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Diario politico. Fuoco di fila di Berlusconi “Il ddl intercettazioni è blindato per il Pdl Se Corte costituzionale ti abroga le leggi Ora a L’Aquila qualcun potrebbe sparare Io non firmo contratto di servizio alla Rai” Tinagli: ‘S’è mai svegliato come tutti noi?’

giugno 9, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Tutta dedicata, oggi, alle dichiarazioni del presidente del Consiglio. Che in una giornata di luna storta va all’attacco indiscriminato di tutto e tutti, soffocando gli aneliti di democraticità interna – e fin qui sarebbe “nulla” – andando ancora una volta contro la Costituzione, rischiando di offendere qualche aquilano terremotato attribuendogli una certa instabilità mentale e usando parole di estrema pericolosità, minacciando di toccare il punto più avanzato di problematicità del conflitto di interessi finora mai avuto. A tutto questo replica con una battuta la giovane e brillante professoressa italiana dell’Università di Madrid: «Si chiede se proviamo mai ad essere lui; lui ha mai provato ad essere noi alzan- dosi, il mattino?». Il grande Diario di Ginevra Baffigo.

Nella foto, Irene Tinagli

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di Ginevra BAFFIGO

«Sono due anni che stiamo lavorando su questo punto. Ora basta. Ci sono gli emendamenti studiati insieme, poi ci sarà l’ok del Senato ed il testo non sarà più modificato alla Camera. La decisione del Pdl è vincolante per i senatori e per i deputati». Con queste parole il ddl intercettazioni viene blindato da Silvio Berlusconi. «Avrei preferito un testo più incisivo per impedire abusi nell’utilizzo delle intercettazioni – continua il premier – ma il compromesso raggiunto dimostra che il Pdl è un partito democratico in cui le decisioni vengono prese con il contributo di tutti».
Il disegno di legge è frutto di «un lungo lavoro di mediazione». Ora «non dobbiamo perdere più tempo e bisogna votarlo senza ulteriori modifiche».
Sostanziale via libera dal presidente della Camera. Gianfranco Fini: «Va ad onore di Berlusconi essersi astenuto perché a suo avviso non manterrebbe in toto gli impegni presi con gli elettori in materia di tutela della privacy. Comunque sono certo che Berlusconi concordi con me sul fatto che la nuova formulazione del ddl fa sì che esso di certo non contrasti con altri impegni presi con gli elettori: quelli in materia di lotta alla criminalità e di difesa della legalità».

All’attacco di pm e carta stampata. Le «lobby dei magistrati e dei giornalisti ci hanno impedito di giungere ad un testo che difenda al 100% il nostro diritto di libertà. La sovranità nel nostro Paese – dice il presidente del Consiglio dal palco della convention di Federalberghi – dovrebbe essere del popolo, che la conferisce al Parlamento, ma oggi non è più del Parlamento. La sovranità è passata a questa corrente della magistratura e ai suoi pm, che attraverso la Corte costituzionale abrogano le leggi» approvate dal Parlamento. «Il presidente del Consiglio non ha nessun potere», i padri costituenti «hanno frammentizzato tutto il potere senza riservarne alcuno al presidente del Consiglio». «Fare una legge in Italia è un calvario quotidiano. Quando una legge esce dal Consiglio dei ministri magari tu avevi pensato un cavallo e dall’iter parlamentare esce un dromedario».

«A L’Aquila qualcuno potrebbe sparare». Nessun uomo della Protezione civile si recherà più in Abruzzo finché penderanno le accuse per omicidio colposo avanzate nei confronti dei suoi dirigenti dalla magistratura. «Se uno ha avuto un famigliare morto sotto le macerie ed è anche in una condizione di debolezza – sostiene Berlusconi – gli può anche venire di sparare un colpo… per cui la Protezione civile non andrà più in Abruzzo finché c’è l’indagine per omicidio colposo». Intendimento peraltro subito smentito da Bertolaso, che nel pomeriggio si reca a L’Aquila.

