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Brancher ministro alla mediazione Alemanno: “Si può fare senza Fini”

giugno 20, 2010 di Redazione 

Come promesso, vi raccontiamo la vera storia della nomina dell’ex forzista all’Attuazione del Federalismo (!). Una nomina – evidentemente – pretestuosa, ma che non serve solo a fornire Brancher dello scudo del legittimo impedimento (e, in prospettiva, del nuovo lodo Alfano costituzionale), ma anche – e forse soprattutto – a posizionare in Cdm quello che da sempre è il perno del rapporto tra Berlusconi e la Lega. In un momento in cui i fedelissimi del presidente della Camera tirano dritti per la loro strada, e il Senatùr è sembrato aprire loro uno spiraglio di dialogo (l’incontro con Fini sul ddl), la nomina diventa un puntello necessario al rapporto del Cavaliere con Bossi. E il quadro di un tentativo di dare forza ad una maggioranza sull’orlo del precipi- zio sembra prendere ancora più forma se si guarda a cosa fa il sindaco di Roma. Alemanno parla di un Pdl che «possa» fare a meno dell’ex leader di An mentre «potrà», solo, sostituire Berlusconi. Una scelta dei tempi che tradisce un’intenzione: costruire una “terza via” tra berluscones e finiani che potrebbe sgretolare la componente dell’ex leader di An (?). Ce ne parla, come sempre, il nostro Pietro Salvatori.

Nella foto, il sindaco di Roma Gianni Alemanno

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di Pietro SALVATORI

Una curiosa nomina quella di Aldo Brancher, alla guida dell’improbabile dicastero “Per l’attuazione del Federalismo”.

Un altro ministero “per l’attuazione di qualcosa”, dopo quello per il “programma di governo”, invenzione astrusa della politica del decennio appena trascorso.

Come a dire: prendiamo un ufficio di soprintendenza qualsiasi, gli mettiamo davanti il nome ministero, a capo uno dei nostri, e otteniamo una poltrona in più a costo (quasi) zero. Fu così per il primo ministro per l’attuazione del programma di governo, Beppe Pisanu, è stato così con Rotondi, attuale ministro, sarà così con Brancher. Tanto più che il federalismo è un da farsi, non una realtà esistente che necessiti esclusivamente di essere messa in pratica.

Ma senza girarci più di tanto intorno, Brancher è stato convocato in pianta stabile al consiglio dei ministri in quanto titolare di un portafoglio molto delicato: quello di “ministro per la mediazione nel governo”. Brancher è un forzista di lungo corso, che ha fondato sulla sua capacità di entrare in sintonia con Bossi e di fungere da mediatore tra la Lega ed il Cavaliere le proprie fortune politiche.

In un momento nel quale Tremonti sembra agire da libero battitore e nel quale i finiani sembrano porsi come serio ostacolo sulla via di una rapida approvazione del ddl sulle intercettazioni, l’asse con la Lega ridiventa improvvisamente cruciale agli occhi del Cavaliere. Che è ben consapevole che, per quanto al Carroccio non convenga avere a che fare con un Pdl debole, i leghisti sono pronti ad infilarsi in tutti gli spazi di manovra che il partito di maggioranza relativa sarà disposto a concedergli.

Brancher è quindi l’uomo giusto per svolgere quella attenta funzione di mediazione che è imprescindibile oggi come oggi per mantenere compatta la maggioranza. La mossa a sorpresa di Berlusconi ha fatto storcere un po’ di nasi, a partire da quello di La Russa, che solo qualche ora prima aveva smentito le voci in tal senso. Ma soprattutto è stata inaspettata, dopo che le dimissioni di Scajola hanno lasciato un buco che rimane ancora oggi ancora da colmare.

Nel frattempo Alemanno ragiona sul futuro del Pdl, dichiarando di avere la voglia di essere nella pattuglia che definirà contorni e contenuti del dopo Berlusconi. Tra le righe delle dichiarazioni del sindaco di Roma, una notazione interessante. Alemanno infatti, esaminando le prospettive a lungo termine del partito, osserva come il Pdl “possa” fare a meno di Fini, e “potrà” un giorno esistere anche senza Berlusconi. La differenza nell’utilizzo dei tempi verbali da parte del sindaco della capitale dà di che pensare.

Tutto questo mentre Andrea Augello, sottosegretario alla Funzione Pubblica e potente senatore romano, architetto dell’affermazione alemanniana al Campidoglio, si è definitivamente spostato nel campo dei finiani. Che Alemanno possa costituire una terza forza all’interno del partito?

Pietro Salvatori

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