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Ue: “Anche donne in pensione a 65 anni” Ma ora la parità va garantita a tuttotondo Donadi: ‘Ancora discriminate sul lavoro, il governo non faccia solo cassa su di loro’ Appello a Carfagna: incalzare Berlusconi

giugno 8, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è l’unico grande giornale di cultura politica del nostro Paese. Cultura politica vera: ovvero un giornale che offra ogni giorno una visione onesta e responsabile e spinga così la nostra politica, e con essa tutto il Paese, ad un rinnovamento appunto culturale di sé. Nel senso della modernità (sui temi di fondo che incidono il nostro futuro, e non solo su – singole – questioni particolari). Che non è una scelta di parte, ma quella condizione di “normalità” che caratterizza il resto del mondo occidentale e alla quale il nostro Paese ha il diritto-dovere di aspirare. Così, dopo avere fatto una battaglia contro l’autoreferenzialità della nostra politica, che abbiamo indagato nei giorni del caso/caos liste del Pdl nel Lazio – e che continuiamo ad indagare come filo conduttore del nostro discorso – e ora quella a favore della scelta della Cultura non più come voce di bilancio ma perché divenga bilancio della politica italiana e del Paese, oggi dedichiamo una breve narrazione – in due momenti – alle donne. Donne che costituiscono una metà disomogenea (ovvero non un blocco a sé stante ma/)e mescolata all’altra della nostra società. Le cui caratteristiche particolari – perché pure nella tensione alla parità, che sarebbe un peccato diventasse omologazione, esistono ed è bene che continuino ad esistere degli specifici maschili e femminili – sono essenziali per l’equilibrio della realtà e dunque è essenziale, per il bene di tutti, che divengano motore imprescindibile almeno tanto quanto quelli dell’uomo. La nostra politica, che non è un’arte maschile ma il governo della nostra società, ha bisogno in maniera decisiva di un apporto femminile comparabile a quello maschile. E lo stesso vale per il mondo del lavoro, i cui protagonisti non potrebbero che trarre beneficio da un ruolo rilevante delle donne. Che diventa doveroso nel momento in cui si stabilisce che donne e uomini vanno in pensione alla stessa età: stessi òneri (perché si parla di un allungamento della durata del tempo della vita dedicato al lavoro), stessi onòri. Di questo ci parla Massimo Donadi, nella prima parte di questa nostra discussione sull’universo femminile ingabbiato nella nostra società. Il capogruppo di Idv alla Camera invita il governo a non approfittare delle donne (è proprio il caso di dirlo? Lo vedremo meglio nella seconda parte del nostro “racconto”) e a cogliere l’occasione della parificazione dell’età pen- sionabile per prendere provvedimenti-scossa per stabilire una completa parità lavorativa.

Nella foto, il ministro per le Pari opportunità

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di MASSIMO DONADI*

L’Europa ha ragione: le donne e gli uomini devono andare in pensione alla stessa età. Tutti lo sapevano, anche io ne sono convinto da sempre, tanto da aver presentato una proposta di legge in tal senso già nella scorsa legislatura. Non è certo un giorno che se ne discute.

Il governo finge, invece, di scoprirlo solo ora e si nasconde dietro gli ordini di mamma Europa, quella stessa che ignora su molte altre materie, come il conflitto di interessi o la libertà d’informazione.

Nella stragrande maggioranza dei Paesi europei gli uomini e le donne vanno in pensione alla stessa età, mentre l’Italia è uno dei pochi paesi che mantiene la differenza.

Il problema è che tra noi e loro, tra l’Italia e gli altri paesi europei intendo, in materia di occupazione femminile, sostegno alle famiglie, maternità e pari opportunità c’è una differenza grande come una casa, anzi un abisso.

L’Italia è il paese con il minor numero di donne occupate. Ha uno dei più bassi indici di natalità e con la più bassa percentuale del Pil destinata al sostegno delle famiglie. I servizi, le opportunità e le norme a sostegno delle donne che lavorano in Italia fanno ridere e non sono certo a livello europeo. C’è di più. Le donne in Italia raggiungono difficilmente i vertici del comando e, a pari responsabilità, guadagnano mediamente meno dei loro pari grado maschi.

In Europa, Francia, Inghilterra, Germania – per non parlare dei paesi scandinavi che ci fanno vergognare definitivamente al confronto – si suona tutta un’altra musica. Le donne guadagnano tanto quanto i loro pari grado maschi. Hanno sostegni economico-finanziari adeguati, siano esse donne madri o famiglie. Hanno servizi sociali adeguati, asili nido di prima qualità, scuole pubbliche eccellenti e non certo quel deserto di qualità e quantità in cui l’ineffabile ministro Gelmini ha ridotto la scuola italiana.

Il paradosso è che in Italia che è il paese più imbevuto di familismo e mammismo dell’intero globo terracqueo, tutto questo non c’è, non esiste e se se ne parla è solo perché qualcuno ci può guadagnare.

Se, dunque, il governo ha intenzione di adeguare l’età pensionabile delle donne a quella degli uomini non per fare cassa ma per adeguarsi in tutti i sensi all’Europa, investa parte dei risparmi di spesa che ne deriveranno in maggiori risorse da investire per le famiglie, per le donne, allunghi il tempo di congedo di maternità, preveda una serie di interventi, anche di tipo fiscale, per privilegiare l’occupazione e il lavoro delle donne.

Se, invece, con la scusa dell’Europa, vuole fare cassa sulla pelle delle donne è un’arma contro le donne che ostacoleremo con tutte le nostre forze.

MASSIMO DONADI*

*Capogruppo alla Camera dell’Italia dei Valori

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