Top

***Diario politico***
NASCE L’ASSE BOSSI-FINI
di GINEVRA BAFFIGO

giugno 18, 2010 di Redazione 

Sono (tra loro) agli antipodi della politica italiana. La coperta corta della maggioranza governativa. Ma se il presidente della Camera è oggi l’avamposto moderno ed europeo della nostra destra, il leader della Lega è (tra i suoi) l’uomo del dialogo (e da qualche tempo è nata una simpatia personale e politica con Giorgio Napolitano). Ieri i due si sono incontrati. E hanno deciso di porre un argine alle tentazioni di fuga in avanti, (intanto) sul ddl intercettazioni, del presidente del Consiglio. Ci racconta tutto, in questo bel pezzo, la nostra vicedirettrice.

Nella foto, Umberto Bossi e Gianfranco Fini

-

di GINEVRA BAFFIGO

«Bisogna dare un’accelerazione per trovare una via d’uscita e per farlo bisogna parlare con Berlusconi e il capo dello Stato perché se il presidente della Repubblica non firma siamo fregati». Dunque Umberto Bossi apre sul ddl intercettazioni: «Su alcuni punti si può lavorare, una soluzione ancora non c’è ma sono fiducioso». La posizione di Bossi sembra decisamente più conciliante rispetto a poche settimane fa anche su Gianfranco Fini, incontrato nel pomeriggio: «Lui, come me, si rende conto che è inutile andare a testate contro il muro, ti fai male e basta, se c’è un’alternativa si deve trovare. L’ho trovato ragionevole, è uno che ha capito cosa bisogna fare». Il ministro delle Riforme è quindi dell’idea che «tutti avranno l’interesse a non fare confusione, a testa bassa non risolvi le cose, se si tratta e si parla si risolvono le cose, a me pare di vedere la soluzione».

Il provvedimento intanto riprenderà l’iter in commissione Giustizia alla Camera già il prossimo giovedì. Ed i finiani sembrano non demordere. Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia della Camera, spiega perché. I dubbi dei deputati vicini al presidente della Camera vertono principalmente sulla proroga della durata delle intercettazioni di tre giorni in tre giorni, sui reati-spia e sulla responsabilità giuridica dell’editore. La Bongiorno, infatti, riconosce che vi siano stati degli abusi nel ricorrere alle intercettazioni ma allo stesso tempo non crede che «per correggere questa situazione si debba arrivare a delle norme che poi, al contrario, limitino le intercettazioni in modo tale che quel tipo di indagine per le quali sono indispensabili possa subire limitazioni a sua volta».
Antonio Di Pietro sembra apprezzare: «In particolar modo la disponibilità ad aprire a modifiche sulla durata delle intercettazioni e sulla disciplina transitoria». Le dichiarazioni del presidente della commissione Giustizia di Montecitorio non piacciono però in casa. Il fastidio del Pdl lo esprime il capogruppo del Pdl in commissione, Enrico Costa: «Quelle di Bongiorno sono osservazioni fatte a titolo personale».
Il contestato disegno di legge, malgrado tutto, potrebbe ottenere il via libera del secondo ramo del Parlamento prima della pausa estiva. Nonostante la frenata di ieri del presidente del Consiglio, per il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, «ci sono i presupposti e i tempi per approvare prima delle vacanze estive il ddl»: «Una volta approvato dal Senato, credo che ci siano tutti i tempi per poterlo approvare prima delle ferie, una settimana in più o in meno non cambia molto». «Il problema è legato ai lavori della Camera – rimprovera il ministro – deciderà la Conferenza dei capigruppo perché mi pare che ci siano tre provvedimenti che hanno tutti la stessa valenza: la conversione del decreto fiscale, che ha una scadenza ed è obbligatoria, la legge sulle università e poi quella sulle intercettazioni».
Ma dalla Camera fanno sapere che nella conferenza dei capigruppo convocata per lunedì non si parlerà del ddl intercettazioni.

Le reazioni. Le parole di Bossi piacciono al Partito Democratico. «La nostra Costituzione non contempla consensi preventivi – ricorda la coordinatrice delle commissioni istituzionali di Montecitorio, Sesa Amici – e questo continuo chiamare in causa il presidente della Repubblica appare finalizzato unicamente a nascondere le difficoltà del governo e della maggioranza, che dovrebbero, invece, prendersi le proprie responsabilità».
Le opposizioni dunque restano sul piede di guerra. Antonio Di Pietro, sebbene come abbiamo visto abbia gradito l’apertura dei finiani, è dell’idea che saremmo alle prese con un ddl «immondo, incostituzionale, immorale e – anche – inemendabile: può essere soltanto ritirato». L’Italia dei Valori, insiste il leader del partito, «farà un’opposizione durissima fuori e dentro il Parlamento». Pier Ferdinando Casini propone piuttosto un budget limitato per le intercettazioni, al fine di limitarne l’abuso. «Siamo tutti spiati: io sicuramente sì, lei non lo so, gli italiani penso un po’ meno – chiosa in diretta a Unomattina – Credo sia giusto tutelare la privacy, ma dobbiamo fare una legge che non impedisca alle indagini delicate di avvalersi di uno strumento fondamentale».

GINEVRA BAFFIGO

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom