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***Brancher e gli altri***
BERLUSCONI E’ AGLI SGOCCIOLI (?)
di ALDO TORCHIARO

giugno 28, 2010 di Redazione 

Stiamo facendo fatica ad accorgercene, ammaliati dall’arte berlusconiana. Il sorriso del presidente del Consiglio, la sua “cantilena rassicurante”, l’inerzia che mantiene in vita tutto questo fanno sembrare a tutti noi, ancora non del tutto capaciti del fenomeno-Berlusconi (quindici anni dopo), che la “costruzione” del presidente del Consiglio sia ancora integra e salda in controllo del Paese. E in parte è così, perché non è ancora emerso l’uomo, o la parte (il Pd è ancora lontano dal diventarlo, ma in fondo è un gigante in età immatura, o addormentato, che potrebbe crescere o svegliarsi all’improvviso) che può tirare le fila di ciò che ora stiamo per indicare. Ma il caso, fantozziano, del ministro nominato perché potesse sfuggire ai propri guai giudiziari grazie al legittimo impedimento è il segno che la fine è iniziata, e non da oggi, e coincide – come sempre – con il momento di massima sicurezza dei protagonisti. In questo editoriale per il giornale della politica italiana, la grande firma di E Polis e de il Politico.it invita Berlusconi a riprendere in mano la situazione, ad aggiustare quel motore che, scrive Torchiaro, si è probabilmente spento nella sala macchine del Pdl; ma è probabile che la macchina (nel suo complesso) sia ormai sfuggita di mano: vuoi per l’età ormai abbastanza avanzata del premier, vuoi perché quando la misura è colma il tappo finisce per saltare, per usare le parole di Paolo Mieli, che primo fra tutti ha visto questo che noi – comunque primi tra gli altri – segnaliamo ora, vuoi perché (ed è in parte una conseguenza delle prime cause) intorno a Berlusconi è stata bruciata molta erba (in tutti i sensi?) in questi anni, la macchina, appunto, non è più quella di una volta, e non risponde più, come prima, ai comandi. Per questo in casa-centrodestra, dove ovviamente hanno ancora più forte il polso della situazione, è già cominciata la lotta (per ora sommersa) per la successione. Noi abbiamo scritto di Tremonti e del suo tessere le fila del dopo-Berlusconi; ma anche Alfano sarebbe in movimento. E se anche Ernesto Galli della Loggia, oggi, sul Corriere, parla di rischi per il governo, così come titoliamo noi, vuol dire che, davvero, siamo ad un passo dalla fine. Di cosa? Avremo modo di ragionarne nei prossimi giorni. Intanto, Torchiaro.

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

Da quando Gianni Letta, ormai interlocutore naturale e apprezzato del Quirinale, ha telefonato a Giorgio Napolitano per informarlo dell’intenzione di nominare un nuovo ministro, sono trascorse due settimane. Quindici giorni in cui il “pastrocchio”, come lo avrebbero sentito definire sul Colle, si è allargato a macchia d’olio. Una serie di passi falsi e improvvisazioni hanno trasformato in una farsa ben poco istituzionale la nomina a ministro di Aldo Brancher.

Il parlamentare veronese del Pdl doveva essere titolare di un dicastero del Federalismo. Quando si parla di questo tema è naturale che sia la Lega Nord ad avere voce in capitolo. Invece no. I leghisti sono stati presi in contropiede, perché dell’iniziativa del ministero del Feralismo non sapevano nulla. E dato che il federalismo altro non è che una riforma dello Stato, Umberto Bossi, ministro delle Riforme, ha fatto presente di essere l’unico titolare di quell’ambito, nell’esecutivo.

A quel primo impasse sono seguiti inciampi a non finire. Il neoministro non si occupa di federalismo, precisa il giorno dopo il giuramento. Si occupa invece di “Decentramento e sussidiarietà”, anche se il decreto con le deleghe esatte non è ancora comparso sulla Gazzetta Ufficiale. E qui la farsa è diventata tragedia. I legali di Brancher, indagato nel processo per la scalata ad Antonveneta e imputato per appropriazione indebita e ricettazione con la moglie Luana Maniezzo, tentano la carta del “legittimo impedimento”, perché deve “organizzare il ministero”. Una sparata. Peggio: una sparata disperata. Che ha avuto l’insolito merito di far infuriare tutti: dal presidente Napolitano alla magistratura, dalla Lega a Fini. Alle opposizioni viene regalato un assist insperato, mentre la lontananza di Berlusconi, impegnato a Toronto per il G20, ha contribuito a gettare la maggioranza nel caos.

Il problema deve essere a monte. Nella cabina di regia del Pdl, qualche meccanismo si è inceppato. Si è spento un motore. I troppi errori concatenati e la mal destrezza con cui si è gestito l’irrituale siparietto di questi giorni denotano un segnale che deve far riflettere.

Al dietro front imposto a Brancher, che si presenterà in aula per essere processato, hanno lavorato gli stessi vertici che ne avevano lanciato l’investitura ministeriale. Berlusconi riprenda subito in mano il timone, sacrificando chi deve essere sacrificato, perché altrimenti sarà tutto il convoglio a rischiare di affondare.

ALDO TORCHIARO

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