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L’editoriale. Cara Lega, Verdi fu un patriota di Aldo Torchiaro

giugno 14, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana lo ha denunciato ancora una volta per primo: «Prendete sul serio le camicie verdi – scriveva Crespi dalle nostre colonne – o avranno gioco facile a portare a compimento il proprio progetto storico: la secessione». Si procede infatti per smottamenti progressivi, gli stessi che, come abbiamo raccontato venerdì, hanno caratterizzato e caratterizzano l’involuzione più generale della nostra democrazia verso una forma di democrazia limitata. O peggio. Il gesto del presidente del Veneto Luca Zaia, che ieri ha imposto ad una banda, in occasione di una inaugurazione, di suonare il Va pensiero al posto dell’inno di Mameli, fa discutere. Il senso comune, rispetto all’unità del Paese e ai suoi simboli, è già in parte cambiato e rischia di continuare a cambiare sotto i colpi dei leghisti. A Zaia risponde, dalle colonne de il Politico.it, la grande firma del giornale della politica italiana e di E Polis. Così.

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

Un paesino della Marca trevigiana è diventato involontariamente il teatro per un siparietto della politica italiana di questi giorni. Il governatore del Veneto, il leghista Luca Zaia, va ad inaugurare un nuovo plesso scolastico e naturalmente, per il taglio del nastro, suona la banda. Tutto come da copione, se il portavoce del governatore, riferiscono i testimoni, non avesse brigato per stravolgere il protocollo, facendo suonare il coro del Va Pensiero di Verdi al posto dell’inno di Mameli, eseguito quando non c’era più nessuno. Colpisce lo stizzito racconto dell’ignaro direttore della Polifonica di Salvarosa: il presidente della Regione si sarebbe infuriato, se avesse sentito suonare Mameli. E lui che poteva fare? Ha cambiato programma ed eseguito gli ordini.

La cronaca trevigiana, destinata a riaprire il regolamento di conti soprattutto tra gli ex An e la Lega Nord, arriva alla vigilia del debutto della nazionale ai Mondiali del Sudafrica. Proprio tra i calciatori era appena esplosa un’altra polemica, a proposito dell’inno. Qualcuno lo storpia, qualcuno non sembra cantarlo con passione, rimbrottano gli appassionati della vicenda. E l’esempio che viene dal governatore del Veneto non è dei migliori.

Non entriamo nel merito, perché se si dovesse farlo dovremmo pur constatare che Verdi è Verdi, tra i più celebrati compositori al mondo, e che il Va Pensiero, collocato nella terza parte del Nabucco, è uno straordinario inno alla libertà. Il povero Goffredo Mameli al cospetto figura come uno studentello, e neanche dei più dotati. La sua marcia militare – il cui testo nessuno canta mai per intero – è tanto aspra nei termini che neppure al suo tempo si pensava di farla uscire dalle caserme nelle quali era suonata.

Il problema però è tutto politico: la Lega che punta a crescere ‘scendendo’ lungo lo Stivale deve dimostrare più responsabilità istituzionale. E allora, piuttosto che usare la forza sul coretto cittadino, ponga la questione con la sua vasta rappresentanza in Parlamento. Propongano di cambiare l’inno nazionale, se ne ragioni e si voti.

Se dovesse vincere il Va Pensiero, però, i suoi propugnatori non cambino idea. Neanche quando dovessero accorgersi che Verdi fu nel Risorgimento uno dei protagonisti del patriottismo militante, non solo nel mondo della musica ma anche in politica, dove in virtù del suo impegno per l’Italia unita fu deputato prima e senatore poi, vestendo sempre con grande orgoglio la fascia tricolore.

ALDO TORCHIARO

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