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***La riflessione***
LA TOLLERANZA
di MARCO ROSADI

giugno 16, 2010 di Redazione 

E’ il vero opposto del fascismo. Quando viene meno, è segno che la democrazia, o il liberalismo stanno svoltando verso forme di autoritarismo. Nel nostro Paese sta accadendo qualcosa del genere? La grande firma del giornale della politica italiana ci accompagna ancora una volta in una lettura del presente attraverso la filosofia e la storia della (cultura) politica. La traccia questa volta è una tesi su Pietro Pancrazi, che parla di tolleranza ma non solo. La grande riflessione solo sul giornale della politica italiana.

Nella foto, Marco Rosadi

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di MARCO ROSADI

Un illustre scrittore, giornalista e critico letterario cortonese; un oratore latino e un sapiente greco che faceva professione d’ignoranza; una «trombetta sfiatata», di quelle che soffiano sberleffi a carnevale. Tutto inizia da una tesi di laurea in lettere su Pietro Pancrazi, finita, non sappiamo come e perché, sulla scrivania di un giornalista.

Nell’ultima parte della ricerca, spicca un paragrafo che prende il titolo dal volumetto di scritti e articoli di Pancrazi, Della tolleranza, apparsi dal 1945 al 1947. I pezzi giornalistici in esso contenuti (“Che cos’è la tolleranza” e “Le idee a perpendicolo”) furono rivisti per una ripubblicazione. Sono prove di stampa, e rappresentano le sue ultime volontà di scrittore.

«Tra le varie antitesi che sono state poste e sempre si possono porre al fascismo, quali il liberalismo, la democrazia, ecc., nessuna a me pare tanto radicale e così risolvente come la tolleranza, ossia non fascismo: un fascista tollerante sarebbe addirittura una contraddizione in termini». Così commenta Pancrazi, moralista bonario (in senso ariostesco) che ogni tanto ha bisogno dello sdegno di Dante.

L’autore di Donne e buoi dei paesi tuoi e dell’Esopo moderno ha messo il dito sulla piaga. Liberalismo e democrazia sono tutt’altro che immuni dall’intolleranza: spesso degenerano in demagogia timocratica e oligarchica, nella corruzione e nel fascismo, velato o manifesto. Secondo Pancrazi nessuno nasce tollerante, ma può diventarlo, o per carità verso il prossimo, o grazie alla propria intelligenza.

Nel primo caso ci troviamo di fronte alla tolleranza superiore e virtuosa dei santi, molto difficile da raggiungere, che però contiene il germe dell’intolleranza e del fanatismo. Nel secondo caso, la tolleranza figlia dell’intelligenza e del dialogo critico può sfociare nel dubbio. Un intelletto ipercritico può infatti condurre all’indolente e pericoloso laissez-faire, vestibolo del solito fanatismo.

C’è poi un’altra tolleranza. Non è fondata su nessuna virtù, ma sull’intelletto dotato di apertura, comprensione sentimentale e caratteriale. La dovremmo esercitare su noi stessi e sul nostro prossimo, nel confronto interumano e in quello politico. Stiamo parlando forse della vera intelligenza, del valore ciceroniano della tolleranza?

Vittima illustre dell’ambizione e dell’intolleranza di Antonio, Cicerone sosteneva che solo la tolleranza ci fa accogliere le opinioni e le critiche degli altri, sopportandone i difetti. Di conseguenza, soltanto chi è cosciente di non essere infallibile può accettare il confronto. Negata la perfezione, possiamo rendere migliori conoscenza, valori, istituzioni e società.

Echeggiano inascoltate le parole di Socrate. «Se gli uomini fossero perfetti, non potrebbero migliorare; ma siccome sono tutt’altro che perfetti, possono migliorare». Pancrazi, si chiede come intellettuali, giornalisti e uomini di governo possano rifuggire dalla parola «forse», abolita dal fascismo. Celebrando il «genere inattuale», lo scrittore toscano afferma che le idee (ma ce ne sono ancora?) hanno in sé qualcosa di «leggero», «alacre» e «alitante»; diventano rigide e servili quando sono «a perpendicolo».

Sempre attualissima è la propaganda: l’indottrinamento, la manipolazione e l’autoritarismo mediatico (in parte mascherato) che trasformano gli uomini in moralizzatori senza morale. Lo era nel dopoguerra descritto da Pancrazi e lo è ancora nell’Italia del Ventunesimo secolo. La «trombetta sfiatata» della propaganda squilla dai Tg, nei salotti politici della televisione pubblica e privata, dalle pagine dei giornali e dalle modulazioni di frequenza delle radio.

Il paragrafo si chiude in forma interrogativa. «Quale “professionista” della politica-spettacolo; quale “dotto strillone” della carta stampata e della tivù; quale “docente-propagandista” dell’ipse dixit sarà mai tanto onesto è umile da ammettere di sbagliare?», chiede l’autore della tesi. Quello della tolleranza è un paragrafo, anzi un capitolo, da riaprire e rileggere almeno una volta al dì. Il giornalista lo conosce quasi a memoria, ma non ricorda come, quando e perché quello scritto sia finito sulla sua scrivania.

MARCO ROSADI

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