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In settimana lo scontro di Bondi con Fini Ora E. Letta: ‘Berlusconi dia le dimissioni’ E’ ormai prossima una crisi di governo(?)

luglio 4, 2010 di Redazione 

La prima ad accor- gersene è la nostra Eloisa Covelli: «Il presidente della Camera pone esplicitamente la questione della legalità dentro il Pdl. Non finirà lì». Poi ci ha pensato Enrico Mentana: giunto alla guida di Tg La7 manda in onda – un giorno dopo ma per primo – il passaggio-chiave dell’intervento di Fini, quello in cui l’ex leader di An cita il sottosegretario Cosentino. «E poi ci sono il caso Brancher, il caso Scajola, il caso Verdini, il caso Bertolaso». Le prime dichiarazioni dei falchi berlusconiani – che suggerivano una possibile «separazione consensuale» – lasciano presagire ciò che oggi, per la prima volta nel corso di questa legislatura, viene chiamato per nome. «Se la maggioranza non riesce a governare – dice il vicesegretario del Pd – il presidente del Consiglio rimetta il mandato nelle mani di Napolitano». Tutto questo dopo che il Cavaliere aveva annunciato – a reti unificate – che «da lunedì» ci avrebbe pensato lui. Se a questo si aggiunge che da mesi si indica nell’estate il possibile punto di rottura definitiva degli equilibri della maggioranza, si capisce che il momento può essere di quelli decisivi. E’ una settimana nella quale sappiamo come stiamo entrando, ma dalla quale non sappiamo come usciremo. Alla vigilia di una possibile, troppe volte rimandata resa dei conti, il giornale della politica italiana fa il punto della situazione. di GAD LERNER

Nella foto, il presidente del Consiglio

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di GAD LERNER

Da domani, secondo quanto annunciato, “ghe pensa lu”. Gli italiani si godano un’ultima domenica tranquilla.

“Il partito epurandosi si rafforza”. Non è la pubblicità di un lassativo. Lo diceva Giuseppe Stalin per giustificare le purghe dei dissidenti nel corso del suo trentennio di dittatura personale. Ci riprova Silviuccio nostro, pronto a buttare fuori dal Popolo della libertà (che nome obsoleto!) il cofondatore Gianfranco Fini.

Giovedì sera i tg meno addomesticati hanno trasmesso qualche frammento della classica goccia: il vero e proprio duello rusticano in cui si sono cimentati Sandro Bondi e Gianfranco Fini, invano moderati dal padrino Pierluigi Battista.

E’ apparso evidente che alle prossime elezioni, non importa quando, il presidente della Camera non potrà candidarsi nella stesso partito di Berlusconi e dei suoi fedelissimi.

Il momento più caldo si è registrato quanto Fini si è occupato del sottosegretario Nicola Cosentino, su cui pende una richiesta di arresto per associazione camorristica, sostenendo che in nessuna democrazia occidentale un tale personaggio conserverebbe l’incarico di segretario regionale del suo partito, almeno fino a quando la sua posizione giudiziaria non sia chiarita.

Bondi si è infervorato vantando i successi del governo nella lotta contro la criminalità organizzata, come se ciò bastasse per controbattere l’obiezione. Poi ci sono il caso Brancher, il caso Scajola, il caso Verdini, il caso Bertolaso.

Fini lasciava trasparire la convinzione che il disegno di legge sulle intercettazioni telefoniche non verrà approvato così com’è dal Parlamento prima delle ferie estive.

Nonostante l’accelerazione, il premier sa bene di non poter trattare Fini come una pulce insignificante solo sulla base dei sondaggi che ne evidenziano la limitata forza elettorale.

Perchè il Pdl finito nelle mani di uomini come Bondi potrebbe subire una deflagrazione già prima che l’uomo di Arcore ottenga l’ennesimo ricorso alle urne.

GAD LERNER

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