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La destra: Fini e Napolitano, dove siete?’ Legge-bavaglio, in subbuglio l’area ex An Dossier/ le norme nel resto del mondo
E un dubbio: presidente, perché firma?

giugno 11, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il giornale dell’onestà e della responsabilità. Ed è, appunto, il giornale di tutta la nostra politica. In questa duplice chiave, dà spazio, oggi, nel giorno in cui ci si confronta, tra sconcerto e preoccupazione, sul ddl intercettazioni, a chi ha avuto meno risalto in queste ore. E rappresenta, invece, la sensibilità più rilevante per capire come sta la nostra democrazia, e se, e come, potremo reagire a questo colpo inferto alla libertà di tutti. La voce di quella grande parte della destra italiana che non si riconosce nella scelta del governo. La destra indipendente vicina, idealmente, a Gianfranco Fini. Il quale ha vissuto con disagio il passaggio di ieri. Ma, dopo la mediazione precedente la formulazione del ddl, non ha più mosso un dito. Su questo torneremo nelle prossime ore. E’ un tema cruciale perché c’è un’intero mondo, invece, che avrebbe voluto dal suo leader una presa di distanza, e magari un’assunzione di responsabilità nel momento più controverso dell’azione di governo. Maurizio Guarino, presidente della principale associazione della destra ex An, interviene su il Politico.it per rispondere a Gasparri che aveva parlato di un Pdl compatto nel sostegno al provvedimento. E gli fa sapere che la destra non ci sta. Con questo, il giornale della politica italiana avvia questa forma di interazione e di collaborazione con il movimento della destra proponendo anche un pezzo di Enrico Sturman e Daniele Ricciardi, responsabili di dipartimento di Destra razionale, che studia lo stato dell’arte sulle intercettazioni nel resto d’Europa e non solo. Soltanto in Repubblica Ceca è in vigore una legge definita «museruola», che può essere paragonata a quella italiana. Infine, dalla destra un appello (implicito) a Fini ma anche al presidente della Repubblica: perché, scrivono Sturman e Ricciardi, Napolitano annuncia l’intenzione di firmare il ddl nonostante la palese violazione della Costituzione materiale del nostro Paese? La destra, dunque, dalle colonne de il Politico.it. Sentiamo.

Nella foto, il presidente della Camera, Gianfranco Fini

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L’intervento

di MAURIZIO GUARINO*

Ad un Gasparri che asserisce che il PdL ha votato “si orgogliosi e convinti”, io sono certo e spero che molti non siano assolutamente d’accordo con lui sia nel PdL sia vicino al PdL.

Il nostro totale sostegno all’FNSI ed al CDR Mediaset per lo sciopero del 9. Spero che tutti i blog si listino a lutto come farà quello della nostra Associazione come suggerito da “Articolo 21? e che la questione arrivi a Strasburgo, come mi sembra che qualcuno proponga.

Si è cercato di rimediare a delle storture oggettive creandone una potenzialmente molto più pericolosa ed insidiosa soprattutto per la realtà socio-culturale nella quale viviamo e che abbiamo tragicamente sotto gli occhi tutti i giorni.

E se le perplessità vengono esposte dal Procuratore Nazionale Antimafia per esempio sul riciclaggio, la questione è serissima.

Ieri si è marcato l’ennesimo solco che aggraverà il divario tra corpo elettorale ed eletti; tra potere e popolo. Una domanda nasce spontanea: a che pro? Veramente una brutta pagina.

MAURIZIO GUARINO*

*Presidente nazionale di Destra razionale

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Così le leggi nel resto del mondo

Ma Napolitano, dov’è?

di ENRICO STURMAN e DANIELE RICCIARDI*

L’Italia è ancora una Repubblica democratica fondata sul lavoro? Dopo la nostra collocazione al 77° posto mondiale per quanto riguarda la libertà d’informazione, ecco un’ennesima bravata del nostro governo, che credo ci porterà alla pari con la Corea del Nord e con l’Iran: Il DDL 1611. Che a dire della maggioranza, è un atto che migliorerà la vita dei cittadini, mentre in realtà renderà molto più difficile l’azione di contrasto alla criminalità organizzata, oltre a rendere più difficile individuare le connessioni tra criminalità ed istituzioni. Ma prima di scendere nel dettaglio, per evitare che qualche furbacchione si faccia avanti dicendo che dobbiamo metterci al passo con l’Europa, ecco una breve carrellata di come le intercettazioni sono gestite in alcuni paesi europei e non.

