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***Diario politico***
IL PREMIER E LA COSTITUZIONE
di GINEVRA BAFFIGO

giugno 10, 2010 di Redazione 

La nostra vicedi- rettrice firma l’edizione di oggi del Diario ancora dedicata alle dichiarazioni del presidente del Consiglio, che conosciamo per intero, e alle quali scopriamo le reazioni del resto della nostra politica. Poi il ddl intercettazioni, che arriva oggi, giovedì, al Senato per la fiducia, sulla cui apposizione esplode la polemica. Infine, il videomessaggio di Santoro a Berlusconi: «Una tivù un po’ fascista quella basata sul conformismo. Per “sconfiggere” un talento – dice il conduttore di Annozero – non servono le elezioni, ce ne vuole uno più bravo». Il racconto.

Nella foto, il presidente del Consiglio: saluto (…?)

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di Ginevra BAFFIGO

Berlusconi è un fiume in piena, che al momento nessuno riesce ad arginare. Gli attacchi di ieri, alla luce delle ultime dichiarazioni, si rivelano solo il preambolo di una più radicale presa di posizione. Sarà fiducia per il ddl intercettazioni, Annozero forse non tornerà con una nuova edizione a settembre e sul solco tracciato dal palco della Federalberghi il premier alza il tiro e spara niente meno che sulla Carta costituzionale.

Governare «visto da dentro è un inferno – confessa per cominciare il Cavaliere all’assemblea della Confartigianato – non è che manchino le intenzioni o i buoni progetti, ma l’architettura costituzionale rende difficilissimo trasformare progetti in leggi concrete». «Poi ci sono i tempi della burocrazia, della giustizia civile e penale – rincara il premier – lo Stato si è sviluppato in maniera eccessiva e prende a noi cittadini il 50% di ciò che produciamo e dà molto di meno in termini di servizi».
In particolare all’uomo del fare non piace l’articolo 41. Questo garantisce un’iniziativa economica privata libera, ma mai in contrasto con l’utilità sociale. E’ «la legge a determinare i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali». Ora, ai padri costituenti, Berlusconi muove delle dure critiche: «La Costituzione è molto datata, si parla molto di lavoro e quasi mai di impresa, che è citata solo nell’articolo 41. Non è mai citata la parola mercato. Pensiamo a una legge ordinaria, ma serve anche riscrivere l’articolo 41 della Costituzione». Ed ancora: «Fino a quando un’impresa» può continuare ad agire in una cornice di regole che risente di una Costituzione a «matrice cattocomunista»?, chiede il presidente del Consiglio alla platea astante. La domanda era ovviamente retorica, ma la replica arriva lo stesso per bocca di Pier Luigi Bersani. Il segretario Democratico difende prontamente la Carta: «Berlusconi deve smetterla di attaccare la Costituzione», e poi, caustico, ricorda al premier: «Hai giurato sulla Costituzione: se non ti piace, vai a casa». Di Pietro dal canto suo insiste sulla falsa riga di ieri, e quindi torna a parlare di regime: «Solo nei modelli fascisti si può fare a meno delle regole costituzionali e del Parlamento». Mentre dal Pdci, Pino Sgobio, chiosa: «L’inferno vero è il suo governo autoritario. Un personaggio che usa un simile linguaggio non è degno di ricoprire il ruolo di presidente del Consiglio».

