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Berlusconi-Fini, il redde rationem sul ddl Il premier: “Ok alle modifiche, ma subito” Finiani: “No, (nostre) priorità sono altre” Deciderà il (prossimo) futuro dentro il Pdl

giugno 23, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana lo ha scritto ancora una volta per primo: la cosiddetta legge-bavaglio segna uno spartiacque tra un prima e un dopo nel confronto-scontro tra i due co-fondatori del Pdl, un prima aperto dalla lite alla direzione na- zionale e un dopo pieno di insidie per tutti (i protago- nisti in campo). Oggi il presidente del Consiglio rassicura un militante in rete: «Non permetterò che si rompa l’unità (del partito) intorno al suo leader». Una rassicurazione che suona come una minaccia per i finiani. Che conducono la loro battaglia – che nella logica plebiscitaria del Cavaliere mina quell’u- nità – per rinviare la discussione (e le modifiche) sul ddl intercettazioni a dopo l’estate. Come chiesto anche dal presidente della Repubblica. Apriamo dunque facendo il punto con Nicolò Bagnoli.       

La vignetta è di theHand

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di Nicolò BAGNOLI

“Approvare il ddl intercettazioni prima della pausa estiva, anche se dovesse rendersi necessaria una quarta lettura in Senato”. Questo l’input che arriva dal vertice del Pdl con Silvio Berlusconi svolto ieri a Palazzo Grazioli.

A riferirlo il coordinatore del partito Denis Verdini, che spiega: “Abbiamo messo a punto un calendario che consenta di approvare prima della pausa estiva il ddl intercettazioni, la riforma dell’università e ovviamente la manovra economica”. L’altro coordinatore, Ignazio La Russa, comunica la disponibilità dei parlamentari di maggioranza a lavorare anche in agosto. Quindi, Berlusconi vuole chiudere la partita prima della fine dell’estate, anche se Granata (il colonnello di Fini) avverte: “Chiuderla prima? Onestamente mi sembra difficile”.

A proposito delle liti nel Pdl, stamani sul sito forzasilvio.it Berlusconi risponde così ad una domanda sull’unità del Pdl: “Incrinare l’unità del Pdl intorno al leader scelto dal suo popolo sarebbe un errore imperdonabile, è una prospettiva a cui mi opporrò con tutte le forze sicuro di interpretare la volontà della nostra gente”.

I finiani, intanto, hanno da risolvere anche un’altra querelle, sulla quale torneremo nelle prossime ore: quella sulla Padania, che ieri si è arricchita di un nuovo capitolo. La loro replica alle parole dei leghisti è affidata a un corsivo di Filippo Rossi di FareFuturo: “Avevamo promesso di non polemizzare con la Lega per almeno un mese. Promessa infranta. Chiediamo umilmente scusa, ma non ne possiamo fare a meno. Loro urlano per non far sentire la verità. Fanno fumo per nascondere l’assenza dell’arrosto”.

Secondo Rossi le argomentazioni usate da Zaia (che aveva parlato di area socio-economica) non fanno altro che confermare la validità delle posizioni di Fini. “La Padania che non esiste è quella di cui parla l’articolo primo dello Statuto della Lega Nord: la Padania come Repubblica Federale indipendente e sovrana”.

Ma Bossi: “Ci sono grosso modo 10 milioni di persone disposte a battersi per la Padania: vuol dire che esiste”. E Zaia e Cota intervengono in sua difesa. Per il presidente del Piemonte “Fini può dire quello che vuole, ma la Padania esiste. E’ sempre esistita nella storia; esiste nella realtà socioeconomica e la controprova sono i nostri consensi, che aumentano sempre di più”. Poi la provocazione di Luca Zaia: “Se la Padania è un’invenzione allora lo sono anche il Sud e la questione meridionale. La Padania intesa come area socio-culturale, economica e politica è una realtà censita a livello nazionale e internazionale dai più autorevoli osservatori”.

Arriva a stretto giro la controreplica di Fini: “Accetto la sfida: sarò più presente al nord. Lì servono meno tasse, non bandiere verdi”. Il presidente della Camera affida al sito di Generazione Italia, attraverso una risposta ad un lettore del nord, la replica ai governatori del Carroccio: “Perdere tempo a discutere di una cosa che non esiste ci mette fuori strada rispetto al problema vero: come permettere al motore economico dell’Italia di essere competitivo e vincente nell’economia globalizzata. E quindi meno tasse, meno burocrazia, meno lacci e lacciuoli. E non dimentichiamo che non possiamo eliminare con un tratto di penna la questione meridionale: metà del Paese è nelle mani della criminalità organizzata e ha un reddito pro-capite di circa la metà rispetto a quello del Nord. La”favola-Padania” serve solo “a gridare contro “Roma ladrona” per poi però continuare a lasciare tutto così com’è”.

Secondo i dati di un sondaggio dell’ISPO, soltanto il 10 per cento dei cittadini del Nord, Emilia-Romagna esclusa, è favorevole alla secessione e alla creazione della Padania come stato indipendente. E la voglia di secessione non sarebbe diffusa neanche tra la maggioranza degli elettori della Lega: infatti solo il 40% circa vuole staccarsi dal resto dell’Italia. La voglia di secessione ha il suo picco in Veneto, poi in Lombardia e Piemonte.

Nicolò Bagnoli

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