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Gli antipartitocratici di G. Innocenzi Ora legalizzare la prostituzione (?)

giugno 19, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il luogo privilegiato del dibattito pubblico della nostra politica. Che ali- menta con la propria linea moderna e lungimirante – questo è il solo giornale in grado di far convivere sensibilità di destra e di sinistra, purché oneste e responsabili; un grande laboratorio anche per il futuro del Paese, oltre alle idee che il Politico.it offre quotidianamente alla nostra politica – e con i contri- buti delle sue grandi firme. Il tema della legalizzazio- ne (e, per quello che vale in questo contesto, conse- guente possibilità di tassazione), o meno, della prostituzione è tornato al “centro” del (o, meglio, un po’ defilato nel) confronto in Parlamento. Giulia lo affronta a partire dalla propria posizione, molto netta a favore dei “sì”. Ma il suo è comunque uno spunto (utile anche, o soprattutto, a chi la pensa diversamente) per riflettere.

Nella foto, Giulia Innocenzi

Il blog personale all’indirizzo http://giuliainnocenzi.blogspot.com

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di GIULIA INNOCENZI

Ogni tanto qualche illuminato c’è, anche nel Pdl.

A fianco della proposta di legge della senatrice radicale Donatella Poretti, infatti, quest’anno anche Lucio Malan, senatore Pdl, ha presentato un emendamento alla finanziaria per legalizzare e tassare la prostituzione. A prescindere dalle eccessive considerazioni economiche relative alla proposta (si vuole “fare cassa, [...] si potrebbe arrivare a un gettito fiscale di un miliardo, un miliardo e mezzo di euro l`anno per un giro d`affari di 7 miliardi”), l’intenzione è buona. Proprio per questo, sappiamo già da ora che non farà strada.

Senza alcuna sorpresa, infatti, il ministro Carfagna dimostra di anteporre le sue convinzioni a quelle delle prostitute, che sarebbero le prime a voler pagare le tasse, e quindi a usufruire di contributi e prestazioni sanitarie. Ha detto:

Un`attività come quella della prostituzione che viene svolta sulla pelle delle donne non può essere certamente legalizzata, né lo Stato, nemmeno in un momento di crisi economica, può sostituirsi allo sfruttatore e lucrare sui loschi traffici delle organizzazioni criminali.

Ma veramente il ministro ritiene che la legalizzazione della prostituzione riguardi la tratta, e non le donne che lo fanno per libera scelta (poi si può disquisire su quanto questa scelta sia libera, ma non è di certo abbandonandole a se stesse che si risolve il quesito)?

Come per la droga, anche per la prostituzione vale lo stesso: lasciando i fenomeni nell’illegalità, non si fa altro che incrementare le casse della criminalità organizzata, e non viceversa, dando così una bella mano alla schiavitù.

Spero vivamente che la Carfagna ci volesse dare a bere una pappardella pidiellina, perché se così non fosse, c’è da credere che nei suoi due anni da ministro non abbia imparato un gran che.

GIULIA INNOCENZI

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