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Ora la Lega festeggia al gol del Paraguay Ronchi su Zaia: ‘E’ oltraggio alla Nazione’ Il monito di Crespi: “Prendeteli sul serio”

giugno 15, 2010 di Redazione 

Ieri l’Italia ha seguito l’esordio mondiale della propria Nazionale di calcio. Ma c’è qualcuno, pure italiano, che, pubblicamente, “ufficial- mente”, esultava quando segnavano gli avversari. Quando l’Italia perdeva, loro esultavano. E sono italiani. Il paradosso si spiega con la parola Lega, questo fenomeno di involuzione della nostra cultura politica regredita al Medioevo grazie ad una manciata di popolani che si sono erti a rappresentanti del popolo e ne hanno assecondato gli istinti più beceri. E tutto questo è il leghismo. E nessuno può mettere in discussione che si tratti di un’espressione arretrata del pensiero umano. E tuttavia è un’espressione che ha appeal, e che dunque può attecchire in tutta la propria estensione e potenzialità. Il grande sondaggista ha avvertito il resto della politica italiana dalle nostre colonne: «Non sottovalutateli, fermateli, prima che sia troppo tardi». il Politico.it dà ogni giorno il suo contributo affinché la regressione leghista rientri e si torni alla normalità. Elena Orlando ci racconta le polemiche del dopo-richiesta del governatore del Veneto affinché si suonasse il Va pensiero al posto dell’inno di Mameli.

Nella foto, un leghista

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di Elena ORLANDO

E’ tempo d’estate, è tempo di panzane leghiste sparate a raffica sulla canicola estiva. Quasi un appuntamento scaramantico. Esattamente come un anno fa, quando sempre loro, le camicie verdi temutissime dagli alleati in casa Pdl, gioco-forza, lanciavano un giorno sì e l’altro pure, per bocca dei loro più accaniti tiratori scelti, Calderoli in testa, dictat, progetti, idee scabrose per un’Italia dal sapore dissolto, formalmente unita ma in realtà più che mai frammentata.

E quest’estate a fare da apripista alle dichiarazioni choc e pochissimo chic ci ha pensato Luca Zaia, il governatore del Veneto, in occasione dell’inaugurazione di una scuola nel trevigiano. “Vi prego, cantatemi ‘Va’ pensiero’ anziché l’Inno di Mameli”. Come volevasi dimostrare, i leghisti sono allergici non soltanto ai loro alleati della coalizione di centrodestra, ma anche e soprattutto all’idea obsoleta e raccapricciante di un’Italia unita. Ancora questa vecchissima storia? Ancora la retorica di un Paese unito? Lasciamo perdere e mettiamoci Nino Bixio, le cinque giornate di Milano alle spalle. E il canto degli italiani, simbolo della nostra Repubblica, il nostro inno nazionale composto nel 1847 con tanta solerzia da Goffredo Mameli, pure.

Ma spesso i leghisti fanno i conti senza l’oste. E allora il ministro della difesa Ignazio La Russa è sceso subito in campo, per fare da contrappeso, o meglio, metterci una pezza, ritenendo quanto accaduto “un fatto grave, se fosse vero”. E Farefuturo ha già definito le dichiarazioni di Zaia “l’ultima sparata”. Ma niente critiche, annuncia il magazine della fondazione finiana, “è inutile fare il gioco del Carroccio”.

Peccato che tutto sia stato rigorosamente smentito poco dopo, facendo passare “La tribuna del Veneto” quasi come “Il vernacoliere”. “L’Inno di Mameli – si è difeso il governatore del Veneto – è stato regolarmente cantato dal coro al momento del taglio del nastro. Credo che queste precisazioni siano utili per chiudere definitivamente una polemica che non aveva e non ha ragion d’essere”.

Puntuale come un orologio svizzero, è partita la girandola delle polemiche. Una su tutte, quella del ministro per le Politiche dell’Ue Andrea Ronchi, anche lui come La Russa un ex An, che non ha esitato a gelare Zaia: “Aver deciso che l’Inno di Mameli fosse suonato senza la presenza delle autorità è un oltraggio alla nazione italiana”.

Ma siamo solo all’inizio. L’estate è appena cominciata. E i leghisti, con buona pace degli alleati, avranno tutto il tempo di surriscaldarla con altre dichiarazioni antipatriottiche, antimeridionalistiche, anticostituzionali e perfino un bel po’ antiquate.

Elena Orlando

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