Berlusconi e le imprese. Se la Costituzione non risponde più alle esigenze del presente, il premier prende l’impegno «a fare diventare legge lo Statuto delle imprese entro l’autunno, perché quello che va bene alle imprese va bene all’Italia. Vogliamo arrivare a un nuovo sistema in cui non si debbano chiedere più permessi, autorizzazioni, concessioni o licenze: che sono per me un linguaggio e una pratica da Stato totalitario, da Stato padrone che percepisce i cittadini come sudditi». Sui nuovi assiomi di scienza politica in molti non si trovano d’accordo con il Cavaliere, ma se promette di abbassare le tasse ecco che i detrattori diminuiscono all’istante: «Il nostro scopo è arrivare a diminuire la pressione fiscale, arrivando a un unico codice di norme fiscali entro la legislatura», spiega il capo del governo. Secondo Berlusconi la soglia per la tracciabilità dei pagamenti fissata dalla manovra a 5 mila euro «è giusta. Non sono i 100 euro che avrebbe messo la sinistra se fosse stata al governo: quello sarebbe uno Stato di polizia tributaria». E tra le reminiscenze pre-’89 del premier vi sarebbe anche la «diffidenza» nei confronti degli imprenditori: «Viene dalla cultura comunista degli anni Settanta» che ha sempre considerato l’imprenditore «un truffatore e un evasore».
Mentre Tremonti cerca la soluzione alchemica per riattivare il mercato interno, Berlusconi torna nei suoi antichi panni d’imprenditore ed alla platea della Confartigianato suggerisce di andare ad investire in Cina: «Un Paese straordinario che si sta sviluppando in modo incredibile. Cercate uno sfogo dei vostri prodotti nel vastissimo mercato dei consumatori cinesi. Mia figlia», ha illustrato il premier, «si è laureata con il massimo dei voti in un’università americana di economia e mi ha chiesto come regalo di essere mandata un mese in Cina. È tornata impressionata e mi ha detto: “Meno male che c’è stato il comunismo in Cina altrimenti sarebbero già i padroni del mondo”».

Arriva la fiducia sul ddl intercettazioni. La questione di fiducia torna ad imporsi a palazzo Madama. Oggetto del voto di giovedì, è ormai noto, sarà il discusso ddl sulle intercettazioni, divenuto ora maxiemendamento, che riassume quindi il contenuto del disegno di legge alla luce anche delle ultime modifiche presentate dal relatore Roberto Centaro. A rendere ufficiale la decisione dell’esecutivo in Aula è stato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, che tra le vive proteste dell’opposizione annuncia così la 34esima fiducia dall’inizio della legislatura. Istantaneamente il Senato si trasforma e perde quell’austero contegno: alcuni senatori del Pd iniziano letteralmente a scalpitare, quelli dell’Idv optano per l’occupazione dell’Aula. L’Udc ribadisce il proprio voto contrario. Ma ciò non sembra preoccupare la maggioranza, che sostiene con forza la decisione del Cdm. Il presidente dei senatori del Pdl, Maurizio Gasparri, ribadisce come questo sia assolutamente un diritto della maggioranza: «Dopo il lungo tempo della discussione, ora è il tempo della decisione. Del resto, tutti ritengono che questo tema sia importantissimo, visto che era stato oggetto di altri progetti di legge nella precedente legislatura». Non tarda a rispondere Anna Finocchiaro, che dalle file del Pd smentisce la tesi di Gasparri: «Una fiducia posta con queste modalità non è legittima». «Il consiglio dei ministri – aggiunge la Democratica – deve autorizzare la fiducia sul testo che sarà poi effettivamente votato dai senatori. Se il testo è profondamente cambiato, allora, il Consiglio dei ministri deve apporre nuovamente la fiducia su questo testo. E nel caso del ddl intercettazioni – rimarca ancora la Finocchiaro – la maggioranza ha cambiato cinque volte il testo da quel 25 maggio, giorno in cui, secondo Elio Vito, sarebbe stata posta la questione di fiducia sul ddl intercettazioni». A stringere i ranghi ci pensa quindi il Guardasigilli Alfano, che accusa il Pd di polemiche strumentali: «Fino al 24 maggio il governo non aveva autorizzato la fiducia. La fiducia, infatti, è stata autorizzata solo il 25 maggio».
Ed il botta e risposta in quel di palazzo Madama prosegue fra il presidente della commissione Giustizia, Filippo Berselli, e il senatore del Pd, Giovanni Legnini. Se una parte lamenta di essere esautorata delle proprie facoltà, l’altra rilancia con l’accusa di ostruzionismo. E così Berselli fa ricadere tutta la colpa sull’opposizione, che «in una sola ora» non ha consentito di fare «il voto di neanche un emendamento»: «Il provvedimento è all’esame del Senato da oltre un anno. La commissione ha fatto 42 sedute e tre notturne. Pertanto, è arrivato il momento di votare. Ma il centrosinistra – continua Berselli – ha fatto un ostruzionismo che non ha lasciato scampo. Pertanto, rimetto all’aula del Senato l’intero testo, perché in commissione non siamo riusciti a concludere i nostri lavori». Legnini non è d’accordo: «Quanto detto da Berselli è inaccettabile, perché noi abbiamo sempre partecipato ai lavori della commissione in modo corretto. È stato Berselli che ha avuto nei nostri confronti un atteggiamento pregiudiziale, visto che alle 14:09 dichiarava che noi stavamo facendo ostruzionismo, mentre stavamo semplicemente chiedendo di approfondire alcune questioni fondamentali del disegno di legge». A fare dell’ostruzionismo, dunque, per il senatore Democratico, «è stata la maggioranza, anche perché negli ultimi 20 minuti della seduta della commissione è stato il senatore Piero Longo a parlare ininterrottamente. Noi abbiamo semplicemente sollevato quattro o cinque temi, non di più, per i quali abbiamo chiesto delle spiegazioni al governo, che ancora non ci sono arrivate». Rincara la dose Schifani che dal suo alto scranno «prende atto con rammarico» dell’ostruzionismo dell’opposizione sul ddl intercettazioni «perché avrebbe auspicato che la commissione giustizia avesse potuto pronunciarsi nel merito delle proposte emendative».

E Bersani promette battaglia. «Dobbiamo fare una battaglia con tutte le forze che abbiamo – avverte il segretario – La maggioranza non ha fatto alcuni correttivi e bisogna richiamare tutti alla coerenza. Che cosa ci ha trovato Fini di migliorato nel testo?». Il presidente della Camera tace, ma in compenso risuona ancora l’eco delle parole dello stesso premier, che ammetteva: «Questa legge sulle intercettazioni non risolve tutti i problemi, cercheremo di migliorarla più avanti. Ma andiamo avanti decisi». «La grandissima parte degli italiani è stanca di non poter usare il telefono perché teme di essere spiata», ed ancora: «Solo una piccola nomenklatura di magistrati e giornalisti vuole le intercettazioni. Sui giornali si è fatta una baraonda su questa legge».

Annozero, messaggio di Santoro al premier. Annozero si congeda per l’estate e l’enigma sulla nuova edizione resterà sospeso fino al prossimo settembre. Ma Michele Santoro non lascia la sua arena nel silenzio che segue alla sconfitta. Nella sua ultima puntata dedica l’introduzione a Silvio Berlusconi, inviandogli questo messaggio: «Annozero è un cavallo che lei non è riuscito né a cavalcare, né a domare, né a comprare. Vediamo se ci sarà nel palinsesto della prossima stagione. Comunque sia Annozero è un cavallo che continuerà a correre». Probabilmente il “cavallo” di Santoro sceglierà un nuovo terreno, web? Teatri? Piazze? Ma chissà se tornerà su Raidue, o negli studi della Televisione italiana, che il conduttore definisce una tv «un po’ fascista, senza fascismo per carità, senza duce, ma con il conformismo», popolata e guidata da «quei funzionari che invitano e ospitano le veline che piacciono a loro e i cantanti che piacciono alla loro zia Concettina». Una «Villa Serena dove tutti siamo un po’ vecchi, con le canzoni del passato e la nostalgia del passato».
Rivolgendosi ancora al premier, Santoro ricorda che «è importante che una televisione possa portare le proprie telecamere in molti luoghi differenti, è importante che non tutti decidano di andare nello stesso luogo. E capisco – aggiunge – che lei abbia un problema con Annozero, ma questo problema non si può risolvere con le elezioni, né con la forza della maggioranza e del voto perché Annozero non è un partito: è un prodotto culturale, è un prodotto televisivo». «E’ una cosa che non è fatta da un talento unico, ma da un talento diffuso e fatto di tante persone e competenze – prosegue il giornalista – e questo si può sconfiggere solo con un altro talento, ancora più bravo e ancora più creativo, ancora più capace di impiegare le risorse per il bene della televisione, per il bene dello spettacolo».

Ginevra Baffigo

Commenti

One Response to “***Diario politico***
IL PREMIER E LA COSTITUZIONE
di GINEVRA BAFFIGO

  1. Mario on giugno 12th, 2010 11.32

    SI PARLA SEMPRE DA QUESTE PAGINE CHE LA COSTITUZIONE VIENE ATTACCATA DA BERLUSCONI, MINANDO LA DEMOCRAZIA.
    MA L’AVETE MAI LETTA?
    VI RENDETE CONTO DI QUANTE COSE SONO SBAGLIATE?
    DI QUANTE COSE NON SONO APPLICATE O APPLICATE IN MANIERA DIVERSA E NESSUNO CHE NE DENUNCI LA PERICOLOSITà DEMOCRATICA? (Certo se ne denuncia solo in funzione anti berlusconiana ma poi della costituzione non gliene frega niente a nessuno…ipocriti)
    VI faccio un brevissimo resoconto di alcuni passaggi che devono essere cambiati per avere una costituzione migliore e che dimostrano alcune volte come i padri fondatori non erano proprio delle cime.
    (per i commenti di articoli non applicati o applicati male mi riservo di scrivere successivamente)

    Art. 2
    La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

    COMMENTO
    Politica ed economica è da eliminare (la solidarietà politica è un accettare una società classista, quella economica di fatto dice di fare l’elemosina…che non può essere imposta perchè lede la libertà individuali). La solidarietà sociale è invece fondamentale e va aggiunto anche la solidarietà umana al singolo individuo che stranamente e incredibilmente non è prevista.

    Art. 10
    Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge.

    COMMENTO: l’ultimo comma va cambiato…o dobbiamo dare asilo a più di un miliardo di cinesi? Va scritto…Lo straniero….(omissis)…può richiedere diritto d’asilo

    Art. 11
    L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

    COMMENTO: va detto che l’Italia non ripudia la guerra per preservare l’art 139 della costituzione

    Art. 25.
    Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso.

    COMMENTO = dal punto di vista del senso di giustizia è un articolo sbagliato, perché mette la legge sopra la giustizia. Bisognerebbe aggiungere un paragrafo del tipo “Nessuna sentenza può essere emessa in contrasto con il senso di giustizia comune”

    Art. 33.
    L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

    COMMENTO
    Da aggiungere dopo l’insegnamento “e la pratica” altrimenti rimane inutilizzabile

    È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

    COMMENTO è inutile si deve eliminare

    Art. 36.
    Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità

    COMMENTO: va cambiato in “alla qualità e alla sua funzionale quantità” altrimenti non si da valore alle capacità individuali

    Art. 41.
    L’iniziativa economica privata è libera.
    Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
    La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.

    COMMENTO: ultimo comma è comunismo allo stato puro va eliminato

    Art. 42.
    La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati.
    La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

    COMMENTO: per l’ultimo comma va fatto lo stesso commento dell’art 41

    Art. 52.
    La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino.

    COMMENTO: va aggiunto dopo patria “E alla sua cultura” che è il vero motivo per cui possiamo chiamarci nazione

    Art. 139.
    La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale

    COMMENTO: “tutti i citadini devono difendere la forma repubblicana” lo vogliamo aggiungere o no?

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