Le reazioni. Le parole del premier commentate dalla procura dell’Aquila e del Csm. «Non entro in polemica. Continuiamo a lavorare come al solito bene, velocemente e rispettando le leggi vigenti» rimarca Alfredo Rossini, il Procuratore della Repubblica dell’Aquila. L’inchiesta, da lui condotta, ha per ora portato a sette avvisi di garanzia alle persone, tra cui i vertici della Protezione Civile, che hanno partecipato alla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 a soli cinque giorni dalla scossa. La Commissione Grandi Rischi non ha adottato provvedimenti preventivi ed ora la Procura aquilana sta indagando sull’ipotesi di reato di omicidio colposo. In serata arriva anche la presa di posizione dei consiglieri del Csm: le toghe chiedono infatti un intervento a tutela dei magistrati dell’Aquila che sono stati accusati dal presidente del Consiglio di essere politicizzati e di aver messo a rischio l’opera della Protezione civile nei luoghi del disastro.
Dal centrosinistra ci si scaglia contro quelle che vengono definite «parole incendiarie»: «Sono parole rancorose e incendiarie – dice la capogruppo del Pd nella commissione Giustizia della Camera, Donatella Ferranti – Berlusconi getta benzina sul fuoco e dimostra, ancora una volta, la sua completa sfiducia nella magistratura». «Arrivare ad evocare il pericolo di spari in testa agli uomini della Protezione civile è da irresponsabili e ha tutto il sapore di un tentativo di influenzare le indagini. Con queste parole – conclude Ferranti – Berlusconi manca di rispetto agli aquilani e a tutti i cittadini italiani che aspettano con serenità ed equilibrio giustizia». Rincara la dose l’Idv. Per il nostro Massimo Donadi, sarebbero «deliranti le affermazioni del premier» ritenuto «sempre più inaffidabile e arrivato al capolinea della sua avventura politica». Mentre Antonio Di Pietro spera in una «Resistenza come ai tempi del fascismo»: «Berlusconi è un attore malefico nato, che prima propone un provvedimento scellerato per la democrazia e poi dice che non gli basta perché nel Paese nel quale vivrebbe non vorrebbe neppure chi lo critica. L’Idv, come ai tempi del fascismo, farà resistenza fuori e dentro il Parlamento». «Il testo voluto da Berlusconi – afferma ancora Di Pietro – non è solo blindato, ma fascista, blocca l’informazione, impedisce le indagini e soprattutto impedisce ai cittadini di sapere chi li governa?». E sugli attacchi alla magistratura, l’ex pm alza ancora il tiro e trova Leoluca Orlando, portavoce del partito, a fargli eco: «Sappia Berlusconi che all’inferno ci andranno mafiosi, assassini e criminali e non di certo i giudici onesti – si legge in una nota – Basta con questi continui attacchi volti a delegittimare la magistratura che continua a lavorare nonostante i molti ostacoli posti da questo governo che ha anche tagliato fondi destinati al comparto sicurezza. Berlusconi, se avesse un minimo di dignità, si dovrebbe dimettere e farsi giudicare come un qualsiasi cittadino invece di farsi approvare leggi ad personam». E ancora: «Sono in serio pericolo la democrazia e la Costituzione. Chiediamo al presidente della Repubblica, in qualità di presidente del Consiglio superiore della magistratura, di intervenire a sostegno dell’onorabilità e dell’indipendenza della magistratura».

Ma Berlusconi ne ha anche per la Rai. «Se la Rai non cambia, non firmo il contratto di servizio». Ovvero l’accordo in base al quale a Viale Mazzini sono assegnate le prerogative di pubblico servizio. Torna attuale, se hai mai smesso di esserlo, il conflitto d’interessi: Silvio Berlusconi riveste ora ad un tempo il ruolo di presidente del Consiglio e di ministro ad interim dello Sviluppo economico, mancando il successore di Claudio Scajola, dimessosi per la vicende dell’appartamento con vista sul Colosseo. E naturalmente resta proprietario de facto di Mediaset.
Berlusconi, a margine dell’ufficio di presidenza del Pdl, dopo essersi espresso sul testo finale del ddl sulle intercettazioni, avrebbe detto che la firma potrebbe non esserci «se la Rai continua ad essere faziosa». L’uscita del premier arriva all’indomani dell’ultima polemica sul caso Santoro. A stemperare la tensione ci pensa, con un paio di ore di ritardo, il sottosegretario Bonaiuti: «Le frasi attribuite al presidente Silvio Berlusconi in merito al contratto di servizio della Rai non sono mai state pronunciate. L’ipotesi in discussione era quella di legare la riscossione del canone alle bollette della luce» scrive in una nota.
Ma la smentita è tardiva e le opposizioni, cui oggi non sono mancati argomenti per polemizzare, vanno ancora una volta all’attacco. Ritroviamo ancora le dure parole del portavoce dell’Idv, Leoluca Orlando: «Siamo stanchi delle minacce e dei ricatti del dittatorello Silvio Berlusconi. Non è il padrone della Rai e non è più sostenibile il fatto che detenga ancora l’interim dello Sviluppo economico. Sono ancora più gravi e inaudite le sue parole perché lo Sviluppo economico ha anche la delega alle telecomunicazioni. Un maxi-conflitto d’interessi nel conflitto d’interessi. Minaccia giornalisti dalla schiena dritta e vuole imbavagliare la stampa con un ddl anticostituzionale e liberticida». E dal Pd, Paolo Gentiloni, responsabile delle comunicazioni, aggiunge: «Con la minaccia di non firmare il contratto di servizio il conflitto di interessi del presidente Berlusconi oltre che una tragedia diventa anche una farsa. È ovvio, infatti, che il proprietario di Mediaset non può firmare quel contratto diventando così anche sul piano formale l’interlocutore-controllore della Rai. Resta la gravità di una minaccia rivolta al vertice Rai in una giornata in cui sono attese importanti decisioni sui palinsesti».

Ginevra Baffigo

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