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Quando Fini legge (e ascolta) il Politico.it 18/05, Crespi: “La Lega va presa sul serio o raggiungerà l’obiettivo: la secessione” E ancora: c’è un rischio-deriva culturale Oggi la risposta del capo di Montecitorio

giugno 22, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha un grande merito (tra gli altri): saper leggere con una lucidità che non ha nessun altro la realtà della nostra politica, e saper prevedere ciò che quanto avviene oggi potrà comportare nei mesi e negli anni a venire. In altre parole, guardare (e vedere) al futuro. Gianfranco Fini, che legge quasi quotidianamente (in prima persona o attraverso i propri collaboratori) il Politico.it lo sa bene. E così, qualche giorno dopo la nostra (ripetuta) denuncia circa la pericolosità della propaganda leghista, prima con Crespi, poi con ulteriori approfondimenti (qui, qui e qui), il presidente della Camera risponde per primo – con la solita lungimiranza – a questo “appello” e sferza la politica italiana a dare una risposta a all’andazzo. Il problema è culturale: le camicie verdi stanno progressivamente facendo passare idee disgregative della nostra unità, al punto che si comincia a riflettere criticamente sulle divisioni già in essere, nel nostro Paese (ma che in nessun modo giustificano la tentazione di una divisione politica!), dal punto di vista sociale, economico e culturale; e l’idea di una separazione non appare più così peregrina. Invece lo è, perché l’Italia ha un domani solo nella propria unità, che a sua volta va alimentata attraverso l’idea di una nostra politica che coordini – e non si imponga su – il Paese e lo coinvolga – con tutti gli italiani – nel proprio rilancio, offerta al dibattito pubblico dal nostro direttore. Ma tutto questo rischia di non passare perché la grancassa della Lega è molta più convinta ed efficacemente rumorosa di quella delle forze oneste, responsabili e nazionali della nostra politica. E’ dunque necessario lo scatto invocato da Fini, nella consapevolezza di essere non dalla parte giusta, ma nella normalità, mentre quella leghista, lo abbiamo scritto, è un’involuzione-ritorno al Medioevo condotta da popolani assurti al ruolo di fantomatiche “guide” un po’ brancaleonesche della gente, ingannata e trainata per la pancia in una impresa assurda, folle. La nostra politica usi questi argomenti e ricacci nel nulla la follia leghista. Magari isolandola anche attraverso quel riavvicinamento dell’Udc al centrodestra che può consentire al Pdl di disfarsi dell’(inaffidabile) “alleato” leghista ora, o appena il dopo-Berlusconi sarà cominciato. E attraverso (anche) la leva dell’Europa, dimensione che può consentire di emarginare e neutralizzare completamente i trogloditi della Lega. Il servizio sulle parole di Fini, all’interno, è di Nicolò Bagnoli.     

Nella foto, Gianfranco Fini

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di Nicolò BAGNOLI

Il presidente della Camera coglie l’occasione del convegno “Patriottismo repubblicano e Unità d’Italia” (organizzato dalla Fondazione FareFuturo e dalla Fondazione Spadolini), per rispondere alla Lega, in particolare a Castelli (che aveva minacciato la secessione se non si facesse il federalismo), di nuovo al centro del dibattito per le sparate durante il raduno a Pontida: “Bisogna contrastare la propaganda della Lega o è a rischio la coesione nazionale”.

Per Fini “il rischio per il senso di italianità è forte quando non si contrastano le goliardate, ma è anche più forte se si finisce con il derubricare l’italianità in una sorta di operazione museale volta a relegarla ad una specie di storia del passato: non basta contrastare la sortita propagandistica, ma occorre anche essere capaci oggi di far capire che essere italiani significa riconoscersi in alcuni valori non trattabili che sono alla base di un’identità di un popolo. Per questo bisogna stare attenti a non derubricare le affermazioni della Lega come sortite goliardiche fini a se stesse”.

Il presidente della Camera critica poi l’idea della Padania come entità geografica e politica: “La Padania è semplicemente una felice invenzione propagandistico – lessicale, un neologismo, perché fra Cadore e Tigullio non c’è assolutamente nulla in comune. O si è italiani o non si ha altra identità che non sia assolutamente localizzata. Anche fra il Cadore e la provincia di Rovigo le differenze sono enormi, anche in termini di dialetto”.

“La migliore risposta alle affermazioni della Lega – conclude Fini – è un’azione culturale e pedagogica tesa a riaffermare cosa si intenda per nazione”. Inoltre i Mondiali insegnano che “in Germania è in corso un dibattito perché nella nazionale giocano molti di nazionalità tedesca ma di genitori nati altrove. E’ la riprova del fatto che una società che deve affrontare il futuro ha l’obbligo di porsi il problema dell’integrazione dello straniero soprattutto se questi riconosce pienamente alcuni valori, giurando fedeltà a quella Costituzione e divenendo figlio di quella comunità”.

A replicare a Fini ci ha pensato il Ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord Roberto Calderoli: “La Lega Nord, come ha ribadito ieri Umberto Bossi dal palco di Pontida, ha preso la strada del Federalismo. Tutto il resto è privo di fondamento. Ed è proprio per questo che tre ministri, Bossi, Tremonti e Calderoli, stanno lavorando a mille per poter portare entro giugno la relazione tecnica sul Federalismo e quattro decreti legislativi, relativi all’autonomia impositiva di Comuni e Province e ai costi e ai fabbisogni standard. C’è chi lavora per realizzare il federalismo, e conseguentemente la coesione, e chi, invece, si dedica alla filosofia…”.

Su questo dice la sua anche la presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, all’assemblea di Unindustria a Bologna: “Ci piace l’inno di Mameli, ci piacciono le celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia, un valore vero, e non voglio minimamente sentir parlare di secessione”. E poi: “Non sono nemmeno sopportabili trasferimenti di 50/80 miliardi di euro l’anno dal Nord verso il Sud. L’unico modo per tenere insieme il Paese è fare un federalismo vero, virtuoso e che responsabilizzi”.

Nicolò Bagnoli

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