici di governo, l’«oggettiva impraticabilità di una modifica da una voce all’altra nella manovra». L’unica opzione che quindi resta al vaglio è quella di un’eventuale dilazione dei tagli previsti per gli enti locali su un periodo piu’ lungo.

Malgrado la blindatura, non mancano delle novità. Prime fra tutte, le misure per le imprese sulle quali aveva insistito anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Entrano ed escono, nell’arco di una stessa seduta, i tagli agli stipendi della Rai, spuntano le misure per la libertà di impresa, più volte annunciate da Berlusconi nelle scorse settimane sotto forma di revisione dell’art. 41 della Costituzione, ed arriva inoltre la riforma del processo civile, con una nuova figura: “il giudice ausiliario”. ??Novità decisamente corpose, tanto da far slittare l’approdo in Aula della manovra da domani alla settimana prossima, anche in ragione dell’incontro di venerdì tra governo e regioni. La partita dunque, non è ancora chiusa. Giovedì ci sarà il via libera di Palazzo Madama per la Camera dove il testo arriverà appena una quindicina di giorni dalla sua scadenza. E dunque si spiega la fiducia: due settimane e lo spazio per le modifiche praticamente nullo, vista l’impossibilità di fare poi un ulteriore passaggio a Palazzo Madama.

Ginevra Baffigo

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom