Top

Diario politico. Pdl-Pd pensano a Briatore Intanto Gelmini “uccide” la nostra scuola Se passa riforma si studierà (tutti?) meno Solo ambito in cui eravamo (pure) avanti Democratici, Bersani: tema è questo, ora!

giugno 7, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. Un documento riservato del ministero svela i tagli che il ministro della Pubblica istruzione (?) ha predisposto nei confronti di tutti i corsi di studio: meno ore di italiano e storia nei licei, delle materie “caratterizzanti” negli istituti tecnici. L’allarme di Prodi: «Senza i diplomati di questi ultimi l’economia si ferma», diceva alcuni anni fa, di fronte alle prime “minacce” di “razionalizzazione” fatte da Tremonti. Ma la situazione, oggi, è molto più grave: si sta distruggendo l’ultimo baluardo (o, meglio, avamposto) di modernità del nostro Paese; si mina alle fondamenta la nostra competitività per il futuro, oltre a rischiare di ridurre intere generazioni ad un livello di istruzione inferiore a quello di tutti i loro coetanei europei (e, ovviamente, non solo). I figli pagheranno ancora di più le differenze sociali dei padri: significa che italiani che non hanno ancora nessuna responsabilità, merito o “colpa”, rispetto all’andamento della propria vita, si ritroveranno in una condizione di inferiorità nei confronti di altri a loro volta completamente “innocenti” rispetto alla propria condizione. Perché i figli delle persone più ricche potranno permettersi la scuola privata, gli altri riceveranno la scarsa istruzione delle nostre destrutturate scuole pubbliche. E siccome avranno meno istruzione, rischieranno di vedere amplificata, nel tempo, la loro condizione sociale minorata rispetto a quella dei coetanei “fortunati” (ma quanto lo saranno, a loro volta, a vivere in un Paese così, la cui accresciuta inadeguatezza pagheranno a loro volta sulla propria pelle?). Ci si può assumere una simile responsabilità nei confronti di ragazzi e ragazze? Si può riportare il nostro Paese indietro di decenni, proprio mentre tutti gli altri compiono un balzo in avanti di altrettanto? Vuol dire che la nostra arretratezza raddoppierà. Noi predichiamo da giorni un balzo nel senso opposto per rifare grande l’Italia, intanto la nostra politica riporta il Paese all’età della pietra. Tutta la nostra politica: perché il centrosinistra, invece di lanciare sul tavolo del dibattito pubblico una grande proposta per il domani del nostro Paese che non si basi, bensì consista nella cultura, non dice una parola sulle indiscrezioni sulla destrutturazione della scuola pubblica. «Aspettiamo che ci sia una legge in Parlamento», potrebbe essere più o meno la risposta di un Bersani. A quel punto sarà troppo tardi. E nel caso di Briatore, a quanto pare, il coraggio necessario si è avuto. Un altro segno dell’autoreferenzialità della nostra politica, compresa quella del Pd: che è ormai così idealmente lontana dal Paese reale da sapersi occupare solo dello yacht del piccolo Nathan Falco. Il racconto, all’interno, è di Carmine Finelli.

Nella foto, Maria Stella Gelmini attorniata da giovani: (ir)responsabile del loro futuro (?)

-

di Carmine FINELLI

Giornata calda. Anzi, caldissima. Si comincia con Michele Santoro, che si sente “vittima di un sistema”. Ed si dice convinto che contro di lui sia stata usata “violenza”. Affermazioni che non passano inosservate, come quelle del ministro Maurizio Sacconi: gli statali andranno in pensione a sessantacinque anni. Come se non bastasse arrivano altri tagli nel settore scuola.

