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Diario. Governo onesti e responsabili (?) E’ certo: alla fine Silvio si libererà di Fini Ma Follini: “Ora Pd guardi a Gianfranco” E’ la linea della loro maggioranza interna Soltanto se serve a modernizzare l’Italia

luglio 6, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’ipotesi di un esecutivo di unità nazionale (senza Berlusconi), del novello Cln paventato da Bersani, della Grosse Koalition all’italiana formata da Democratici, Api, Udc e finiani torna a farsi possibile in queste ore di fibrillazione per la nostra politica. Nulla sembra potere evitare la rottura (definitiva?) tra il presidente della Camera e il capo del governo, e le ragioni della possibile separazione – per una volta squisitamente politiche: un’inconciliabilità di fondo tra la strada imboccata da Fini e quella tradizionalmente berlusconiana – lasciano preludere una possibile soluzione diversa dal mantenimento dell’alleanza in altre forme. I sospetti, più che i rumors, della prima ora su Kadima tornano prepotentemente d’attualità. E una novità sullo scacchiere della politica italiana potrebbe favorire questo sbocco legandolo ad un ulteriore terremoto. I Democratici sembrano infatti, a questo punto, propensi a fare sul serio sulla strada indicata mesi fa da Bersani e poi “ritirata” per le polemiche interne. Si sa che a proporre una seconda volta la stessa opzione si finisce per trovare la strada libera degli ostacoli e delle resistenze precedenti e la maggioranza dalemian-bersaniana ci sta pensando davvero: un governo o un’alleanza elettorale che coinvolga, appunto, Pd, Api, Udc e i finiani, le ultime tre sigle magari riunite sotto le insegne del Partito della Nazione. Il giornale della politica italiana considera il bipolarismo-bipartitismo un passaggio necessario per questa nostra politica ancora incapace di diffuse onestà e responsabilità. Ma l’approdo finale resta quello di una forza onesta e responsabile che agisca nel solo interesse del Paese, superando la vecchia dicotomia tra destra e sinistra. Abbiamo già scritto che dubitiamo tutto questo possa essere realizzato con il contributo delle forze attuali. Ma se Democratici e Nazionali(sti) dovessero trovarsi d’accordo sull’obiettivo di rifondare (appunto) la nazione, nel segno della modernità – patti chiari e amicizia lunga, soprattutto con l’Italia – il Politico.it non potrebbe che sostenere questa ipotesi. Se invece si dovesse rischiare – com’è più probabile, visti i protagonisti in campo – di entrare nell’ennesima stagione di consociativismo, molto meglio continuare sulla strada del bipartitismo e lavorare dalle due ali della nostra politica per una sana competizione tra chi vuole modernizzare questo Paese. La palla è, soprattutto, nelle mani del Pd. Riflettete bene, cari Democratici, per capire dove volete andare. Il racconto della giornata, all’interno, di Carmine Finelli.

Nella foto, Casini e Bersani leggono (interessati) i nostri ragionamenti

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di Carmine FINELLI

Ancora una giornata di scontro quella di martedì. Regioni e governo sono sulle barricate. I governatori tentano di fare proposte per mitigare l’effetto dei tagli, il governo invece fa orecchie da mercante. Lo scontro si è consumato anche sul pagamento delle pensioni di invalidità. Se da un lato si può registrare un passo avanti, dall’altro un nuovo alt. Antonio Azzollini (Pdl), relatore della manovra, afferma che sarà cancellata dal testo la norma sulle invalidità, facendo presente che la soglia per gli assegni di invalidità, salita con la manovra all’85%, tornerà al 74 per cento. Al contrario, non v’è nessun ripensamento invece sui tagli alla Regioni. “Approveremo oggi l’emendamento sul patto di stabilità che ho presentato nei giorni scorsi. Non cambia niente” dice Azzollini. Il decreto legge sulla manovra economica verrà discusso in Aula al Senato giovedì 8 luglio e venerdì 9 e il voto finale è previsto per mercoledì 14 luglio.
Oggi Fish e Fand, le federazioni delle principali associazioni di disabili, si dicono “molto soddisfatte della retromarcia sull’invalidità annunciata dal relatore della manovra” e confermano la manifestazione di protesta programmata per mercoledì mattina dinanzi a Montecitorio, alla quale aderiranno anche i partiti di opposizione e alcuni sindacati come la Cgil e la Cisl. “Aspettiamo che la notizia sia ufficiale – spiega il presidente della Fand, Giovanni Pagano – anche se abbiamo avuto conferme ufficiose del fatto che il comma 1 dell’articolo 10 della manovra è stato effettivamente stralciato. E poi non sappiamo come va a finire sull’altra questione aperta, quella dei requisiti per l’indennità di accompagnamento”. Se le richieste dei disabili verranno davvero accolte, “vorrà dire che la manifestazione si trasformerà in una festa”.
Tuttavia, le mosse del governo sui tagli agli enti locali non convincono le Regioni, le Province ed i Comuni. Gli enti locali vogliono un incontro con il presidente del Consiglio al più presto. “Non potremmo che considerare gravissimo e inaccettabile il diniego circa la richiesta del sistema delle autonomie territoriali di avere un incontro” affermano in una nota congiunta Sergio Chiamparino (Anci), Vasco Errani (Conferenza delle Regioni), Giuseppe Castiglione (Upi) e Enrico Borghi (Uncem), a seguito della notizia che il governo non intenderebbe dar vita all’incontro richiesto unitariamente la scorsa settimana. Nel caso di un eventuale rifiuto del governo ad organizzare un incontro “verrebbe meno – sottolineano i presidenti della Conferenza delle Regioni, Anci, Upi e Uncem – il principio di leale collaborazione che è la base delle corrette relazioni istituzionali su cui si fonda la nostra Costituzione. È quindi necessario convocare in tempi rapidissimi – sollecitano – una riunione di tutti i livelli istituzionali della Repubblica”. In serata arriva la notizia dell’approvazione da parte della commissione Bilancio dell’emendamento del relatore che prevede che fra i principi guida vi sia tra l’altro il “rispetto del patto di stabilità interno”. La modifica al testo originario prevede un taglio delle risorse destinate anche alle Province e ai Comuni. Il sì della Commissione arriva quasi alla vigilia dell’esame in Aula del decreto legge sulla manovra.
L’emendamento del relatore Antonio Azzollini (Pdl) sul patto di stabilità non modifica i tagli per Regioni, Province e Comuni, ma introduce una flessibilità nella ripartizione per le Regioni virtuose. “È stato approvato – spiega Azzolini – il testo del mio emendamento sul patto di stabilità per Regioni ed enti locali che non modifica i saldi ma dà linee di indirizzo per la ripartizione dei tagli per gli enti virtuosi”.

