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Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Il disagio dei (giovani) “compagni”

giugno 21, 2010 di Redazione 

Giulia, i nostri lettori più affezionati – ma ovviamente non solo – lo sanno bene, si fece conoscere candidandosi alla guida dei Giovani Democratici e ottenendo un grande risultato nono- stante non avesse con sé neppure un pezzetto di apparato. E tutt’oggi guarda da vicino all’esperienza – fallimentare, ed è un nostro giudizio – del movimen- to giovanile del Pd. E’ dunque una delle voci che ha maggiore senso ascoltare oggi che il dibattito interno ai Democratici si svolge sull’asse GD (o, meglio, cinque di loro: nel pomeriggio sono arrivate smentite da parte degli organismi del movimento circa un loro diretto coinvolgimento nella vicenda)-Bersani sul tema, come abbiamo raccontato e commentato stamane, dell’uso di “compagni” come appellativo tra le persone che si riconoscono nel partito. E l’opinione di Giulia è che sarebbe, per così dire, politicamente più maturo essere portati a fondare il proprio disagio su altre questioni di maggiore urgenza per il Paese. Sentiamo.           

Nella foto, Giulia Innocenzi

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di GIULIA INNOCENZI

Sulla polemica dell’iscrizione dei massoni al partito ho lasciato correre.

Ma all’ennesima polemica inutile sento il bisogno di esprimermi: BASTA!

L’ultimo dibattito di profonda caratura culturale, sociale ed economica del Partito democratico riguarda l’utilizzo dell’appellativo “compagni”. Alcuni giovani democratici hanno sentito l’esigenza di inviare una lettera al segretario Bersani, corredata di pubblicazione, per dire il loro fermo no:

Ti scriviamo perché vorremmo renderti cosciente del nostro disagio di fronte a parole e comportamenti che guardano in maniera ingiustificatamente romantica al passato. Vogliamo parlarti di come questo nostro disagio, di fronte a una nostalgia che acceca la nostra prospettiva del partito e del paese, si stia trasformando in delusione e di come questa delusione ci stia colpendo ai fianchi.

Il bello è che il loro disagio non è avvenuto a fronte di una disposizione statutaria del Pd, che prevede che d’ora in poi tutti gli iscritti al partito debbano chiamarsi fra di loro “compagni”. Al contrario, il loro disappunto è nato dopo che Fabrizio Gifuni, attore non tesserato, li ha salutati così: “Compagne e compagni… è tanto che volevo dirlo!”.

Mi sento di suggerire a questi miei probabili coetanei di sentire il disagio per ben altre questioni, sono qui a offrirgliene alcune:

manovra finanziaria da 25 miliardi che taglierà la spesa sociale;

ddl intercettazioni che potrebbe rappresentare una scure al lavoro della magistratura e all’informazione;

una corruzione che sta colpendo le più alte cariche del nostro governo e non solo (pure il Vaticano sembra si sia divertito) e che ci sta facendo ripiombare in una Tangentopoli 2;

per problemi più vicini a noi, ve la butto lì: in alcune parti d’Italia la disoccupazione giovanile raggiunge vette di quasi il 50%.

Se tutto ciò non vi basta, allora torniamo a pensare ai massoni oppure ai compagni.

Ma prima, vi prego, occupiamoci della merda che già c’abbiamo, senza tirarcene altra addosso.

GIULIA INNOCENZI

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