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Controcorrente. Nazionale, ha ragione Calderoli di Mario Adinolfi

giugno 7, 2010 di Redazione 

Il giornale della politica italiana, lo avete visto, i nostri lettori lo sanno bene, fa il dibattito pubblico e non lo subisce. Lo fa con le sue grandi firme ma anche attraverso la linea che emerge ogni giorno dalle nostre colonne. Il filo conduttore è il futuro dell’Italia: il Politico.it non concepisce ciò che non sia funzionale a costruire un pezzo del nostro domani, attraverso anche il racconto dell’oggi, certo, ma con lo sguardo rivolto agli anni (ai decenni) a venire. Questa è la politica. E questo è il suo giornale. Normale, dunque, che sia così. Meno normale che non valga altrettanto per la nostra politica autoreferenziale di oggi. Ma noi siamo qui per questo. E’ anche per questo che la richiesta da parte del ministro per la Semplificazione di un (piccolo) “sacrificio” agli azzurri in partenza per il Mondiale in Sudafrica – la rinuncia al premio che, peraltro, il presidente della Figc Abete chiarisce oggi arriva dalla Fifa, e dunque non ha a che fare con la nostra spesa pubblica e con i contributi di tutti noi – passa, nella nostra gerarchia, un po’ in secondo piano. Aperto con la “coda” – sulla quale noi abbiamo messo del pepe nuovo – della scorsa settimana, ovvero con il confronto sulla fiducia nei confronti del presidente del Consiglio – tema non ozioso ma decisivo per capire cosa pensano gli italiani di Berlusconi e dunque di ciò che sta facendo, per capire l’orientamento dell’opinione pubblica ma anche, ad una lettura più critica, il livello di acriticità raggiunto dal nostro Paese (per il quale ci vuole quella iniezione di cultura della quale parlavamo prima) “raggiunto” (si fa per dire) dal popolo rispetto a quanto gli capita intorno, e attraverso di questo anche il peso e l’influenza – o meglio la specifica incidenza – dei media, così come vengono usati oggi e come lo sono stati negli ultimi trent’anni, sull’Italia – abbiamo rilanciato la nostra spinta per un domani nel quale la cultura cessi di essere una voce di bilancio, e divenga IL bilancio del nostro Paese, per le ragioni che abbiamo spiegato. Ora possiamo occuparci di Calderoli. E lo facciamo con il vicedirettore di Red e grande blogger, che come sempre propone un punto di vista che rompe con gli schemi della propria area di appartenenza (e non solo). Adinolfi dunque. Sentiamo.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

Mi ha molto impressionato l’intervista del ministro Calderoli al Corriere della Sera, in cui non solo ha ribadito la richiesta di “sacrifici” ai pallonari della Nazionale, ma si è anche spinto a contestare il sistema calcio che sui padroni del petrolio italico (e delle relative scorie, la cui eliminazione è strapagata a chi le produce, caso unico al mondo) è imperniato: contestare le famiglie Moratti (Saras), Sensi (Italpetroli) e Garrone (Erg) in un colpo solo è un atto che può essere definito solo con un aggettivo. Coraggioso.

Siamo di fronte a un caso molto particolare che fa aggrottare le sopracciglia, ma che deve indurre a riflettere: Calderoli dice cose di grande coraggio, viene rimbrottato dal ministro-caratterista Ignazio La Russa, il resto del panorama tace. Sui giornali di centrosinistra si legge antipatia per l’uscita del leghista, come fosse un riflesso condizionato. Ma è un’antipatia sbagliata. La verità è che il centrosinistra con il pallone e i Mondiali è sfortunato.

Ricordo il 2006 quando l’allora ministro Giovanna Melandri in pieno delirio calciopolistico pretendeva la testa di Marcello Lippi (per via delle vicende legate al di lui figlio e ai rapporti con la Gea e Moggi) prima dei Mondiali di Germania e il commissario tecnico la questione se la legò al dito, rendendola la principale motivazione delle sue dimissioni seguite al trionfo dell’Olympiastadion. Trionfo a cui ovviamente l’ottima Melandri non mancò di presenziare in tribuna d’onore.

Resta un dato: è normale che i sacrifici ai pallonari vengano richiesti solo da un leghista? Non sarebbe più normale che la richiesta ai miliardari arrivi dai partiti di sinistra? Una manovra che fa pagare insegnanti, impiegati, magistrati, uomini politici non deve toccare i privilegiati dello sport? Mi si dirà: è una boutade, è solo propaganda. Certo che è una boutade, una strumentalizzazione di un tema che garantisce la prima pagina, una forma di propaganda. Ma è buona propaganda. Di quella che funziona. Insomma, io credo che il ministro-odontoiatra stavolta abbia clamorosamente ragione, il ministro-caratterissta clamorosamente torto e il centrosinistra, come spesso accade, ha perso un’occasione per dire qualcosa di utile, anche e forse soprattutto dal punto di vista simbolico.

MARIO ADINOLFI

Commenti

2 Responses to “Controcorrente. Nazionale, ha ragione Calderoli di Mario Adinolfi

  1. Giovanni Hermanin on giugno 8th, 2010 13.59

    Forse è meglio occuparsi di altro…commentare Calderoli è veramente troppo!

  2. Fionnula on giugno 9th, 2010 21.37

    Forse è meglio occuparsi di altro…commentare Calderoli è veramente troppo!
    +1

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