Sempre in serata un’altra commissione di Palazzo Madama (Giustizia) vota a maggioranza il parere favorevole al disegno di legge costituzionale per lo scudo processuale, il nuovo lodo Alfano attualmente all’esame della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama. Il documento prevede che lo scudo venga esteso, per premier e ministri, a processi relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica; e che sia sempre possibile rinunciare allo scudo, dal momento che “il diritto alla difesa è garantito dalla Costituzione”, afferma il presidente della commissione Filippo Berselli (Pdl).

Fini sulla libertà di stampa. Oggi è stato il giorno della Relazione del Garante per le Telecomunicazioni alla Camera dei Deputati. Anche il presidente di Montecitorio, Gianfranco Fini è tornato a parlare ed ha lanciato una nuova stoccata ai suoi colleghi di partito. “In un grande Paese democratico la libertà di stampa non è mai sufficiente”. Così Gianfranco Fini, intervenendo alla presentazione della relazione annuale dell’Agcom, torna sul tema dell’informazione, durante la battaglia sul ddl intercettazioni. “Abbiamo ancora bisogno di introdurre nell’ordinamento ulteriori norme che tutelino l’accesso ai mezzi di informazione” sostiene Fini. Il quale invita il governo a non attuare politiche di tagli “drastici all’editoria ma semmai a selezionare gli interventi di sostegno pubblico, bandendo ogni forma di intervento clientelare”.

Sulle dichiarazioni di Fini dice la sua anche Pierluigi Bersani, segretario del Pd. “Anche sul tema democratico siamo al capolinea” dice Bersani commentando le parole di Fini. Pensando al ddl sulle intercettazioni l’ex ministro lo giudica “una norma contro la legalità oltre che contro la libertà di informazione. Vogliono farci votare una legge che è stata giudicata negativamente dai giudici antimafia e da tutti gli inquirenti oltre che da altre categorie”.

Non poteva mancare la replica della Federazione Nazionale della Stampa. Il segretario Franco Siddi: “L’informazione non è mai sufficiente: non c’è mai un eccesso di informazione”. Il segretario della Fnsi plaude anche alle parole di Fini contro i tagli all’editoria, ma sottolinea che “governo e maggioranza sembrano molto distanti dalle riflessioni del presidente della Camera, orientati solo a nuovi tagli e ad atti punitivi nei confronti del settore. Prendiamo atto che il presidente Fini ha espresso un orientamento totalmente diverso”.

A dar sfogo all’irritazione del Pdl contro il presidente della Camera è il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto: “Fini ha affermato di essere ispirato dal principio della legalità. Voglio ricordare che il Pdl è un partito garantista per eccellenza. Se c’è qualcuno che non lo condivide, non si capisce su quale base abbia aderito”.

Giustizia. In giornata il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha parlato davanti al plenum del Consiglio Superiore della Magistratura. Napolitano auspica “che possa aprirsi una nuova pagina, una nuova stagione, nelle travagliate vicende dello Stato di diritto nel nostro Paese”. E’ quanto affermato da Napolitano presiedendo la riunione del plenum del Csm. Questo, secondo Napolitano, può essere reso più agevole dall’affermarsi di decisioni largamente condivise. Dopo la proclamazione all’unanimità del nuovo primo presidente della Cassazione, il presidente della Repubblica ha detto che, come in passato, chiederà ai presidenti delle Camere “di porre ogni cura perché l’elezione dei componenti laici del nuovo consiglio avvenga, così come quattro anni fa, in tempi rapidi. La puntualità degli adempimenti istituzionali e l’auspicabile verificarsi di deliberazioni largamente condivise – aggiunge – possono costituire un passo importante per l’allentamento delle ricorrenti tensioni tra istituzioni e tra forze politiche e culturali sui temi della giustizia, così che possa aprirsi una nuova pagina, una nuova stagione nelle travagliate vicende dello Stato di diritto nel nostro Paese”.
Per la prima carica dello Stato?”il superamento delle insufficienze del sistema giustizia non può affidarsi solo all’incremento, pur necessario, delle risorse e dei mezzi, ma richiede anzitutto un complessivo ripensamento organizzativo interno”. Tutto questo non basta, però. Secondo Napolitano servono “ovviamente ripensamenti normativi volti ad esempio a disinnescare fattori di sperequazione insostenibile tra i ricorsi in Cassazione”.

Carmine Finelli

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