Top

Ma tutto passa attraverso la Rai (e altre) Sia oggi la tenuta della notre democratie Sia domani nostra rifondazione culturale Intervista a Formisano: “Una tivù plurale”

luglio 6, 2010 di Redazione 

La tele- visione, come la comuni- cazione, lo abbiamo scritto più volte, sono strumenti. Come tali non hanno segno: né positivo né negativo. E’ l’uso che se ne fa che definisce la loro incidenza. Lasciarli in mano (solo) a chi li ha usati, negli ultimi sedici anni, per lobotomizzare il Paese è un modo come un altro per dare il via libera alla completa decerebrazione e sbianchettatura degli italiani. Il giornale della politica italiana come sempre si sdoppia: in prima, la linea di fondo del giornale, che riprende ciò che abbiamo scritto nel primo e nel secondo pezzo di oggi. Nelle pagine interne, l’informazione tout court, libera e, in quanto tale, senza arte né parte. Che in questo caso è un colloquio di Attilio Ievolella con il capo della delegazione di Italia dei Valori in Commissione parlamentare di Vigilanza sulla tivù pubblica: uno che se ne intende, e che è nella posizione per intervenire in prima persona. E tuttavia il Politico.it, come per tutta questa giornata, e come del resto accade sempre, non si limita a registrare il ronzio di fondo della nostra politica un po’ tutta autoreferenziale (e priva di orizzonti: anche se Formisano esprime un punto di vista che non si discosta molto dal nostro) ma lancia le sue proposte. Nello specifico, come già abbiamo scritto, è ragionevole pensare di fare della Rai, che (con, appunto, il resto delle reti televisive) è il Grande Educatore del secolo scorso, con propaggini (ancora per molto) di sovranità nel nuovo millennio, lo strumento-principe con cui trasformare un’Italia oggi ignorante e, quindi, poco libera, in un Paese ricco e consapevole, che possa così (contribuire a) rilanciare anche la propria economia. La rifondazione culturale della quale parlavamo prima, e della quale, appunto, la televisione (pubblica? Ma non solo: persino Mediaset, un giorno, si lascerà alle spalle l’imprimatur del suo fondatore e cesserà di avere una funzione “politica” – si fa vera- mente per dire – e dunque sarà libera di rispondere sensibilmente alle sollecitazioni di una concorrenza di qualità) sarà un volano fondamentale. Intanto sentiamo qual è lo stato dell’arte, con Formisano.

Nella foto, Nello Formisano

-

di Attilio IEVOLELLA

Poteri effettivi alla Commissione di vigilanza Rai, e soprattutto più televisione di qualità sugli schermi del servizio pubblico. Sono questi i due tasti su cui picchia, con forza, Nello Formisano, 56 anni, deputato dell’Italia dei Valori, e, in questa legislatura, componente (di minoranza) della Commissione presieduta da Sergio Zavoli.
La valutazione auspicabile è, anzi deve essere, però, più complessa. Lo richiede, obbligatoriamente, un’azienda pubblica, che si trascina dietro, da diversi mesi, polemiche, critiche e numeri – pensiamo ai dati di ascolto del Tg1 – che lasciano perplessi.

Quali sono le ‘condizioni di salute’ della Rai?
“Dipende dai punti di vista… Se si osservano, nel complesso, i dati dell’Auditel, non sembra esserci alcun problema. Personalmente, però, appartengo alla schiera di coloro che ritengono importanti non solo i dati d’ascolto. Anche perché se davvero si pensa di correre dietro ai gusti dello spettatore medio, allora rischiamo di mandare in onda solo reality!”.

Allora, è un problema di contenuti? O anche un problema politico, di gestione?
“Più semplicemente, è indispensabile che la Rai dia spazio e voce anche alle minoranze e alle opposizioni, non solo politiche. Perché la Rai, ricordiamolo sempre, è un’azienda pubblica, è l’azienda della popolazione italiana, e deve dare visibilità a tutte le posizioni. Questa è la questione principale”.

E il problema politico?
“Guardi, penso alla Commissione di vigilanza: si tratta di un organismo oggi ancora più autorevole e di qualità grazie alla presidenza di Sergio Zavoli. Eppure, resta difficile capire quanto possa influire… Per essere più chiari, il regolamento deve essere assolutamente rivisto, per evitare che le gli atti della Commissione siano solo di indirizzo: essi, piuttosto, debbono essere applicati. Anche così si affronta il problema della politica rispetto alla Rai”.

Bersani prospetta soluzioni più drastiche: azzerare i vertici e optare per la figura di un amministratore delegato.
“Mi sembra, piuttosto, che Bersani sia andato in crisi perché, pur avendo partecipato, come partito, alla lottizzazione del Consiglio d’Amministrazione della Rai, si è ritrovato con un proprio esponente dall’esiguo, e uso un eufemismo, peso specifico. Se vogliamo ragionare di politica aziendale, in maniera più onesta, è necessario che la Rai cresca ulteriormente come professionalità e come qualità. Bisogna capire come…”.

Optare per la privatizzazione?
“Privatizzazione, lei dice? Le rispondo che spesso si parla senza cognizione di causa. Le faccio un esempio: prima ha citato l’ipotesi di un amministratore delegato, giusto? Chi lo dovrebbe nominare? Bisognerebbe chiarire questo, innanzitutto. E ora, rispondendo alla sua domanda, cosa si intende per privatizzazione? Un incitamento alla libera concorrenza? Io credo che la Rai abbia il compito di affrontare il mercato come azienda pubblica, tenendo ben presente che la propria missione è anche quella di garantire il pluralismo rispetto alla società italiana e, soprattutto, il diritto all’informazione, ovvero il diritto ad essere informati di ogni singolo cittadino italiano”.

Su questo ci sono tanti dubbi. Pensiamo, giusto a mo’ di esempio, alle contestazioni mosse all’azienda dalla struttura di Rainews 24…
“Stia tranquillo, e stiano tranquilli, che vigileremo affinché possano continuare a fare liberamente il loro ottimo lavoro. E così in tutta la Rai”.

Ma perché, alla fine, anche l’Italia dei Valori è entrata nel contesto di gestione-controllo della Rai?
“Bisogna fare chiarezza: all’Italia dei Valori doveva essere attribuita la presidenza della Commissione di Vigilanza. Poi si è scatenata una vera e propria guerra per impedire che ciò potesse accadere. Ma sin dall’inizio noi abbiamo rifiutato l’idea di entrate nel Consiglio d’Amministrazione. Discorso completamente diverso è quello relativo a un ruolo nell’ambito della Commissione, un ruolo legato all’idea di una Rai che risponda al cittadino”.

Sembra un’utopia…
“Guardi, oggi più che in passato, la Rai deve migliorare, deve osare di più, deve agire di più, avendo come riferimento la società italiana. Ciò significa garantire, come ho detto, il diritto all’informazione, garantire il pluralismo nella rappresentazione della realtà e delle opinioni, dar voce a tutti. Ma tutto ciò va fatto puntando su una programmazione di qualità e di cultura. Per far sì che tutto ciò si realizzi, e non rimanga un’utopia, è necessario che la Commissione di Vigilanza abbia poteri effettivi concreti e più forti”.

Attilio Ievolella

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom