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Diario politico. Uno, dieci, mille Brancher Spazzati via processi a premier e ministri Nuovo lodo Alfano retroattivo-”allargato” Ma nel Pdl anche onestà e responsabilità Pisanu: “Anche per me gli eroi sono altri”

giugno 30, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Uscito dalla porta, lo scudo per Brancher rischia di rientrare dalla finestra. Di fronte alla reazione di sdegno per il caso del ministro nominato perché potesse sfuggire dai suoi guai giudiziari – a differenza di tutti noi cittadini – che – come ci ha rivelato ieri il nostro Crespi – trascina il presidente del Consiglio al punto più basso – in termini di fiducia – dal giorno del suo ritorno a Palazzo Chigi, Berlusconi non lascia, raddoppia. Accelera e si prepara a far approvare la versione costituzionale della norma che consente la sospensione (permanente) dei processi per… lui. E non solo. Stavolta anche le accuse “maturate” prima dell’inizio dell’attività di governo, nelle vesti di comuni cittadini, di fatto decadranno e – come già con la formula finale del legittimo impedimento – tutto ciò non varrà più solo per il capo del governo, ma anche per i suoi ministri. Silvio conta sull’effetto dispersivo e distensivo dell’estate ormai cominciata e su una memoria dell’opinione pubblica che si è già dimostrata corta. Ma questa volta la fretta (necessaria, dal suo punto di vista) potrebbe avergli giocato un brutto scherzo. Brancher ha segnato un punto di svolta e, forse, di non ritorno nel rapporto tra la maggioranza e il Paese. Che non sembra più disposto a farsi prendere in giro, a colpi di provvedimenti che sollevano i membri del governo dalle responsabilità per le quali un comune cittadino passa anni interi entrando e uscendo dai tribunali. In questo quadro il risveglio, per un Berlusconi che, come abbiamo avuto modo di scrivere, non appare più brillante come una volta, potrebbe essere bru- sco. Il racconto della giornata, all’interno, di Bagnoli.

Nella foto, Angelino Alfano

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di Nicolò BAGNOLI

«E’ ragionevole ipotizzare che nella stagione dei grandi delitti e delle stragi si sia verificata una convergenza di interessi tra Cosa nostra, altre organizzazioni criminali, logge massoniche segrete, pezzi deviati delle istituzioni, mondo degli affari e anche della politica. Questa attitudine a entrare in combinazioni diverse e’ nella storia della mafia e, soprattutto, è nella natura stessa della borghesia mafiosa». Così il presidente della Commissione Antimafia Beppe Pisanu davanti all’organismo bilaterale di inchiesta. Inoltre la trattativa tra Mori e Ciancimino «fu forse la deviazione di un’audace attività investigativa» e da quella tra Bellini-Gioè-Brusca-Riina «nacque l’idea di aggredire il patrimonio artistico dello Stato».

Secondo Pisanu l’obiettivo di Cosa nostra era l’abolizione del 41 bis e il ridimensionamento di «tutte le attivita’ di prevenzione e repressione. Ci fu una singolare corrispondenza di date che si verifica, a partire dal maggio del ’93, tra le stragi sul territorio continentale e la scadenza di tre blocchi di 41 bis emessi nell’anno precedente. La mafia ha forse rinunciato all’idea di confrontarsi da pari a pari con lo Stato, ma non ha certo rinunciato alla politica» dice Pisanu.

«Bloccato il braccio militare, ha certamente curato le sue relazioni, i suoi affari, il suo potere – spiega l’ex capo del Viminale – Ma dagli anni ’90 ad oggi ha perduto quasi tutti i suoi maggiori esponenti, mentre in Sicilia è cresciuta grandemente un’opposizione sociale alla mafia che ha i suoi eroi e i suoi obiettivi civili e procede decisamente accanto alla magistratura e alle forze dell’ordine».

La reazione del Procuratore Nazionale Antimafia Pietro Grasso non si è fatta attendere: «Le teorie sono belle ma, nei processi, abbiamo bisogno delle prove giudiziarie. Le prove costruite su tante fonti non hanno mai consentito di costruire la prova penale individualizzante in grado di accertare responsabilità».

Avanti (!) col federalismo (?). Il Consiglio dei ministri approva la relazione del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, sul federalismo fiscale. «Il federalismo municipale è passo importante» commenta Umberto Bossi. «Si tratta di dare ai comuni – per adesso perché poi toccherà anche a regioni e province – un processo di finanza propria che si basa sul fatto che i comuni avranno tutte le tasse che riguardano gli immobili».

La prima casa, tiene a ribadire Tremonti, resterà esente da imposte. «Ho sentito parlare dei costi del federalismo fiscale: Il costo c’è se non si fa, se si lascia fuori controllo la finanza pubblica». Dal ministro anche un’indicazione sulla cedolare secca per gli affitti: «E’ nel nostro programma e questo è il posto giusto per farla».

Alemanno sfonda-caselli. «Pedaggio sul Gra? Impossibile: se qualcuno sul Raccordo mette qualcosa per far pagare il pedaggio vado io con la macchina e lo sfondo»: parola del sindaco di Roma. «L’aumento ai caselli è una decisione ministeriale che non riguarda solo i caselli alle porte di Roma. Quello che è stato garantito dal governo è che non c’è un pedaggio sul Gra per i cittadini che si spostano da una parte all’altra della citta». Sostegno al primo cittadino della Capitale da Renata Polverini: «Ho già espresso la mia contrarietà alla tassa. Per i cittadini del Lazio il Grande Raccordo Anulare è un tragitto di strada da percorrere per andare al lavoro o a scuola. Non è immaginabile un pedaggio».

Opposta la reazione del presidente della Provincia di Roma Luca Zingaretti: «A questo punto comincio a vedere un’ombra leghista che pesa su Roma perché è evidente che anche in questo atto su 26 caselli su cui viene proposto l’aumento del pedaggio, 9 sono su Roma. Il bilancio di quello che sta facendo questo governo per Roma e la sua area metropolitana è: più tasse e meno servizi e non è una cosa accettabile. Stiamo facendo i conti ma visto il volume di traffico la gran parte di questo prelievo fiscale da parte dello Stato sarà contro i romani e i pendolari, cioè contro coloro che sono costretti a prendere la macchina perchè i treni non funzionano o sono stracolmi. Chi prenderà la macchina avrà un balzello in più. Le associazioni di consumatori parlano di un esborso di circa 300 euro l’anno che forse a qualche miliardario faranno ridere, ma che per una famiglia normale è un vero e proprio salasso. Sto sentendo gli amministratori del territorio e spero che tutti si uniscano per ribadire l’iniquità di questi provvedimenti».

D’Alema presidente della Foundation of european progressive studies (Feps). L’assemblea della federazione, riunita a Bruxelles, si è espressa in suo favore all’unanimità. «L’elezione di Massimo D’Alema a presidente della Feps, oltre che alla persona è un riconoscimento all’originalità e al valore dell’esperienza del Partito democratico» è il commento di Piero Fassino. «La Fondazione per gli studi progressisti europei – dice il responsabile economia del Pd – creata proprio per promuovere il confronto e la riflessione sul rinnovamento delle culture progressiste del nostro continente, è la più importante fondazione politica europea ed è uno dei luoghi più rilevanti per sviluppare quell’innovazione politica del riformismo che è una delle ragioni costitutive del Pd». «Sono certo – conclude Fassino – che, da presidente della Feps, D’Alema, per l’esperienza e per la grande stima di cui gode in Europa, contribuirà a quel percorso di innovazione culturale e politico in cui tutto il Partito Democratico si riconosce».

Enrico Letta: «La nomina di D’Alema alla presidenza del Feps è un risultato di rilievo per tutto il Pd, una grande opportunità per i Democratici e un riconoscimento per il ruolo di uno dei nostri principali e più autorevoli leader». Anche il vice presidente del Senato, Vannino Chiti, esprime le sue congratulazioni e i suoi migliori auguri di buon lavoro a D’Alema per l’elezione al prestigioso incarico di presidente della Feps. Infine, una nota anche di Sandro Gozi, deputato e responsabile Pd per le Politiche europee: «Un riconoscimento giusto e puntuale alla qualità del suo impegno politico e del suo profilo di uomo di governo. La nomina di D’Alema è per il Pd motivo di grande orgoglio e soddisfazione: uno dei suoi principali esponenti arriva alla guida di una tra le più prestigiose e stimate fondazioni europee, dimostrando la portata continentale dell’esperienza del progressismo Italiano».

Nicolò Bagnoli

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