Si comincia con le affermazioni di Santoro, protagonista di un balletto. “Me ne vado”, “non me vado più”. Ecco il balletto di Santoro che nelle scorse settimane ha invaso le pagine dei quotidiani. Ed oggi, a distanza di poche settimane, c’è stato un incontro tra i vertici Rai e lo stesso Santoro, il quale nella conferenza stampa finale si rivolge ai giornalisti parlando di “mobbing?” O, se si preferisce “Lo volete chiamare violenza?”. La trattiva per l’uscita di Michele Santoro dalla Rai arriva dopo un anno costellato di minacce, diffide, avvertimenti, che hanno reso il suo lavoro “difficile se non impossibile”. Chiude così Santoro la conferenza stampa di fine stagione televisiva convocata a viale Mazzini. “In quest’anno me ne hanno fatte di tutti i colori, ci sono i documenti che parlano chiaro”. L’intera vicenda “nasce dall’attacco che una persona ha subito per un intero anno. L’idea di un’altra stagione nella quale cominciano a parlare del contratto di Marco Travaglio, quest’anno per sei puntate l’ho avuto in trasmissione senza che ci fosse ancora il contratto. E poi c’è Vauro con le sue vignette che non piacciono a tutti, e qualcuno dice licenziamolo, e poi gli ospiti da pagare e non riesci a farlo… Una cosa è lo scontro politico ed editoriale, altra cosa è lavorare in un’azienda che trama per metterti fuori gioco” sostiene Santoro. Il conduttore chiama poi in causa i vertici dell’azienda: “Se Garimberti dice che lui vuole che Annozero vada in onda a nome del Cda e dell’azienda, allora io resto. Però – sottolinea – l’unica scelta è tra Annozero o l’accordo, terzium non datur. Non starò due anni chiuso in una stanza ad aspettare”.
La risposta del presidente della Rai Paolo Garimberti arriva puntuale: “Adesso Annozero può cominciare”. Parafrasando la celebre espressione usata da Santoro per aprire il suo programma il presidente della Rai dice a Santoro: “Sei una risorsa per la Rai, Michele, e quel cerino che hai acceso e che tu ora non vuoi più e che ti spaventa tanto, me lo prendo volentieri io e ci metto la faccia, come ho sempre fatto e sempre farò nella mia vita professionale”. “Va necessariamente chiarito – spiega anche Garimberti – per sgombrare il campo da ogni possibile interpretazione equivoca e malevola, che il presidente non ha aziendalmente il potere di prendere da solo le decisioni che riguardano Annozero”.
Dopo pochi minuti e arriva la controreplica di Santoro a Garimberti: “Il presidente spenga il cerino e accenda la tv: torniamo a settembre. Il presidente – si legge nella nota di Santoro – è stato informato meticolosamente e passo per passo degli sviluppi che riguardavano la mia vicenda. Comunque egli la pensi a riguardo avevo chiesto che si pronunciasse con chiarezza e adesso lo ha fatto. Le chiacchiere stanno a zero. Anzi ad Annozero. Perciò spenga pure il cerino e accenda la tv. Torniamo a settembre”.
Ma entra in campo il direttore generale della Rai Mauro Masi: “Ricordo a tutti, per quanto dovrebbe essere superfluo, che i poteri di proposta al consiglio di amministrazione, anche sui palinsesti e sulle singole trasmissioni, spettano al direttore generale dell’azienda. In quest’ottica ho proposto il 18 maggio scorso un accordo con Michele Santoro ampiamente e autenticamente consensuale i cui termini sono stati approvati sostanzialmente all’unanimità, salvo due astensioni, dal Cda. Continuo ad attenermi al mandato ricevuto e ad implementare le delibere consiliari approvate”.
Durante la conferenza con la stampa, Michele Santoro non aveva svelato con certezza il suo futuro: “Ad aprile-maggio della prossima stagione sono disponibile a restituire la libertà all’editore. Non sono io che devo decidere, è l’azienda che deve decidere. Se il presidente Garimberti mi dice “rimani, fallo Annozero” io resto e ad aprile-maggio del prossimo anno vediamo anche insieme quali sono i programmi più giusti da fare, gli restituisco la libertà editoriale”. In caso contrario, “se non ce la fate a reggere questo fatto, perché non ce la fate, è inutile che scaricate su di me la situazione. Dite che insieme abbiamo trovato un accordo, io lo firmo e me ne vado». «Se cerco di far nascere qualcosa di nuovo, ecco che la sinistra inalbera il vessillo dell’esclusiva. Il cerchio diventa mortale”.
Poi prende la parola di Nino Rizzo Nervo, consigliere Rai: “Sulla vicenda Santoro è sbagliato lasciare le decisioni al Cda della Rai, non lo si deve chiedere al Cda perché si avrebbe un voto politico e ci si dividerebbe su differenti scelte di tipo editoriale dell’azienda, con una parte del CdA che non accetta che i palinsesti vengano decisi fuori”. Il consigliere in quota Pd aveva aggiunto che l’iniziativa di Santoro è molto utile perchè consente di fare chiarezza sulle decisioni aziendali”.

