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Diario politico. Le (nuove) strumentalità Brancher neo-ministro per il Federalismo E ora è coperto da legittimo impedimento Libertà d’impresa, mani su Costituzione Ma si può assicurare senza toccare Carta Quando al lavoro soltanto per il Paese?

giugno 19, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Ancora scelte controverse per il governo, che conferma di non “amare” onestà e responsabilità. Il trait d’union – con Tremonti – tra Berlusconi e la Lega nominato alla guida di un nuovo dicastero: moltiplicazione degli incarichi e più spese. Quando la riforma in senso federalista dello Stato è già ben presidiata da Bossi ministro, appunto, per le Riforme oltre che da Calderoli e dal ministro per gli Affari regionali Fitto. E Brancher ha problemi giudiziari, che il nuovo incarico gli consente di aggirare almeno finché rimarrà in carica. L’esecutivo poi tira dritto sulla concessione di maggiore libertà di intrapresa. Raccogliendo il plauso indiretto di Mario Draghi, che insiste sulla necessità. Ma per consentire l’autocertificazione è sufficiente una legge ordinaria, mentre il governo continua a non escludere una legge costituzionale. Un modo come un altro per (cominciare a) mettere le mani sulla Carta (?). Il racconto, all’interno, di Finelli.

Nella foto, il neoministro per l’Attuazione del federalismo Aldo Brancher

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di Carmine FINELLI

Monito di Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia, che parla della libertà d’impresa proprio mentre l’esecutivo accelera sulla strada per riformare la libertà d’impresa. Il governatore punta il dito contro le “troppe regole e un carico fiscale elevato”, che secondo il governatore sono “un ostacolo per le imprese e quindi per la crescita economica”. Draghi continua sostenendo “una regolamentazione eccessiva o di cattiva qualità per le imprese costituisce un fattore di ostacolo alla concorrenza e alla crescita economica”. Parlando ad una lectio magistralis per il master honoris causa conferitogli dalla fondazione Cuoa, Draghi precisa che sulla libertà d’impresa “pesa anche un carico fiscale elevato nel confronto internazionale”.
Alle parole di Draghi fanno seguito quelle del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che assicura che l’esame preliminare del governo sul ddl imprese è “un lavoro molto serio ed è iniziato un percorso”. Parlando del provvedimento sulla libertà di impresa che presuppone la modifica degli articoli 41 e 118 della Costituzione, Tremonti ha spiegato che il Consiglio dei ministri ha già una proposta di legge ordinaria e una costituzionale.
Le misure proposte trovano d’accordo gli industriali che attraverso il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, le incoraggiano pur chiedendo di pensare a una legge ordinaria che non intacchi la Costituzione. Critico invece il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, per il quale “il governo ha scelto la strada più lunga, più inutile, più improbabile. Non serve scomodare la Costituzione. È tutta propaganda, è una cosa incredibile che il Paese sia costretto a correre dietro a bolle di sapone di questo genere” dice il leader dei Democratici. “È possibile – continua il segretario Pd – fare una norma per autocertificare senza scomodare la Costituzione. Se si toglie il limite previsto dalla Carta all’equilibrio sociale e ambientale che deve avere la libertà d’impresa si va verso un film sconosciuto al mondo” aggiunge Bersani. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti replica a Bersani. “Bersani parla, parla, parla. Ma Berlusconi ha introdotto la flessibilità del lavoro e ora una nuova libertà per tutte le imprese. Ancora fatti contro chiacchiere”.
Esprime perplessità anche l’Italia dei Valori. “Di fronte all’aggravarsi della crisi economica che sta accelerando le difficoltà per le piccole e medie imprese, gli artigiani e le partite Iva, il governo pensa bene di buttarla in politica, essendo ormai incapace di una seria azione per il rilancio economico del Paese” sostiene il responsabile welfare e lavoro dell’Italia dei Valori, Maurizio Zipponi. “Con grande enfasi – aggiunge – l’esecutivo propone di modificare l’articolo 41 della Costituzione. Passeranno gli anni, nel frattempo le imprese continuano a chiudere e i disoccupati ad aumentare drammaticamente. Alcuni giorni fa il governo ha detto che permetterà di aprire un’azienda in un solo giorno, quando il problema è quello di non fare chiudere quelle che abbiamo, visto l’accelerazione dei fallimenti, dei protesti e delle sofferenze finanziarie”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche il presidente della Cia, Giuseppe Politi. “La libertà d’impresa si conquista con altre azioni, senza andare a scomodare la nostra Costituzione: basterebbe infatti tagliare i tentacoli mortali della burocrazia che oggi asfissiano in maniera opprimente le aziende, per garantire agli imprenditori maggiori libertà d’intrapresa e di manovra”. Secondo la Confesercenti “la discussione avviata dal governo con i provvedimenti esaminati in Consiglio dei ministri per ampliare la libertà d’impresa è molto rischiosa per le Pmi che animano il mercato, lo rendono davvero concorrenziale e socialmente sostenibile. Le grandi imprese – continua la Confesercenti – hanno già una grandissima libertà d’azione che sta portando alla desertificazione delle città sul piano commerciale e sociale. Invitiamo il governo e il Parlamento – conclude la nota – a tenere conto di questi fattori evitando impatti socioeconomici dirompenti”.

