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Bavaglio, Fini: ‘Alla Camera garantisco io’ Provocazione: ex An con Democratici (?) Sarubbi: “Sì, le compatibilità sono molte” Non chiedetegli però oggi di fare cadere In futuro sono possibili più convergenze Questa l’Italia degli onesti e responsabili

giugno 14, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana, i nostri lettori lo sanno bene, guarda al futuro. Per l’immediato la prospettiva auspicabile, lo abbiamo scritto più volte, è un bipolarismo maturo, che scivoli progressivamente nel bipartitismo. Più in là, le forze oneste e responsabili – che il bipolarismo-bipartitismo avrà ulteriormente teso a selezionare – di questo Paese possono ritrovarsi naturalmente al di là delle loro provenienze novecentesche. E’ lo spiraglio che apre il deputato del Partito Democratico dalle nostre colonne. E contemporaneamente, scrive Sarubbi, non ha senso chiedere all’ex leader di An di fare cadere – salvo accelerazioni-(ulteriori) svolte impreviste – un governo del quale, come ha scritto sabato anche Pietro Salvatori, è parte integrante. Quelle di un Fini in (tale) rotta di collisione con il premier, scrive ancora l’ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine”, erano «illusioni» generate da un sistema dei media che mette in risalto (come ha ripetuto anche Fassino a Cortona) «l’uomo che morde il cane», al di là dei (suoi) contenuti. E dunque oggi non ha senso parlare di «delusione». Il giornale della politica italiana continua la sua indagine sulla (comunque esistente) linea di frattura interna alla maggioranza (anche) dopo l’approvazione del ddl intercettazioni e vi propone, come sempre, uno sguardo sul futuro.

Nella foto, Bersani e Fini

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di ANDREA SARUBBI*

Questo can can attorno ai finiani, che avrebbero dovuto fare di più per bloccare la legge bavaglio sulle intercettazioni, è il classico nodo che viene al pettine. Non mi stupisce più di tanto, perché è frutto di un equivoco abbastanza palese, ma mi porta a riflettere su quanto siano inquinati oggi i meccanismi di comunicazione politica, dediti in gran parte alla ricerca dell’uomo che morda il cane.

Da un po’ di tempo, avrete notato, non si parla più di Paola Binetti, che solo qualche mese fa – quando era nel Pd – finiva pure nelle previsioni del tempo; lo stesso, provo ad immaginare, capiterebbe al mio amico Fabio Granata se lasciasse il Pdl: l’importante è che tu sia in dissenso dai tuoi, poi quello che dici interessa fino ad un certo punto. Ecco perché, negli ultimi tempi, è cresciuta a dismisura l’attesa messianica nei confronti di Gianfranco Fini: l’unico ritenuto capace, da parte dell’opinione pubblica e da una serie di elettori delusi dal Centrosinistra, di tenere testa a questo governo. L’interpretazione è naturalmente superficiale, per una serie di motivi.

Il primo è che il Partito democratico continua a parlare e spesso ad agire nel disinteresse generale: in Parlamento abbiamo mandato sotto la maggioranza una cinquantina di volte dall’inizio della legislatura, nonostante loro abbiano un centinaio di deputati in più, eppure sembra sempre che stiamo lì a scaldare la sedia, perché oggi se non occupi l’Aula del Senato – come ha fatto l’Italia dei valori – passi pure per mollaccione. Se ti limiti a criticare in maniera costruttiva i provvedimenti del governo, magari pure proponendo un’alternativa, sei comunque il cane che morde l’uomo: o lo maciulli per benino – e non è un caso che Anna Finocchiaro abbia deciso di non far partecipare il gruppo al voto di fiducia – oppure sei destinato all’irrilevanza. Tutt’altra storia, naturalmente, quando le cose di buonsenso (anche quelle più banali) che dici tu vengono ripetute da qualche persona ragionevole all’interno della maggioranza: a quel punto, il circuito mediatico è così esplosivo che confonde i ruoli, mischia le carte, genera nell’opinione pubblica aspettative irrazionali e poi – appena il primo nodo viene al pettine, dicevo – si impalla. Penso a quanti, dopo essersi rapidamente avvicinati a Generazione Italia, in questi giorni stanno mandando mail per protestare contro l’atteggiamento morbido dei finiani sulle intercettazioni: tra loro, parecchie persone che, non avendo percepito segnali di vita sul Pianeta Democratico, avevano creduto davvero che la vera opposizione potesse venire dal presidente della Camera. Ora, improvvisamente, si scopre che Fini “è una delusione”; ma è un giudizio naturalmente frettoloso, come frettolosa era stata la stessa illusione iniziale, perché non teneva conto del fatto che – su certi temi specifici, almeno – Berlusconi non vuole sentire ragioni ed è disposto a mandare tutti a casa.

Io non ho dubbi sul fatto che su determinati argomenti (e parlo proprio io!) la sponda finiana sia importantissima, per suscitare un dibattito interno alla maggioranza e magari per indurla a ragionare. Dirò di più: credo addirittura che, in un altro contesto politico più o meno futuribile, le compatibilità con i finiani sarebbero molto alte. Quello che non capisco, però, è come si faccia a dimenticare così rapidamente che il governo attuale si regge sui loro voti, che alcuni di loro occupano posti a Palazzo Chigi e che sulle 34 fiducie poste finora in Parlamento non si sono mai sfilati: se questa è opposizione a Berlusconi, signori miei, allora io sono un anarchico bombarolo.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

One Response to “Bavaglio, Fini: ‘Alla Camera garantisco io’ Provocazione: ex An con Democratici (?) Sarubbi: “Sì, le compatibilità sono molte” Non chiedetegli però oggi di fare cadere In futuro sono possibili più convergenze Questa l’Italia degli onesti e responsabili

  1. Mario on giugno 14th, 2010 18.49

    AL CUORE SI COMANDA:
    si dice sempre che al cuore non si comanda….certo quando si parla dell’altro sesso è vero…ma poi esiste il cuore per tutta un’altra serie di circostanze della vita.
    Tra queste c’è l’appartenenza politica-sociale.
    Tale appartenenza è terribile. Non ammette tradimenti, rende acefali, incapaci di porsi criticamente verso la propria appartenenza. Dalla fine degli anni 60 fino all’inizio degli anni 90 questa mangiatrice di anime e pensieri ha fatto una strage di cuori. Poi come tutte le cose l’appartenenza è invecchiata e i cuori sono tornati liberi, finalmente non più corroti da un’amore di gruppo hanno cominciato a trovare le strade individuali. Questa sarebbe una grande opportunità politica per migliorare la società. I giovani possono riuscirci.
    Ma i vecchi o i signori di mezza età non possono non ricordare il vecchio amore con nostalgia.
    Onore a Andrea Sarubbi che mostra una lucidità rara e che nulla c’entra con i residui nostalgici con cui siede in parlamento.
    Ma si vede che il cuore è stato troppo corrotto.

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