La Gran Bretagna, con la concessione, avvenuta nel 1215, della Magna Charta Libertatum, è a pieno diritto considerata “la più antica democrazia dei tempi moderni”; nel 1587 Maria Stuarda venne accusata di alto tradimento e successivamente giustiziata grazie all’intercettazione di alcune sue lettere private. Nel 1993, vengono rese pubbliche le telefonate tra Carlo e Camilla. Di comunicazioni intercettate si discute da cinque secoli. È sacro il diritto alla privacy ed è sacro il diritto d’informare: qual è l’equilibrio corretto? È il «Regulation of Investigatory Power Act» che disciplina la materia. Il ministero dell’Interno autorizza le intercettazioni che, per principio, non possono essere diffuse o riprodotte. Ma il «Freedom of Information Act» dà il «diritto di conoscere», dunque di consultare, richiedendolo al Commissioner o al tribunale che decidono, gli atti investigativi e di pubblicarli. Laddove prevale l’interesse pubblico non c’è barriera che tenga. Persino a Buckingham Palace (i bisbigli d’amore di Carlo e Camilla insegnano) s’inchinano a questo principio sacro.

In Francia il segreto professionale dei giornalisti è tutelato. Le intercettazioni, come avvenuto anche in recenti casi (processo Clearstream, che vedeva di fronte il presidente Sarkozy e l’ex premier Villepin), sono state pubblicate anche in corso d’istruttoria e solo in casi eccezionali può essere richiesto di rivelare la propria fonte. Ci sono stati esempi di giornalisti condannati per aver divulgato intercettazioni (il caso della cellula segreta dell’Eliseo all’epoca di Mitterrand) ma poi assolti alla Corte europea di Strasburgo. In buona sostanza, il giornalista pubblica documenti giudiziari e protegge le proprie fonti, ma può incorrere nel reato di diffamazione e di violazione della presunzione d’innocenza dell’individuo menzionato nelle intercettazioni o in documenti giudiziari. In questo caso, la normativa rimane in equilibrio fra i diritti della stampa e individuali. Il giornalista rischia di essere perseguito per diffamazione. Secondo un recente studio, le intercettazioni si sono moltiplicate per cinque negli ultimi anni (26 mila nel 2008), oltre a circa seimila intercettazioni «amministrative», cioè non autorizzate dal giudice.

In Spagna, nelle ultime settimane si è acceso un dibattito sull’operato del giudice Baltasar Garzón che ha intercettato le conversazioni tra alcuni imputati di corruzione nel caso Gürtel (che coinvolge politici delle comunità autonome di Madrid e Valencia) e i loro avvocati, ed è stato denunciato per abuso d’ufficio, in quanto sono generalmente conversazioni protette. In base all’articolo 579 della «Ley de enjuiciamiento criminal» le intercettazioni possono essere disposte da un giudice per un periodo di tre mesi (prorogabile di altri tre). In caso di urgenza possono essere ordinate anche dal ministro dell’Interno, se l’inchiesta riguarda bande armate o terroristi. Sebbene negli ambienti giuridici si discuta sulle garanzie offerte dalla legislazione vigente, l’interesse pubblico in Spagna è considerato prevalente, perciò la pubblicazione delle intercettazioni non è perseguibile. Le intercettazioni ordinate da Garzón nel caso Gürtel sono state pubblicate senza alcuna conseguenza per editori e giornalisti. «Una legge simile a quella italiana – assicurava ieri El País – avrebbe portato in carcere i giornalisti che hanno indagato sul caso».

In Russia tutti i telefoni, i cellulari e le postazioni Internet sono permanentemente collegati a centri di ascolto dei servizi di sicurezza, l’Fsb, successore del Kgb. L’intercettazione può scattare per «qualsiasi indizio di reato progettato, compiuto o che sta per compiersi». L’Fsb procede autonomamente ed entro 24 ore chiede l’autorizzazione al magistrato competente. Quando è in ballo il segreto di Stato, l’Fsb può mantenere segreti tutti i documenti, compreso l’atto d’accusa. In alcuni casi questo segreto vale anche nei confronti dell’avvocato difensore dell’imputato. Nei procedimenti normali gli atti, gli interrogatori e le intercettazioni comunicati dal giudice istruttore agli avvocati difensori possono essere liberamente pubblicati dai giornali che ne vengono a conoscenza. Il magistrato inquirente può però in qualsiasi momento disporre che particolari elementi debbano rimanere segreti se ritiene che ciò sia fondamentale per l’inchiesta in corso. Il dibattimento processuale è invece del tutto pubblico, a meno che non intervenga il segreto di Stato.

Negli Stati Uniti le intercettazioni da parte di terzi sono legali sia a livello federale sia statale, previa autorizzazione di un giudice. In virtù del primo emendamento della Costituzione sulla libertà di stampa, i media hanno il pieno accesso alla pubblicazione di materiale a esse inerente. «Possiamo pubblicare qualsiasi cosa – spiega Lucy Dalglish, direttore esecutivo del Reporters Committee for Freedom of the Press – purché non presenti una minaccia imminente alla sicurezza nazionale o all’incolumità fisica di qualcuno». Dai Pentagon Papers al Sexgate, il libero accesso dei media a questo tipo di materiale è considerato uno degli elementi chiave della democrazia americana. Nella stragrande maggioranza degli Stati anche per registrare di nascosto una telefonata basta il consenso di una sola delle due parti. Iniziato nel 1890 in seguito all’invenzione del registratore, il wiretapping è stato usato dalla maggior parte dei presidenti Usa da quando la Corte suprema l’ha reso legale, nel 1928. Nel 1968 il Congresso ha approvato una legge che impone l’autorizzazione dal tribunale per le intercettazioni concernenti indagini criminali.

Nella Repubblica Ceca, l’unica finora ad andare contro corrente, è entrata in vigore il 1? aprile 2009. Ma tutto era, fuorchè un pesce d’aprile. A Praga l’hanno subito chiamata «legge museruola»: perché prevede fino a 5 anni di reclusione per il giornalista che pubblichi il contenuto di un’intercettazione giudiziaria o qualunque notizia su una persona indagata o sospetta, «anche se lo fa nel pubblico interesse»; e una multa fino a 5 milioni di corone (circa 194 mila euro) all’azienda editoriale per cui il reo lavora. In origine la legge era stata presentata come un miniemendamento al codice penale, teso a proteggere da una pubblicità indesiderata i bambini vittime di abusi: «E bene inteso, io sto con le vittime non con i media» rispose infatti il presidente Vaclav Klaus, quando i giornalisti cechi e di «Reporters sans frontières» lo supplicarono di bloccare la legge con il suo veto. Nel luglio 2009, da Bruxelles, la Federazione europea degli editori ha chiesto «con urgenza» un intervento alla presidenza dell’Ue, «per un atto di solidarietà con le federazioni della stampa in Italia e nella Repubblica Ceca, su una questione che ci preoccupa molto: la libertà di stampa…». Da allora, la museruola è rimasta al suo posto.

In Italia la situazione, che finora era in linea con le altre democrazie europee e mondiali, sta degenerando con l’approvazione del DDL 1611. Approvazione che tra l’altro è proceduta con l’espulsione dall’aula di numerosi esponenti dell’opposizione; espulsione che era stata applicata a fronte di una protesta tutto sommato composta e civile, quando in occasioni diverse non è stata applicata nemmeno a fronte di aggressioni fisiche tra senatori. Tornando comunque al DDL, oltre a impedire di fatto la pubblicazione delle trascrizioni delle intercettazioni, verrà fortemente limitato il potere, proprio dell’Autorità Giudiziaria, e degli Organi di Polizia Giudiziaria con essa collaboranti, di disporre e mettere in atto intercettazioni telefoniche, telematiche ed ambientali atte alla raccolta di materiale probatorio. Tra l’altro, oltre a limitare le tipologie di Reati per i quali l’intercettazione è possibile, vengono rese più macchinose le procedure per poter richiedere ed effettuare fisicamente l’intercettazione, inoltre vengono ridotti i tempi nei quali l’intercettazione è possibile… Per dare delle cifre, l’intercettazione telefonica sarà possibile per soli 30 giorni, prorogabili di altri 15, mentre le intercettazioni telematiche o ambientali saranno possibili per soli 40 giorni prorogabili di altri 20. Altra nota dolente, se finora l’intercettazione poteva essere disposta normalmente nel corso di indagini, ora può essere disposta solo se a carico dell’intercettando sussistono gravissimi indizi di colpevolezza, indizi che finora potevano essere raccolti con intercettazioni telefoniche. Praticamente, all’omertà tipica della criminalità organizzata, si aggiungerà anche l’omertà di stato. Fa specie che, pur spingendo fortemente per l’approvazione di questo genere di leggi, che costituiranno un colpo molto critico per l’attività di contrasto all’attività criminale, l’attuale governo si riempia la bocca reclamando successi dovuti alla politica governativa ogni qualvolta le forze dell’ordine riescano ad assicurare alla giustizia un qualsiasi latitante.

Oggi, dopo il passaggio del decreto sulle intercettazione – che ci rende tutti più parte di un regime o più sudditi di un regno che cittadini di un paese libero – dopo la presa di posizione “preventiva” del Capo dello Stato che ha già rispedito al mittente le richieste di non firmare lo scempio approvato a colpi di fiducia e non con un iter democratico, dopo tutto questo mi chiedo: ma Napolitano non dovrebbe essere il tutore super partes degli italiani, il Garante della democrazia e non dovrebbe quindi intraprendere tutte quelle azioni mediatiche e giuridiche in suo potere per TUTELARCI e soprattutto per TUTELARE LA REPUBBLICA?
Con questa riflessione non voglio andare gratuitamente all’attacco del Capo dello Stato in quanto tale, la figura del Presidente è e deve restare il riferimento per il mantenimento della democrazia in Italia. Voglio però pormi alcune domande su come Napolitano sia intraprendendo il ruolo Istituzionale che gli è stato conferito.
Ci si sarebbe aspettati, anche in passato, che il Presidente prendesse posizione (come tante volte è successo nel corso della storia) nei confronti di tutti quegli attacchi alla Libertà nel nostro paese che sono stati portati nel corso degli ultimi anni.
Ci si sarebbe aspettati che facesse uso degli strumenti che la Costituzione gli fornisce per tutelarci e per tutelare l’integrità dello Stato e delle Istituzioni
E’ indubbio infatti che l’intero operato di questo governo, dell’opposizione, dei parlamentari e senatori in genere, sia stato esclusivamente volto a mantenere i privilegi della casta e non a gestire la crisi e a migliorare il sistema Italia e che quindi ciò abbia cagionato un danno a TUTTI gli italiani.
E Napolitano, ogni volta, cosa ha fatto?
Tutte le volte che avrebbe potuto, con un gesto dall’altissimo valore simbolico, rimandare le leggi-truffa all’esame delle Camere, non lo ha fatto, adducendo la scusa che l’atto in se non sarebbe servito a nulla perché con una minima modifica la stessa legge sarebbe stata approvata praticamente automaticamente.
Ha sminuito il ruolo di GARANTE che avrebbe dovuto tenere, di TUTORE di tutti gli Italiani, lui che sperava (per sua diretta dichiarazione) che imparassimo qualcosa dalla Cina su come gestire il potere.
Mi chiedo allora: è davvero giusto non attaccarlo e difenderlo a oltranza?

ENRICO STURMAN*
DANIELE RICCIARDI*

*Presidenti Commissione Sicurezza e Commissione Tecnologica di Destra Razionale

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