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***Il/in confronto***
L’ITALIA COME L’ITALIA DI LIPPI (?)
di MARCO ROSADI

giugno 26, 2010 di Redazione 

La grande firma del giornale della politica italiana affronta i limiti della Nazionale come, scrive, del Paese. Nell’introdurre e nel commentare il pezzo di Rosadi rilanciamo la ricetta: coinvolgimento e coordinamento sono le parole-chiave per il “ritorno” della nostra nazione, che può e deve essere rimotivata da una politica italiana che ricominci a preoccuparsi di fare solo il bene dell’Italia, il solo interesse di tutti gli italiani. E lo può fare, appunto, solo insieme al resto (stavolta non è proprio il caso di dirlo) del Paese. Ci torneremo, anche perché la grande mission del giornale della politica italiana è contribuire in maniera decisiva, come già sta avve- nendo, alla ripartenza e a rifare grandi tutti noi.     

La vignetta è di theHand

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di MARCO ROSADI

Da sempre canzonette e calcio sono specchio e cartina al tornasole del Belpaese. A volte è più convincente un motivetto orecchiabile di un trattato di filosofia. “Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere”, avverte ancora una canzone degli anni sessanta. E anche le disfatte calcistiche possono rivelare la salute malferma di un popolo di poeti, navigatori e indomiti calciatori di un tempo così vicino, così perduto.

Nella recente Caporetto dei campioni del mondo c’è il volto sfiorito di un’Italia grigia e apatica. E a nulla servono lifting, botulini e silicone, perché la faccia è ormai ridotta una smorfia esulcerata che non guarda più al futuro.

È il sembiante e l’anima – già svenduta – di un Paese fermo, acquitrinoso, che fa melina quando dovrebbe reagire con decisione. Ed è perciò coerente parlare di fenomenologia della rinuncia e dell’autocommiserazione. Come dimenticare, infatti, le pietose scusanti dello speaker e del commentatore durante la catastrofica partita, mentre la Slovacchia incombeva.

«Gli slovacchi sono troppo alti e aggressivi». Certo. Poi quelle trombette ronzanti farebbero saltare i nervi anche a un santo, figuriamoci ai nostri ipersensibili cannonieri. E la notevole escursione termica non ha certo fatto bene alla squadra che, nonostante le paterne raccomandazioni del Ct, ha scordato le maglie della salute a casa.

Ah, stavamo per dimenticarlo. La battuta disfattista del Senatur è forse il vero colpo di grazia inferto a un morale già a terra, sforacchiato come una groviera. Sì, però Umberto ha chiesto scusa. Excusatio non petita… Lasciamo andare latino e padano, e ritorniamo alle tre “randellate” slovacche.

A ben poco sono serviti i guizzi di Quagliarella e Pirlo. Slovacchia 3 Italia 2. Tutti a casa con la coda tra le gambe. Zitti e mosca! L’onesto e coraggioso mister viareggino si è immediatamente assunto la responsabilità della Waterloo sudafricana.

Sono il ritratto di un popolo indolente e rinunciatario, questi Azzurri super pagati che non credono più in loro stessi? O sono il dagherrotipo di una nazione impoverita, anche sul piano morale, dalla politica della dissennatezza di chi, a differenza di Lippi, finge di prendersi su di sé le responsabilità?

Beh, non esageriamo con dubbi, paragoni e giudizi avventati.

Infondo il calcio è soltanto il gioco più bello del mondo, direbbe chi lo ama. E “bisogna saper perdere, non sempre si può vincere”. Ora poi sembra che il vero problema della Nazionale sia la mancanza di vivai. Al contrario, la politica italiana è ventilata da un continuo ricambio, non solo generazionale… Peccato che questo non sia vero. Da noi, il domani rimarrà ancora lontano e perduto come la Coppa Rimet.

MARCO ROSADI

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