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Brancher, ok(?) Ma Sviluppo economico? Lungo interim di Silvio nonostante la crisi Tra chi si gioca ora la partita della nomina

luglio 1, 2010 di Redazione 

L’autoreferenzialità della nostra politica – e, dispiace rilevarlo, in particolare del governo e, quindi, del suo presidente del Consiglio – è dimostrata efficacemente (è proprio il caso di dirlo?) da questa storia. Lasciamo pure da parte le reali motivazioni dell’assegnazione dell’ufficiale di collegamento tra Berlusconi e la Lega all’Attuazione del federalismo. Si tratta comunque della scelta di un nuovo ministro. Perché (naturalmente la domanda è retorica) allora non procedere con la designazione, urgente, del successore di Scajola alla guida del discastero-chiave per uscire strutturalmente dalla crisi? La messa in sicurezza dei conti, certo. Ma, come abbiamo avuto modo di ripetere più volte, se alla rimessa in pari del bilancio non si accompagnano interventi strutturali per rimettere in moto la nostra economia tra qualche tempo saremo punto e accapo. E non solo appunto non si fa ma il ministero preposto viene lasciato, di fatto, senza guida. Per non parlare del conflitto di interessi del presidente del Consiglio. Autoreferenzialità della nostra politica, ma anche del resto della stampa: di tutto questo non parla più nessuno, lasciando Berlusconi dormire sul comodo (per lui) guanciale dello Sviluppo (?) economico. Ci pensa allora il giornale della politica italiana, almeno a rimettere in circolo questo tema, raccontando, con Francesco Tempesta, su quali nomi, comunque, si finirà per puntare al momento – quando la maggioranza si deciderà – di fare la nomina. Francesco Tempesta dunque. Sentiamo.

Nella foto, Scajola mette le mani avanti (è proprio il caso di dirlo?): «Non voglio saperne (più) nulla»

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di Francesco TEMPESTA

Sono passati quasi due mesi da quando il ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, coinvolto nella bufera sull’inchiesta sul G8, lo scorso 4 maggio ha rassegnava le dimissioni. Scajola veniva infatti accusato di aver acquistato un appartamento in pieno centro a Roma con incantevole vista sul Colosseo, utilizzando fondi provenienti da Diego Anemone, uno degli imprenditori coinvolti dalle indagini.

Ad oggi però il ministero è ancora vacante e rimane ad interim nelle mani di Silvio Berlusconi il quale aveva assicurato che in tempi brevissimi sarebbe stato nominato un successore. Si tratta di un dicastero molto importante e prestigioso che, inglobando le Attività produttive e le Comunicazioni e Politiche di coesione, costituisce un punto di riferimento per l’intera economia italiana. Ma il ministero comprende anche una delega che sta molto a cuore allo stesso Berlusconi, quella sul nucleare. La scelta di un futuro successore per il Cavaliere non risulta delle più facili perchè potrebbe inoltre aprire degli importanti e nuovi scenari nella politica italiana.

Subito dopo le dimissioni di Scajola, naturale è scattato il toto-ministro con la relativa lunga lista di papabili. Il nome fatto nelle ore immediatamente successive è stato quello del viceministro allo Sviluppo economico Paolo Romani. Romani, già “uomo Mediaset” con delega alle Comunicazioni, sembra il successore designato ma pian piano il suo nome è stato accantonato. Conferire a Romani l’incarico di ministro avrebbe imposto a Berlusconi di ritirargli la delega alle Comunicazioni. Per questo la questione nella maggioranza è apparsa subito delicata e un po’ di mal di pancia si sarebbero fatti sentire se il Cavaliere avesse permesso a Romani di essere investito contemporaneamente di entrambe le cariche, cosa che avrebbe comportato un inevitabile conflitto d’interessi. Ma altri nomi, certamente meno papabili, sono circolati parallelamente nei corridoi di Palazzo Chigi.

Uno fra questi è quello dell’ex An Massimo Sarni. Attualmente amministratore delegato di Poste Italiane, Sarni sarebbe potuto essere l’uomo giusto al posto giusto. La sua provenienza avrebbe infatti permesso a Berlusconi di riconciliarsi con Gianfranco Fini. Secondo molti però, proprio lo scontro fra i due cofondatori sarebbe stato da ostacolo all’investitura di Sarni. Lo stesso ostacolo avrebbe messo fuori gioco le candidature di altri ex An come Stefano Saglia e Adolfo Urso, entrambi attuali sottosegretari allo Sviluppo economico.

Anche il nome del presidente dell’Antitrust Antonio Catricalà è rimbalzato fra gli addetti ai lavori ma è stato Catricalà in persona a darne la smentita definendo la sua candidatura una semplice voce.

Anche l’attuale ministro alle Politiche agricole Giancarlo Galan è stato inserito a suo tempo nella lista dei papabili. Il suo possibile passaggio allo Sviluppo economico innescherebbe comunque una serie di passaggi di poltrona che potrebbe permettere alla Lega di rafforzare ulteriormente la propria presenza nell’esecutivo, cosa che non dispiacerebbe affatto a Umberto Bossi.

Ma Berlusconi per individuare il successore ideale di Claudio Scajola avrebbe (avuto?) la possibilità di pescare anche al di fuori della nostra politica. Sia Emma Mercegaglia sia Luca Cordero di Montezemolo sarebbero finiti infatti nella lista del Cavaliere ma anche questa strada sarebbe risultata poco praticabile. Proprio la Mercegaglia, presidente di Confindustria, avrebbe esposto i propri dubbi circa l’investitura di Montezemolo; la stessa Marcegaglia che aveva poco prima rifiutato la proposta di Silvio. La conferma che queste due candidature sarebbe ormai tramontate arriva da Ignazio la Russa: secondo il ministro della Difesa il nuovo titolare dello Sviluppo economico “sarà un uomo Pdl e non un tecnico”.

Nessuna conferma arriva dal Palazzo per quanto riguarda le nuove candidature (virtuali) di Mario Valducci, attuale presidente della Commissione Trasporti, di Guido Crosetto attuale sottosegretario alla Difesa e di Luigi Casero sottosegretario all’Economia e alle Finanze. Ma nemmeno il nome di Antonio Azzolini, attuale presidente della Commissione Bilancio e grande esperto di economia, è del tutto fuori dai giochi. La situazione rimane comunque poco decifrabile e non ci sarebbe da sorprendersi se Berlusconi avesse in mente qualche outsider.

Francesco Tempesta

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