Statali in pensione a 65 anni. Intanto, sulle pensioni arriva l’ultimatum dell’Ue: statali in pensione a sessantacinque anni. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha provato a trattare i margini di un adeguamento graduale con il commissario Viviane Reding. Trattativa che era partita male ed ora si può definire già chiusa, senza successi per l’Italia. L’Ue infatti non ammette delazioni: l’età pensionabile di vecchiaia delle dipendenti statali italiane deve essere portata a 65 anni dai 60 attuali a partire dal 2012 e non più dal 2018 come prevede la normativa attuale.
“Mi sembra ragionevole dare all’Italia tempo fino al primo gennaio 2012 per portare a 65 anni l’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego” dice la vicepresidente della Commissione Ue, Viviane Reding, dopo l’incontro avuto col ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. “In una democrazia – continua la Reding – le sentenze di una Corte si rispettano sempre. L’Italia ha avuto 20 anni, da quando sono state adottate le direttive Ue sulla parità retributiva tra uomini e donne, per rispettare il diritto comunitario, ora dovranno mettere in ordine il loro sistema” conclude la Reding.
“La commissaria – osserva il suo portavoce Mattew Newman – capisce che l’Italia ha difficoltà ma deve applicare la sentenza della Corte. Il cambiamento della legge può essere combinato con le misure di consolidamento di bilancio del governo”, aggiunge riferendosi alla manovra sui conti pubblici annunciata nei giorni scorsi. Al ministro Sacconi, la Reding ha fatto presente che “tutti gli Stati devono essere trattati allo stesso modo”. La Ue batte molto sul fatto che il periodo di transizione “deve essere breve. La nuova legislazione deve entrare in vigore entro il 2012″, dice ancora il portavoce.
In seguito alle dichiarazioni della Reding, sembra non esserci spazio per nessun compromesso e anche Sacconi sembra rassegnato ad adeguarsi al dettato Ue: “Sull’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego non c’è alcuno spazio di trattativa con la Commissione Europea” dice Sacconi. “Decideremo giovedì in Consiglio dei ministri cosa fare”. E’ probabile che l’innalzamento dell’età pensionabile dal primo gennaio 2012, così come chiede la commissione Ue, possa entrar a far parte della manovra economica: “È questo il veicolo che attualmente abbiamo a disposizione”, fa notare Sacconi. “Nel caso l’Italia dovesse incappare in una procedura di infrazione sull’equiparazione a 65 anni dell’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego, le eventuali sanzioni potrebbero arrivare a 714.000 euro per ogni giorno di ritardo nell’adeguamento” conclude Sacconi.

Maturità, mancano i soldi (?). In tempi di tagli e di sacrifici imposti dalla manovra finanziaria non si trovano nemmeno più risorse per investire in formazione. Il caso della scuola di Putignano che non ha i soldi per pagare i dodici commissari esterni per la maturità esemplifica uno stato di cose che potrebbe avere effetti deleteri.

Il problema, come racconta Pietro Gonnella, preside del liceo scientifico «Majorana» di Putignano è che “per pagare i dodici commissari esterni d’esame più nove interni alla maturità che inizia fra due settimane, servono 47.500 euro. Il ministero della Pubblica istruzione ne arriveranno 30mila. Ne mancano 17mila e 500. Negli anni scorsi – dice ancora Gonnella – abbiamo pagato le indennità di funzione e di trasferta dei professori sottraendo fondi ad altre destinazioni. Ma stavolta in cassa non ho più niente. Equitalia ha perfino chiesto il pignoramento perché non abbiamo versato la tassa dei rifiuti”. Venerdì il Consiglio d’istituto del «Majorana» ha chiesto di invitare le famiglie dei 127 studenti a versare 145 euro a testa che serviranno a dare ai commissari ciò che a loro spetta. Spiega Gonnella: “Qui si tratta di non far innervosire i commissari con l’idea che saranno pagati in ritardo. Alla maturità, si sa, i ragazzi hanno bisogno di comprensione…”.
La reazione del ministero della Pubblica Istruzione nei confronti dell’iniziativa della scuola di Putignano è molto dura. Lo staff del ministro Gelmini comunica che le verifiche sulla vicenda saranno effettuate entro oggi. In una nota del ministero si legge che “è illegittimo da parte delle scuole chiedere soldi alle famiglie, a qualsiasi titolo e che se qualche preside vuol fare politica, dovrebbe candidarsi alle elezioni”. Ricordano anche, da viale Trastevere: “L’ultima volta che un preside (liceo «Keplero» di Roma) ha denunciato di avere finito i fondi e di non poter quindi organizzare i corsi di recupero, abbiamo scoperto che c’erano 50mila euro in cassa… Se una scuola ha problemi – continua la nota – di bilancio può rivolgersi all’Ufficio scolastico provinciale, che erogherà le somme necessarie”.

Carmine Finelli

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom