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E anche Giulia “risponde” al premier qui “Se a L’Aquila non è stato fatto granché Ma esiste ancora (…) la libertà di critica”

giugno 9, 2010 di Redazione 

Le parole di ieri del presiden- te del Consiglio, delle quali vi abbiamo dato conto con Ginevra Baffigo, sono state rintuzzate efficacemente a Ballarò dalla professoressa Irene Tinagli, alla quale abbiamo dedicato la nostra copertina. Oggi è la giovane esponente Radicale a rincarare la dose, entrando ancora di più nel merito (della specifica “sparata” – è proprio il caso di dirlo? – sulle possibili reazioni violente da parte degli aquilani ad una eventuale, prossima visita della Protezione civile, per l’accusa, sostenuta da un pm, della mancata previsione-avvertimento dell’imminente terremoto). Giulia, che per il giornale della politica italiana tiene d’occhio con particolare attenzione le uscite del Cavaliere, analizza con la solita efficacia le dichiarazioni di Berlusconi. E ne trae questa conclusione, lanciando contemporaneamente un tema. La conclusione è che il premier avesse in mente l’insoddisfazione (per usare un eufemismo, con tutto il rispetto per la sofferenza degli abitanti de L’Aquila) degli aquilani rispetto agli interventi post-sisma del governo, e a questo facesse riferimento quando paventava un fantomatico rischio di «spari». La co-conduttrice di Michele Santoro ad Annozero fa notare che esiste ancora la possibilità di contestare civilmente ciò che si ritiene non vada; una possibilità che, aggiunge Giulia, manteniamo «al momento». Le pressioni sulla Rai, le antiche minacce-richieste alle aziende di non comprare più pubblicità su «certi quotidiani» (Repubblica), l’insofferenza per ogni forma di critica (che emerge anche in questo caso), la stessa apposizione della fiducia sul ddl intercettazioni che nega qualsiasi (prosecuzione della) dialettica interna alla maggioranza sul provvedimento, a sua volta strumento non solo di illegalità (per sé o per gli altri, poco importa) ma anche censorio, sono tutti sintomi di una sindrome che può essere definita (appunto) come insofferenza psicologica o, ideologicamente, o più nella contingenza politicamente, illiberalismo. Per usare, ancora una volta, un eufemismo. E alla quale non va dato modo di dilagare. Va rintuzzata, come ha fatto Irene Tinagli e come fa ora Giulia Innocenzi dalle colonne del giornale della politica italiana. Sentiamo.

Nella foto, Giulia Innocenzi

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di GIULIA INNOCENZI

Silvio Berlusconi a Federalberghi:

Se uno ha avuto un famigliare morto sotto le macerie ed è anche in una condizione di debolezza gli può anche venire di sparare un colpo… per cui la Protezione civile non andrà più in Abruzzo finché c’è l’indagine per omicidio colposo.

Ma non è che il Berlusca è consapevole che a L’Aquila non è stato fatto un gran che, che quelle chiavi con frigorifero incorporato a favor di camera hanno accontentato soltanto pochi, e che se dovesse rimetterci piede riceverebbe un bel po’ di fischi da chi aspetta una casa e chi vorrebbe ripartire con la propria attività economica ma è abbandonato dal governo?

Al momento (al momento) in questo paese è ancora ammessa la libertà di espressione e di critica. Finché questa è ammessa, gli aquilani avranno tutto il diritto di esercitarla, e non avranno certamente bisogno di sparare un colpo.

E’ anche a questo che servono la libertà e lo stato di diritto: per non ricorrere alla violenza.

Forse il Berlusca, visibilmente preoccupato, farebbe bene a tenerne conto.

GIULIA INNOCENZI

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