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Il caso. Ma ecco cosa pensano gli italiani della Lega di Luigi Crespi

giugno 24, 2010 di Redazione 

Pensano, in molti casi, che quelle leghiste siano sparate senza sen- so, anche quelle che afferiscono al tema della (dis)unità nazionale. Ma anche certe estemporaneità democratico-costituzionali del presidente del Consiglio quindici anni fa sarebbero state giudicate allo stesso modo. E oggi sono (quasi) entrate nel senso comune. Un “maestro” dell’arte (?) del convincimento, il ministro della propaganda nazista Joseph Goebbels, diceva che «una bugia ripetuta molte volte diventa una verità». Vale per le bugie tout court, ma vale anche per le idee e i concetti. Luigi Crespi e il giornale della politica italiana sono stati i primi a porre il problema della serietà della “questione leghista”. Oggi il grande sondaggista ci spiega a che stadio di avanzamento è il processo di convincimento da parte di Bossi: e il livello è (ancora), appunto, molto basso. Ma, come ha detto il presidente della Camera rilanciando il nostro sprone alla nostra politica, la propaganda può, nel tempo, sopperire all’attuale “mancanza” e fare molto male. La risposta da dare è adesso. Cominciando a chiamare la Lega con il proprio “nome”. I dati del sondaggio commentati, come sempre, da Crespi in persona.

Nella grafica, Luigi Crespi

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di LUIGI CRESPI

Gli esiti di questo sondaggio, che trovate nelle tabelle a fondo pagina, non mi consolano affatto, né come sapete credo che l’azione politica della Lega sia da ascrivere al folklore propagandistico. Credo, invece che la Lega abbia nel profondo del suo animo una reale aspirazione che tenda a dividere e spezzare il nostro Paese.

Le ampolle, le battute sulla Nazionale, gli attacchi all’inno nazionale parlano e solleticano proprio quest’anima profonda leghista che Bossi e i suoi cercano di tenere sotto controllo.

Il disagio della Lega è forte perché in una condizione di crisi economica, e non solo economica come l’attuale, se si trovasse all’opposizione potrebbe tentare non tanto l’avventura secessionista, ma di sfondare elettoralmente in termini di consenso nei propri territori di riferimento.

L’humus della Lega è di lotta non di governo. È un partito di protesta e di antagonismo, a prescindere dai buoni ministri e amministratori di cui può disporre. Rimane pur sempre un partito-contro. Questa è la sua vocazione. Questa è la sua intima essenza!

È soltanto attraverso il linguaggio della contrapposizione che riesce a definire al meglio la propria identità e quindi ad espandere il proprio consenso.

Oggi, con il federalismo tremontiano poco convincente all’interno delle dinamiche di una maggioranza nella quale prevale solo il rapporto con Berlusconi, la Lega fa fatica a spiegare ai propri militanti che cosa ci stia a fare a Roma.

Allora ecco spiegate le sparate di questi giorni. Sparate direttamente proporzionali alle crescenti difficoltà del Carroccio. Ma sono sparate che agli italiani non piacciono, che ancor meno piacciono agli elettori del Centrodestra, e che soprattutto non convincono gli elettori della Lega, ma che sortiscono un effetto consolatorio e autoreferenziale: riscaldano i cuori dei militanti che animano il prato di Pontida.

LUIGI CRESPI

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