Top

Brancher scuote gli italiani e Napolitano ‘No, non ha alcun legittimo impedimento’ Così (ora) anche la Lega prende distanze E i finiani: “Quella mossa, inopportuna”

giugno 25, 2010 di Redazione 

Il neo- ministro «non ha portafo- glio» dunque non non ha nessun ministero da costruire e perciò neppure alcunché gli impedisca di presentarsi ai processi. Quando è troppo è troppo. Studiato a tavolino per esplodere nelle ore della partita della Nazionale, e passare, così, (quasi) inosservato, il caso Brancher al contrario fa breccia nei sentimenti (di indignazione) degli italiani e si rivolta contro il governo per raggiunto limite di sopportazione: l’Italia è Paese abituato al peggio, cui il presidente del Consiglio ha insegnato a non “patire” più per nulla, ma di fronte ad una presa in giro-provocazione, come l’ha definita il nostro Gad Lerner, tanto palese, anche i nostri concittadini sotto effetto dell’anestetico berlusconiano reagiscono, e mettono nelle mani del capo dello Stato la palla di una risposta. Che prontamente, in serata, arriva. Per la sorpresa di tutti, Napolitano raccoglie lo spirito del (breve) tempo e rispedisce al mittente la “giustificazione” di Brancher che ventiquattrore dopo avere giurato al Quirinale aveva già brandito lo scudo del legittimo impedimento, confermando i sospetti sulla strumentalità della nomina. Il giornale della politica italiana vi racconta come nessun altro questa storia (è proprio il caso di chiamarla così). Baffigo.

Nella foto, Aldo Brancher

-

di Ginevra BAFFIGO

Sul caso Brancher il Colle decide infine, in questo venerdì, di prendere posizione: «In rapporto a quanto si è letto su qualche quotidiano questa mattina a proposito del ricorso dell’on. Aldo Brancher alla facoltà prevista per i ministri dalla legge sul legittimo impedimento – recita la nota del Quirinale – si rileva che non c’è nessun nuovo Ministero da organizzare in quanto l’on. Brancher è stato nominato semplicemente ministro senza portafoglio». «Non so niente, devo sentire. Non ne sapevo niente» è la sola risposta che il neo-ministro sa dare a caldo.

L’ennesimo scandalo di questa legislatura potrebbe portare ad un nuovo costoso cambio della guardia, in questo caso, al ministero della sussidiarietà e del decentramento. Aldo Brancher è infatti imputato a Milano per rispondere dell’accusa di appropriazione indebita per il tentativo di scalata di Antonveneta da parte di Bpi e dopo sole poche ore da ministro si è appellato al legittimo impedimento. La ragione della richiesta dei legali è «la necessità di organizzare il nuovo ministero». In questo modo il ministro potrebbe dunque richiedere la sospensione del processo fino al prossimo 7 ottobre. Ma la procura di Milano potrebbe anche eccepire la costituzionalità del provvedimento, come già fatto per altri, in virtù del fatto che la norma è ora all’esame della Corte Costituzionale, affinché ne verifichi la rispondenza ai principi della Costituzione.