Ministro per il Federalismo. Nomina di Aldo Brancher a ministro per il federalismo. Il decreto di nomina è stato firmato dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, su proposta del presidente del Consiglio dei ministri, Silvio Berlusconi. Brancher ha giurato nelle mani di Napolitano ed è stato promosso da sottosegretario alla presidenza del Consiglio a ministro senza portafoglio con delega al federalismo. A darne notizia una nota del Quirinale.
“È un incarico di responsabilità che assumo con grande fiducia. Ho deciso di accettare questa sfida proprio per portare a compimento i vari passaggi del federalismo”. Così ha commentato la sua nomina Aldo Brancher. «Era necessaria – continua – una cabina di regia, un coordinamento dell’azione di governo con le regioni e le amministrazioni locali”.
Alla nomina di Brancher è durissima la reazione dei partiti di opposizione. “C’è da rimanere sconcertati davanti alla nomina di un nuovo ministro per il Federalismo – sostiene, in una nota, il segretario dell’Udc Lorenzo Cesa – quando già esistono tre dicasteri come quelli di Calderoli, Bossi e Fitto. Se di fronte ai drammatici problemi degli italiani, la risposta del governo è un ministero in più per Brancher, c’è da mettersi le mani nei capelli…”. Il Partito Democratico, invece, pone l’accento sui problemi giudiziari del neo-ministro. “La sua nomina – dice la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti – aumenta il numero degli uomini di governo che possono avvalersi della norma-privilegio sul legittimo impedimento che consente di sottrarsi agevolmente dalle convocazioni in sede giudiziaria”. Il leader Idv, Antonio Di Pietro aveva messo le mani avanti: “Se è vero che vogliono promuovere a ministro un tale Aldo Brancher, che io ricordo molto bene essere persona coinvolta in Tangentopoli per fatti molto gravi a me pare che il messaggio che si manda ai cittadini sia uno solo: il delitto paga e conviene fare il delinquente perchè magari si diventa anche ministro”.

Respinte le dimissioni di De Gennaro. In giornata anche una crisi sfiorata per i vertici dei servizi di sicurezza. Dopo la condanna intervenuta ieri per i fatti della scuola Diaz a Genova durante il G8, Gianni De Gennaro, ex capo della Polizia, ha deciso di presentare le proprie dimissioni.
Il caso è arrivato sul tavolo del consiglio dei ministri. Nessun dubbio sul respingimento delle dimissioni di De Gennaro. Il governo riconferma la “piena e completa fiducia a De Gennaro e invito ad andare avanti”. Berlusconi e i ministri hanno espresso “vivo apprezzamento e plauso per il lavoro finora svolto da De Gennaro, e lo invitiamo a proseguire con lo stesso spirito e con lo stesso impegno nel suo incarico” al vertice dei servizi.

Carmine Finelli

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