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E mentre ora il governo (?) va in crisi (?) c’è chi invece v’è già dentro da un pezzo E’ (ri)cresciuto divario tra ricchi e poveri (che significa pure più poveri più poveri) (Solo) noi lo raccontiamo e poi rilanciamo

luglio 6, 2010 di Redazione 

E’ un lusso per il giornale della politica italiana aprire, nelle ore di un (ripetuto, o troppo a lungo rimandato) redde rationem nel Pdl, con un pezzo-denuncia sul crescente livello di povertà nel nostro Paese? No, non lo è. Per due ragioni (l’una legata all’altra). La prima è che questo è e rimarrà il giornale della politica vera, quella fatta di visione e scelte concrete per il futuro dell’Italia. E la seconda è che siamo così anche perché questo interessa ai nostri lettori: il Politico.it è un grande giornale prima di tutto per la qualità, la serietà, l’onestà e la responsabilità dei suoi lettori. Che mostrano di gradire quando il giornale della politica italiana, accanto naturalmente al doveroso racconto della stretta attualità (politica), dà il proprio (grande) contribuito, alto e insieme concreto, sostenibile, per la costruzione del nostro domani. E allora. E’ notizia di ieri che il tasso di diseguaglianza nella distribuzione del reddito in Italia è aumentato del 6% dal 1991 ad oggi. Il che significa, certo, che ci sono persone che sono più ricche (e di per sé questo non è certo un fatto negativo), ma anche che ce ne sono (di più) di più povere. E questo, per un Paese civile e democratico, è assolutamente inaccettabile, ma non per una mera (e gelida) questione di principio, ma perché tutto questo significa persone che si trovano costrette a vivere per strada, persone che faticano a procurarsi di che vivere e, soprattutto, che non possono offrire alcuna garanzia di futuro ai propri figli. E pire il Politico.it non si limita alla denuncia-invettiva; e (ri)lancia la propria proposta. I tappulli (le toppe) proposte dall’opposizione sono inefficaci quasi quanto l’autoreferenzialità – chiamiamola così – della maggioranza. E’ necessario, lo abbiamo scritto più volte, un completo cambio di rotta, un ribaltamento di prospettiva, con il coinvolgimento di tutti. Un’Italia che faccia un enorme passo in avanti verso la risoluzione del problema della disoccupazione e della precarietà del lavoro attraverso l’istituzione di una rete di formazione permanente, che accompagni contemporaneamente l’innovazione, che deve diventare la nostra stella polare; e insieme un Paese fondato sulla cultura, nella quale la cultura cessi di essere una voce del bilancio e divenga IL bilancio, il che non può che accrescere ulteriormente la nostra ricchezza (anche materiale) e creare più opportunità per tutti, in un circolo virtuoso che andrebbe ad innestarsi nella spinta per l’innovazione e nell’adeguamento del sistema economico (e del lavoro) a tutto questo. Yes we can, potremmo dire. Se solo avessimo una politica italiana che si occupa di questo. E invece – non è affatto demagogia, abbiamo appena avanzato proposte concrete, e sostenibili – si dibatte di Brancher e di rese dei conti nel Pdl. Naturalmente parleremo anche di questo: è nostro compito. Ma permetteteci, care lettrici, cari lettori, di aprire così. Il pezzo, all’interno, è di Giulia Innocenzi.

Nella foto, Giulia Innocenzi. Il blog personale all’indirizzo http://giuliainnocenzi.blogspot.com

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di GIULIA INNOCENZI

L’indice di Gini misura il tasso di diseguaglianza nella distribuzione del reddito: più è alto, e più c’è diseguaglianza fra ricchi e poveri.

Nel 1991 in Italia l’indice di Gini era al 29%, oggi al 35.

Se per progresso si intende “il miglioramento delle condizioni di vita per una parte crescente della popolazione”, si può tranquillamente dedurre che il nostro paese è regredito.

Evidentemente, chi ci racconta che in Italia va tutto bene fa parte di quel 10% di popolazione che detiene quasi il 45% dell’intera ricchezza netta.

Bella scoperta.

GIULIA INNOCENZI

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