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Nel Pd esplode polemica per ‘compagno’ Bersani scrolla le spalle: ‘E’ pretestuosa’ Usa così all’interno i modi da usare fuori Il partito nasce quando sarà Democratico

giugno 21, 2010 di Redazione 

Alla kermesse contro la finanziaria Fabrizio Gifuni (nella foto) accende l’entusiasmo dei presenti (evidentemente non di tutti) chiamandoli così. Il giorno dopo cinque Giovani Democratici scrivono a Bersani per contestarne l’uso: «Non ci riconosciamo (più)». Il giornale della politica italiana è più interessato a (continuare a costruire i)l Paese del domani che a raccontare una bega linguistica delle più autoreferenziali. Tuttavia qualche parola è necessaria. Anche perché il Pd è, un pezzo del domani. O quanto meno un suo strumento.           

Nella foto, Fabrizio Gifuni

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E’ infatti più autoreferenziale la parola di Gifuni – o, meglio, l’accondiscendenza del segretario: il regista-attore non ha nessuna “responsabilità”, in tutti i sensi; Bersani sì, e ora ci veniamo – che la reazione dei Giovani Dem, che pure dimostrano di non brillare, come i loro “padri nobili (?)”, per iniziativa politica: è la prima volta, ci pare, dalla nascita del movimento giovanile del Pd che si sente parlare di loro, e avviene non precisamente per ascoltare cos’hanno da dire sul futuro del nostro Paese.

E’ più autoreferenziale Bersani che “difende” Gifuni (anzi, alza le spalle, dimostrando non solo di non capire, ma anche di non voler capire, e questo è ancora più grave) che la reazione dei cinque ragazzi, perché il Partito Democratico non è il partito dei “compagni”, e vorremmo ricordare che non sarebbe nemmeno il partito degli ex compagni e degli ex popolari; dovrebbe essere, bensì, il partito dei Democratici.

Che non sono un’astrazione, ma tutti quei giovani, già impegnati in politica o che lo saranno più avanti, che guardano con sincerità al futuro, e non sanno (o non sapranno) che farsene dei Ds (?) e della Margherita (?), perché la loro carta d’identità è, appunto, essere Democratici.

In questo quadro, continuare a chiamarsi “compagni”, naturalmente se avviene in maniera esclusiva, o “prepotente”, è un modo sia per acuire le divisioni interne alla “vecchia guardia” sia per dimostrare di non essere ancora quello che il Pd deve essere: il partito del futuro, il partito del Nuovo millennio, e non di un secolo che è alle spalle e che nella società già non esiste appunto (quasi) più, e che dovrà esistere sempre di meno pena il declino del nostro Paese, e che rischia di perpetuarsi solo nel fantasma del senso di appartenenza di una (vecchia) classe dirigente che finirebbe così per portare con sé, nella tomba della politica, il partito tutto.

Il Pd, lo abbiamo già scritto, non appartiene ai vari Bersani, D’Alema, Castagnetti, ma ai giovani, che non sono quelli che vengono cooptati dei vecchi per perpetuare le vecchie divisioni, ma appunto i Democratici, coloro i quali non si sentono ex di nulla ma solo già di qualcosa che, forse, sarà. E i vari Bersani, D’Alema, Castagnetti non hanno dunque il diritto di disporne (è proprio il caso di dirlo) a piacimento.

Eravamo prudenti su questo punto, ma oggi appare tanto più evidente come l’unica via di salvezza del centrosinistra sia un profondo rinnovamento, che porti alla guida dei Democratici i Democratici, e non più i Ds e i Dl, che hanno già dimostrato di non essere (più) al passo con la Storia.

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