Centrosinistra all’attacco. Mentre il caso tiene occupate le toghe milanesi, a Roma scoppia una vera e propria bufera. Le opposizioni sono sul piede di guerra: «Giovedì il mondo ha imparato due cose sull’Italia: che la Slovacchia ci ha buttato fuori dai mondiali e che nel nostro paese si fanno ministri per scansare la giustizia. Non so quale appaia più vergognosa, ma credo proprio la seconda, perché il campionato mondiale di calcio si può anche perdere, ma non si può perdere la dignità delle istituzioni». Così Bersani chiosa lo scandalo ministeriale. Poi guarda alla Lega ed i toni non si fanno più leggeri: «La Lega – dice il segretario Democratico – non può continuare a fare la ballerina, che c’è e non c’è, vede e non vede, ma è responsabile di tutto, Brancher compreso. Basta alla Lega di lotta e di governo senza di lei non ci sarebbe tutto questo». Mentre sulla scelta di Napolitano, è Enrico Letta a commentare: «Le parole del Quirinale sono un macigno. Solo le dimissioni del ministro Brancher possono sanare questo scandalo. Le chiediamo per il bene del Paese e per il rispetto delle istituzioni». E gli fa subito eco Walter Veltroni: «Penso che il ministro Brancher dovrebbe dimettersi. Le ragioni della sua inopinata nomina sono emerse immediatamente nella loro reale natura». «Il Quirinale ha reso evidente la pretestuosità delle motivazioni con le quali il neo ministro ha tentato di usare la sua carica per non rispondere ai magistrati». «Il rapporto diretto tra la nomina e il tentativo di avvalersi immotivatamente del legittimo impedimento – conclude Veltroni – delegittima il ministro Brancher. Le sue dimissioni mi sembrano il minimo atto di responsabilità richiesta».
Dall’Udc invece, Pier Ferdinando Casini, incalza, ma con ben altri toni: il legittimo impedimento «bastava per il presidente del Consiglio, non c’era alcun bisogno di estenderlo ai ministri. La vicenda Brancher dimostra che il troppo stroppia e che è stato un infortunio, un grande errore politico per la maggioranza volerlo estendere ai ministri. Infatti, un conto è teorizzare una specifica funzione di Berlusconi come premier, su cui eravamo d’accordo, altra cosa fare la corsa per estendere il legittimo impedimento ai ministri, che è soltanto il prologo della corsa a fare dei nuovi ministri. A fare una brutta figura, però, non è solo Brancher, ma il governo».
L’Idv non si fa pregare e parte alla carica, rimarcando la posizione del Colle. Antonio Di Pietro sottolinea che «la nota del Quirinale dimostra come Brancher abbia preso in giro non solo i magistrati ma lo stesso presidente della Repubblica». «L’Italia dei Valori ha sostenuto, sin dal primo momento, che la vera motivazione per cui Berlusconi ha nominato Brancher ministro – segue Di Pietro – è quella di permettergli di sfuggire dalle aule del Tribunale per garantirgli l’impunità e non certo quella di farlo lavorare per il Paese. L’Idv chiede le immediate dimissioni di Aldo Brancher e, per questo, presenterà una mozione di sfiducia». «Vogliamo vedere – conclude Di Pietro – il Parlamento da che parte si schiererà. D’altronde il caso Brancher è peggio del caso Scajola».

Dalla maggioranza… Le parole del magistrato di Mani Pulite sollevano un polverone, che repentinamente dal governo si tenta di minimizzare: le dichiarazioni del Quirinale «si ascoltano – sostiene la Russa – non si commentano e questo vale soprattutto per me, ministro della Difesa. Per quanto ne so Brancher formalmente ha diritto di avvalersi del legittimo impedimento. Sulle ragioni concrete, però, non so dire». Quanto alle dimissioni richieste da Di Pietro, il coordinatore del Pdl è polemico: «Se si applicassero a Di Pietro le norme che lui prevede, per le vicende che gli sono capitate dovrebbe dimettersi lui». «A me risulta che la Lega non ha dei mal di pancia su Brancher – aggiunge poi il ministro – è primo ufficiale di collegamento tra Berlusconi e la Lega. Se ci fossero dei mal di pancia mi stupirebbero, è il parlamentare di Pdl più vicino alla Lega». Daniele Capezzone, portavoce del Pdl: «Ancora una volta, va espresso rispetto per il Capo dello Stato. Non è purtroppo possibile esprimere analogo rispetto e considerazione per un’opposizione che strumentalizza le parole del presidente della Repubblica per condurre un tentativo di linciaggio contro il ministro Brancher e contro il Governo Berlusconi».

…ancora una volta divisa. I finiani infatti non sono nuovi a far rimostranze quando ci si appella al legittimo impedimento. E ben prima dell’intervento di Napolitano, Italo Bocchino e Fabio Granata avevano espresso delle forte critiche al neo ministro Brancher: «È inelegante che un ministro appena nominato e ancora senza delega – sottolinea Bocchino – cominci invocando il legittimo impedimento che era stato pensato per impedire le aggressioni dei magistrati ai ministri, non per nominare ministri che erano già sotto processo». E sulla stessa lunghezza d’onda ritroviamo anche il vicepresidente dell’Antimafia: «La procedura con cui si è arrivati da parte del nuovo ministro a chiedere il legittimo impedimento è inopportuna sul piano politico. Sul piano formale non c’è nulla da eccepire, su quello politico molto. Anche alla luce di una delega che non è chiara e non è stata ancora attribuita».

Ginevra Baffigo

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom