Top

Italia, 7/7/2010: (nuove) prove di regime Manganellati gli aquilani in piazza a Roma E’ un governo che non accetta dissenso

luglio 7, 2010 di Redazione 

Il punto non è che persone disperate sono state trattate come black block, mostrando tutta l’autoreferenzialità – per usare un eufemismo – e il cinismo di parte della nostra politica e dell’esecutivo. Il punto è che tutto questo è avvenuto per soffocare una manifestazione di dissenso: un vero e proprio primo atto da Stato di polizia. L’Aquila e suoi cittadini sembrano essere diventati, loro malgrado, la cavia delle prove autoritarie del presidente del Consiglio: come denunciato da Sabina Guzzanti nel suo Draquila e come ancor meglio esplicato dal padre Paolo sul giornale della politica italiana, proprio nelle aree colpite dal terremoto si è sperimentata la sospensione delle libertà civili attraverso la dichiarazione dello stato di emergenza che questo consente. Dichiarazione, e conseguente sospensione, a totale discrezione del potere esecutivo. Chi ci dice, scrive Guzzanti, che qualsiasi pretesto non sarà buono – per il governo – per dichiarare uno stato di emergenza e costringere, così, i cittadini a sottoporsi, per periodi di lunghezza indefinibile, al totale controllo delle forze delle ordine? Una notizia, quella di stamattina, che non ascolterete – ovviamente – in tivù, se non al Tg La7 di Enrico Mentana, e che solo sul giornale della politica italiana trovate esplicata nella sua verità: si è trattato, si tratta di un primo atto di repressione del dissenso con la forza. Ora la cronaca, all’interno, con Stefano Catone. Come sempre il Politico.it si sdoppia: il commento, la linea del giornale in “prima”; i fatti nudi e crudi, raccontati in modo completo e obiettivo, nelle pagine interne.

Nella foto, un manifestante aquilano ferito e insanguinato stamattina a piazza Venezia

-

di Stefano CATONE

“Questa è una battaglia della disperazione. Una battaglia tra poveri che porta solo dolore. L’errore è aver bloccato i manifestanti e alzato il livello dello tensione. Anche i terremotati hanno il diritto di manifestare”.

Commenta così Antonio Di Pietro, assistendo agli scontri che stanno avvenendo a Roma, tra aquilani (giunti questa mattina a Piazza Venezia con circa 45 pullman) e forze dell’ordine. Da subito la polizia ha creato un blocco, per evitare che i manifestanti raggiungessero Montecitorio passando per via del Corso, rendendosi disponibili a far passare solamente 150 persone.

Ovviamente gli aquilani non ci stanno, e l’obiettivo appare chiaro con le urla: “Berlusconi, il Parlamento è nostro, non vostro”.

Da questo momento in poi, la tensione cresce senza interruzioni: lo scontro diventa frontale, e le manganellate li colpiscono. Tra loro anche il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, e il deputato del Partito Democratico, Giovanni Lolli: “Ero in prima linea e ho visto tutto. Non ce l’ho con i poliziotti, che sono solo ragazzi mal pagati. Ma con chi dà loro gli ordini…”.

Alle 11.30 si registra il primo ferito, a cui ne seguiranno altri due, e sulla rete cominciano immediatamente a girare le immagini delle loro magliette insanguinate: “Guardate il sangue di un aquilano. La mia unica colpa è essere un terremotato”, dirà uno di loro, colpito alla testa.

E’ sempre Di Pietro che invita i manifestanti alla calma: “Piazza Montecitorio è piena perché c’è una manifestazione dei disabili, bisogna andare davanti a palazzo Chigi”.

Nel frattempo, proprio da Montecitorio, giungono le parole di Dario Franceschini: “La presidenza della Camera intervenga sul governo perché si dica alle forze dell’ordine che svolgono il loro dovere che hanno di fronte persone disperate, esasperate e spesso prese in giro”.

Stefano Catone

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom