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***L’identikit***
IL (FUTURO) LEADER DEL PD
di MARCO ROSADI

giugno 23, 2010 di Redazione 

Dev’essere «come un attore». Avere «personalità e sincronismo tra sentire e pensare». Smettere di affabulare «con vuota raffinatezza», di ironizzare «flemmatici e schifiltosi come damerini d’altri tempi». Dire non solo «cosa vogliono fare ma anche come». «Puntare il dito contro un’informazione talebana e viscida» evitando di «gonfiarsi nei primissimi piani e in vaniloqui resi ancor più grotteschi da una vieta pantomima». La grande firma del giornale della politica italiana, con una vena di stanchezza e quasi di insofferenza per gli attuali (ma anche i successori designati…) “rappresentanti” della sinistra, traccia il profilo del possibile «anti-Silvio» (ma anche no), come lo definisce. Sottolineiamo in particolare il passaggio sulla «vuota raffinatezza» e sul dire, oltre al cosa, «come», già “annunciato” (ma è proprio il caso di dirlo?) da Claudio Martini: chi aspira a fare il leader del Pd deve avere, prima di tutto, dei progetti da mettere sul tavolo (insieme alti e concreti). Su questo i giovani competano. Partano da qui. Stanchi (noi) di ascoltare discorsi autoreferenziali su di loro e sui leader attuali. Il resto verrà da sé. Rosadi dunque. Solo sul giornale della politica italiana.

Nella foto, Marco Rosadi

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di MARCO ROSADI

Il teatro è una cosa molto seria. Più veritiero della politica politicante, richiede talento, mestiere, anima, concentrazione. Personalità e sincronismo fra sentire e pensare di un attore – personaggio vivo, reale, sottomesso solo al compito che deve svolgere… Forse la teoria e la tecnica teatrale potrebbero fornire alcuni utili suggerimenti a una sinistra (quale?) alla ricerca di un leader non soltanto carismatico ma credibile.

È indubbio: sentire, pensare e agire sono contraddittori quando la personalità è derelitta.
E quella degli “intransigenti” avversari della destra è proprio malconcia. Al punto che è inevitabile domandarsi se ne siano privi. Sanno argomentare su leggi – bavaglio, sconquassi costituzionali, manovre economiche da paese d’”acchIappacitrulli”; ma con scarsa determinazione, menando il can per l’aia.

Mugugnano, affabulano con vuota raffinatezza, ironizzano flemmatici e schifiltosi come damerini d’altri tempi. Predicano bene (e non sempre) ma sono deconcentrati e malfermi: oscillano fra valzer gattopardeschi e tarantelle centriste. Ringhiano e sputano sentenze come i loro avversari, e ogni tanto arrivano perfino a dire e a fare cose di sinistra. Vendola ci riesce abbastanza bene.

Forse perché sa pizzicare le corde profonde e dimenticate del popolo della gauche, ma anche di chi guarda nella direzione contraria. Colloquiale e diretto, lui fa scalpitare antichi e giovani cavalli di battaglia: la centralità del lavoro, un Welfare da ricostruire, una democrazia, una libertà e un ambientalismo non formali. Il suo racconto politico dispiega concetti e prospettive partendo da situazioni drammatiche, vere.

Personaggio e idee centrali devono confrontarsi in un tutto armonico e conflittuale. Sono reali solo le idee en situation, non quelle astratte. È la regola basilare del teatro, che può dare lezioni di metodo a un “instabile teatrino” ancora alla svogliata ricerca… dell’”Anti Silvio”?
L’autentico leader d’opposizione dovrebbe arrivare al cuore, alla mente, agli stomaci che borbogliano amare invettive sulle manovre di un acido ministro dall’erre dolce.

Senza preferire il”per” all’ormai declassato “contro”, eviterebbe così di fare il cicisbeo di una destra più camaleontica che dissidente. Chiamerebbe invece per nome l’antagonista, contraddicendolo con la forza di una coerente passione civile e democratica. E nelle ribalte televisive conquisterebbe la scena innanzitutto per la sua autorevolezza; magari segnalando un servizio pubblico (i Tg di Rai1 e Rai2…) fin troppo amico del governo in carica.

Un attendibile uomo di sinistra di primo piano dovrebbe puntare l’indice contro un’informazione talebana e viscida, che sposta molti voti e crea consenso. Perciò non esiterebbe a denunciare l’anomalia di un settore decisivo sul piano elettorale. In questo modo eviterebbe di gonfiarsi nei primissimi piani e nei dettagli di vaniloqui resi ancor più grotteschi da una vieta pantomima.

Trascinante come Gassman o Dario Fo, sarebbe finalmente compreso da platee, palchi, palchetti e loggioni. Incontrerebbe spettatori (non più passivi) anche nella buvette, comunicando loro con la paziente e luminosa ironia di un personaggio pirandelliano come Angelo Baldovino. E mai lo vedremmo indossare il costume di Marco Antonio o celarsi dietro il sogghigno del perfido Iago.

MARCO ROSADI

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