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***L’editoriale***
SE LA CGIL SOSTITUISCE IL PD
di ALDO TORCHIARO

giugno 26, 2010 di Redazione 

Ieri la piazza per protestare contro la manovra. Lasciamo stare – per un momento – lo specifico delle rivendicazioni: è evidente come il sindacato si stia facendo carico di offrire quella rappresentanza e quel contraltare che il (principale partito del) centrosinistra non è, al momento, in grado di dare. La situazione dei lavoratori, scrive la grande firma di E Polis e de il Politico.it, è delicata; mai come ora sarebbe importante, per la nostra democrazia, che i Democratici (non a caso) svolgessero il loro ruolo. Anche per isolare quegli estremisti terroristi beceri che tornano a rivolgere minacce a Pietro Ichino. Insomma, il Pd non fa male solo a se stesso, fa male al Paese. Il giornale della politica italiana si è speso e si spenderà ancora in suggerimenti per Bersani e i suoi. Fini, lo abbiamo visto, ascolta il Politico.it; sarebbe ora che comin- ciassero a farlo (di più) anche i Democratici (per loro). Torchiaro dunque, sull’”assenza” dei riformisti. 

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

Tante bandiere rosse, ieri, in piazza da Milano a Roma, da Bologna a Napoli. Sono quelle del sindacato, intendiamoci. Ma è sempre rosso. Il popolo della Cgil è sceso in piazza contro la manovra in discussione in Parlamento, contro i tagli e i provvedimenti per il pubblico impiego, e più in generale, contro la politica economica del governo.

A sostituire l’ormai endemica assenza di un’opposizione organizzata, il “sindacato del no” non perde un’occasione per sfilare la piazza allo stesso Pd. Il quale per ritagliarsi uno spazio muove, come può, Bersani. Il segretario Pd ha fatto capolino l’altro giorno al sit-in dei sindaci contro i tagli agli enti locali. E ieri si è fatto trovare, ad insaputa degli stessi organizzatori, in prima fila al corteo milanese. Nichi Vendola si è posto alla testa del corteo Cgil a Napoli, candidandosi tacitamente alla guida del centrosinistra. Di Pietro, capita l’antifona, si è precipitato ad affiancarlo.

La sensazione è che la frattura sindacale di questi giorni, la più lacerante dai tempi della scala mobile, colga il centrosinistra all’apice del suo stordimento. Paolo Nerozzi, senatore del Pd dal lungo passato sindacale, non ha fatto mistero di digerire male l’accordo che a Pomigliano è stato sottoscritto dal 62% dei lavoratori, tramite referendum. Nello stesso giorno una sequela di minacce viene rivolta a Pietro Ichino, coraggioso giuslavorista del Pd, dai componenti in manette delle Nuove Br. Gli assassini di Marco Biagi, per intenderci. E’ lo specchio di quel che accade nel partito dalla (mancata) vocazione maggioritaria, un contenitore che tende a rappresentare tutto e tutti, e perciò è incapace di indicazioni univoche.

Ancora una volta il peggior nemico della sinistra è la sinistra stessa.

Il susseguirsi degli scioperi non va sottovalutato: i lavoratori - soprattutto nel pubblico impiego – non vivono la competitività dei mercati e le dinamiche della globalizzazione come altre categorie produttive. E tra gli operai del Sud e quelli del Nord si evidenziano per la prima volta fratture di rilevante entità. Anche per questo, un partito riformista capace di incanalare il consenso di queste parti della società sulla via della ragionevolezza sarebbe di particolare importanza per la vita democratica del Paese. Dato che la politica colma sempre i vuoti, la Cgil e le sue bandiere rosse stanno colmando quello della sinistra dallo stesso colore. All’appello mancano i riformisti. Chi ne colmerà l’assenza?

ALDO TORCHIARO

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