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Diario politico. Leadership e premiership Ora Berlusconi parla di Pdl su Forzasilvio E intanto Tremonti ci governa(?) il Paese Se il cambio della guardia c’è già stato (?)

giugno 24, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il giornale della politica italiana legge la nostra politica come nessun altro. Pietro Salvatori scriveva oggi che il futuro, per il centrodestra, è di Giulio Tremonti, nel senso che sarà lui, presumibilmente, a succedere al presidente del Consiglio. E abbiamo parlato di un «cambio della guardia» che sarebbe potuto avvenire «prima del previsto». La giornata di oggi ci dice che la nostra “previsione” non solo era giusta, ma che il cambio della guardia, almeno alla guida del governo, c’è già stato. Ed entra in gioco la distinzione che Giuliano Amato introdusse nella nostra politica nel 2000, quando il centrosinistra dovette scegliere tra lui e Rutelli per la sfida a Berlusconi alle politiche del 2001. «Chiedo alla maggioranza che mi sostiene di riconoscersi nella candidatura di Francesco Rutelli e contemporaneamente nel mio governo»: la distinzione tra leadership e premiership, appunto, che oggi si ripropone nell’altra metacampo. Il primo passo è stato desautorare gli altri ministri, di fatto commissariati da Tremonti che attraverso il controllo del cordone della borsa ha fatto il bello e il cattivo tempo con i loro settori di competenza. Poi, quando per la prima volta il governo nel suo complesso ha cominciato ad occuparsi del Paese e non più solo delle vicende del presidente del Consiglio (formale) – ovvero al momento di fronteggiare il rischio-default – non solo perché la competenza economica è (anche formalmente) di Tremonti è stato Giulio a dettare la linea. L’immagine di un Berlusconi “sconfitto” e costretto ad annunciare una manovra – e quindi, per le ragioni che abbiamo detto, un’azione complessiva del governo – non sua è la fotografia di un cambio della guardia ormai compiuto. Ma l’istantanea-simbolo ce la consegna, appunto, la giornata di oggi: Tremonti a discutere con le Regioni della finanziaria, del federalismo, insomma del futuro del Paese (nel merito, dopo la cronaca di stasera, torneremo in giornata); Berlusconi a rispondere alle domande dei militanti sul sito dei suoi sostenitori. Da leader Pdl, certo. Che non è più però (il vero) premier. Il cambio della guardia per quanto riguarda la premiership si compie oggi. E presto sarà la volta della leadership. Il racconto, all’interno, di Finelli.

Nella foto, il presiden…dell’Economia, Giulio Tremonti

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di Carmine FINELLI

Giornata movimentata quella odierna. Al centro del dibattito politico ancora la “sforbiciata” di Giulio Tremonti che con la sua manovra correttiva rischia di mandare in crisi diversi bilanci regionali. E’ polemica dunque tra i presidenti ed il ministro dell’Economia. Tremonti dal canto suo non si lascia intimorire e va avanti dritto per la sua strada. “Questa manovra è necessaria, senza si ha il collasso, il crollo”. Per Giulio Tremonti non c’è nessuna alternativa al testo economico varato dal governo ed ora all’esame del Senato. Al termine dell’incontro con le Regioni, tenuto oggi, il ministro spiega che non ci sono alternative nemmeno sui saldi, sulle risorse e sulla distribuzione dei tagli. La riduzione della spesa dello Stato fatta negli anni passati non permette di pensare ad una redistribuzione dei sacrifici che chieda di più all’amministrazione centrale alleggerendo la manovra sulle Regioni e gli enti locali. “La manovra – dice Tremonti – resta ferma negli importi, nella composizione e nella distribuzione”. Si può discutere, secondo il ministro, della possibilità di “mettere insieme anche le Regioni a statuto speciale che sono più ricche e considerare come un unico comparto tutte le Regioni in modo che il concorso sia proporzionale alla loro disponibilità”. Il ministro ammutolisce dunque i governatori. I quali confermano il cattivo esito del confronto con Tremonti. “L’incontro con il governo è stato molto negativo: non abbiamo trovato nessuna sostanziale apertura” sostiene il presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani. “Questa manovra – continua Errani – di fatto mette il federalismo fiscale in una condizione di non praticabilità». Secondo il presidente dell’Emilia Romagna, la manovra «è ipercentralista: taglia l’1.22% alle amministrazioni centrali e il 14% alle Regioni». Il presidente della Conferenza delle Regioni ha annunciato che il confronto con Tremonti continuerà ma ha anche sottolineato che il governo «deve fare proposte serie».
Tremonti ribadisce che “è arrivato il momento di applicare la logica evangelica: chi più ha, può dare di più. Pensiamo che le Regioni – prosegue il ministro – possano essere considerate come un comparto complessivo; tra le speciali ce ne sono alcune che hanno moltissimo, alcune sono nel nord e penso per esempio al Trentino. Presumo che possano concorrere un po’ di più”. Il ministro conferma anche che il governo sta lavorando intensamente alla relazione sul federalismo fiscale: “Dovremmo portarla al consiglio dei ministri martedì prossimo” annuncia.
Precedentemente all’incontro con le Regioni, il Tesoro ha diffuso le stime degli effetti della manovra sulla crescita del Paese. La tabella consegnata alla commissione Bilancio al Senato valuta l’impatto macroeconomico delle misure per il 2011-2013 rispetto alle stime della Relazione unificata sul’economia e la finanza pubblica (Ruef). Secondo le stime del Tesoro, l’economia italiana subirà un’ulteriore flessione a causa della manovra, che disinnescherà in parte gli effetti delle ripresa. La manovra avrà un impatto sul Pil negativo: nel triennio 2010-2012 la riduzione sarà pari allo 0,5%. Naturale conseguenza di ciò è la caduta del Pil dall’1% previsto dalla Ruef allo 0,9%. Stando ai dati contenuti nella tabella, il Pil nel 2011 e nel 2012 cala rispettivamente per ciascun anno dello 0,2%, mentre nel 2013 l’effetto sarà nullo.
L’impatto del provvedimento sull’occupazione, rispetto alle stime della Ruef sarà pari a zero nel 2010 mentre nel 2011 determinerà una riduzione pari allo 0,1% e dello 0,2% nel 2012 e nel 2013.

L’unità (?) del Pdl. Se Tremonti litiga con i governatori, Silvio Berlusconi è molto cordiale con i suoi sostenitori che gli pongono domande sul portale Forzasilvio.it. Domande alle quali è lo stesso Berlusconi a rispondere. Anche oggi è tornato a farlo parlando di partito e di unità. Dividersi all’interno del Pdl “sarebbe un errore imperdonabile, è una prospettiva a cui mi opporrò con tutte le forze sicuro di interpretare la volontà della nostra gente. Anche la tua, caro Nino” dice Berlusconi, rispondendo alla domanda di “Nino”. Berlusconi poi continua: “Mio caro il nostro non è un partito. È un grande movimento di popolo in cui siamo tutti orgogliosi di riconoscerci, e io per primo. Il Popolo della Libertà invece è un movimento che si rivolge a tutti. Siamo diversi dai vecchi partiti dominati dalla nomenklatura. In primo luogo perché è nato dal basso per volontà della nostra gente il 2 dicembre 2006 quando portammo in piazza San Giovanni 2 milioni di italiani contro il governo di Prodi e della sinistra ed unimmo per la prima volta le bandiere di Forza Italia e di Alleanza Nazionale in difesa della libertà contro l’oppressione fiscale, contro l’oppressione burocratica, contro l’oppressione giudiziaria. È la stessa gente – afferma Berlusconi – che si è recata nei gazebo in tutte le piazze d’Italia per decidere il nome del nostro movimento e ha scelto invece che il nome Partito della Libertà quello di Popolo della Libertà. Un movimento che la nostra gente ha voluto guidato da un leader quale espressione di grande unità politica e di democrazia diretta. E proprio questa unità ha dato al nostro governo la forza di fronteggiare nel modo più efficace la crisi economica e porre l’Italia al riparo della speculazione con scelte che sono sagge e lungimiranti». «Incrinare questa unità – conclude il premier – sarebbe un errore imperdonabile, è una prospettiva a cui mi opporrò con tutte le forze sicuro di interpretare la volontà della nostra gente”.

Per rimarcare la sua posizione il presidente del Consiglio ha anche diffuso una nota nella quale ha detto di “ribadire ancora una volta di essere contrario a qualsiasi frammentazione del Pdl, anche mascherata da fondazioni o associazioni che possono dare l’impressione di dar vita a correnti”.

Bossi e la Nazionale. Ed oggi è anche il giorno delle scuse di Umberto Bossi alla Nazionale di calcio. “Chiedo scusa alla Nazionale”. Il Senatùr, parlando con l’Ansa al telefono, torna sulle frasi pronunciate a proposito della sfida decisiva degli azzurri contro la Slovacchia al Mondiale sudafricano. Il ministro delle Riforme aveva dichiarato che l’Italia “avrebbe comprato la partita”. Dichiarazioni che avevano provocato una dura presa di posizione della Figc: “Stavolta il ministro ha passato il segno”. E arriva la sua retromarcia: “La mia era una battuta, fatta alla buvette, mentre ero con i miei. E guarda che casino che è venuto fuori!”. Una battuta pesante “ma pur sempre una battuta, come ne fanno tutti quelli che seguono il calcio quando sono tra amici – risponde Bossi – Adesso starò più attento a fare battute, meglio non farle davvero, si rischia di far casino se non si è capiti. E comunque chiedo scusa alla Nazionale. Finirà che gli azzurri vinceranno il campionato del mondo, io faccio gli auguri agli azzurri”.
Sulle dichiarazioni di Bossi era intervenuto poco prima anche il coordinatore del Pdl, Ignazio La Russa: “Sarebbero frasi gravissime se per fortuna non avessi invece saputo dagli amici leghisti che voleva essere solo una battuta. Alla Lega dà fastidio – osserva – quando si accorge che tutta l’Italia tifa per i colori della nazionale e dimostra che anche in questo campo è forte il sentimento nazionale” dice La Russa ai microfoni del Tg3.

Carmine Finelli

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