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Diario politico. Il giornale della modernità Settis: ‘Solo noi tagli università e ricerca Si investa 1% del Pil e assunzioni giovani’ Il Pd: ‘Pensione prof. anticipata a 65 anni’ Noi andiamo oltre: cambiare prospettiva

giugno 5, 2010 di Redazione 

La nota politica quotidia- na de il Politico.it. L’ex direttore della Scuola Superiore Normale di Pisa, ospite di Otto e mezzo, rilancia in chiave propositiva le critiche per le riduzioni degli investimenti nella cultura da parte del governo. «C’è la crisi e si comincia a tagliare da qui – dice – ma gli altri Paesi fanno il contrario: è con l’università e la ricerca che si acquisisce competitività». Strutturalmente. E in progressione. Parole che i nostri lettori hanno ascoltato molte e molte volte – prima, o piuttosto che altrove – su queste pagine. Il giornale della politica italiana, lo abbiamo scritto più volte, è il giornale dell’università e della ricerca; non dei ricercatori, perché non è una difesa di categoria ad interessarci. Dell’università e della ricerca come punto di riferimento e motore per consentire al nostro Paese di non pagare lo scotto dell’esplosione economica di Cindia e, anzi, di rilanciare e di mettersi sulla strada per tornare ad essere grande e, nel tempo, ancora una volta nella Storia la culla della civiltà. Anche i Democratici sono dell’avviso di Settis, ma a loro in particolare, più che al professore, rimproveriamo mancanza di coraggio e di visione: le piccole misure, i singoli interventi, le “toppe” sono sacrosanti, ma per tornare a fare grande l’Italia – e per consentire al Pd di fare di questa che è una sua battaglia naturale un vero e proprio cavallo di battaglia, forse il cuore di quella «narrazione» di cui parla Vendola che consiste nell’offrire agli italiani un’idea di futuro – ci vuole un disegno complessivo, nel quale la cultura non sia una voce di bilancio ma IL bilancio. Il centrosinistra imposti una nuova, grande prospettiva nella quale la cultura (ai livelli più alti; e la formazione) sia di/il nuovo pane quotidiano. L’università e la ricerca vertice di un nuovo sistema economico fondato sull’innovazione e la produzione delle idee, la formazione permanente chiave per risolvere i problemi legati all’attuale precarietà del (e mancanza di) lavoro e per innestare una rivoluzione culturale che consista nel porre al centro della nostra vita lo studio, ai vari livelli (scolastico, universitario, scientifico ma anche preparatorio a – sempre – nuovi e più avanzati lavori), anche grazie ad una trasformazione del Grande Educatore – la televisione – di nuovo in un mezzo pedagogico e in grado di contribuire a fare tornare a pensare, a stimolare il senso critico, risuscitare fame di conoscenza. Il giornale della politica italiana offre tutto questo a chi, nella nostra politica, avrà la saggezza di farla propria. Il destinatario naturale sarebbe il centrosinistra, ma il coraggio per una rivoluzione del genere, al momento, non sembra essere nella disponibilità di Bersani e co.. E forse nemmeno dei suoi possibili successori. Potrebbe essere nella disponibilità invece della destra di Gianfranco Fini, che parla più di tutti – insieme a Marino – un linguaggio di modernità. Una cosa è certa: prima facciamo, più possibilità abbiamo di farcela. E di essere tutti qui insieme, tra qualche anno/decennio, a festeggiare un’Italia tornata al centro del mondo. Il racconto della giornata, all’interno, è di Ginevra Baffigo.

Nella foto, una ricercatrice al lavoro

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di Ginevra BAFFIGO

Le perplessità del Colle rispetto al ddl intercettazioni sembrano aver fatto breccia nella maggioranza. I finiani professano prudenza: «Prima vogliamo vedere il testo definitivo del maxiemendamento – dice il senatore Andrea Augello – ma sulla base delle anticipazioni ci sono tutti gli elementi per considerare superato ogni motivo di discussione». Gli fa eco Italo Bocchino: «Aspettiamo i testi definitivi degli ultimi emendamenti, comunque mi sembra che ci siano dei passi avanti». E quindi, per un pronunciamento definitivo, dovremo aspettare l’approdo in aula del testo, previsto già per la prossima settimana.
Intanto però si festeggia una tregua bipartisan: il Copasir rende merito alla scelta della maggioranza «di tenere fuori la materia dei servizi segreti» dalle polemiche su un provvedimento «così discutibile» come il ddl intercettazioni. Un tema come quello dei servizi segreti, dice Massimo D’Alema, che «per la sua delicatezza» deve essere affrontato con «uno spirito bipartisan». ??Gianni Letta è soddisfatto: questo accordo «è la prova che quando alle inutili polemiche si sostituiscono la discussione e il confronto serio e responsabile, non è difficile arrivare a una soluzione per tutti “accettabile” o addirittura condivisa». «Sul segreto di Stato – dunque – si deciderà assieme al Copasir. Letta è in contatto in queste ore con D’Alema e credo che questo lavoro produrrà un risultato condiviso», è la chiosa di Alfano.
Dall’Udc segnali di disponibilità: «Sulla nuova disciplina un accordo al Senato si può fare», commenta Pier Ferdinando Casini.
Se Pdl e Pd depongono le armi almeno su un fronte, a soffiare sulla ceneri ci pensa Antonio Di Pietro: «Gli emendamenti presentati dalla maggioranza sono solo una lavatina di faccia per raggiungere un obiettivo che resta sempre quello, bloccare le indagini e cancellare il diritto d’informazione. Ribadiamo la necessità delle intercettazioni quale strumento investigativo che ha permesso fino a oggi di scoprire gravi reati».
E arriva una presa di posizione importante: «Mi intercettino pure, io non ho niente da nascondere – dice Romano Prodi – penso di essere intercettato da anni. Male non fare, paura non avere e credo che questo sia un prezzo indispensabile per la democrazia».

La risposta di Alfano all’Anm. «Lo sciopero è uno sciopero politico, il governo chiede ai magistrati un sacrificio così come lo chiede alle altre componenti del Paese» spiega il ministro. «C’è ben poco di politico in questo sciopero» è la replica del presidente dell’Anm, Luca Palamara. «Il sistema giudiziario – è l’opinione di Palamara – versa in una grave crisi di credibilità e questo il ministro Alfano lo sa molto bene poiché è proprio questo il compito che la Costituzione assegna al ministro. Vedendo la manovra sicuramente emergono degli aspetti che ci portano a ritenere che sia mossa da intenti punitivi».
Andrea Orlando, responsabile Giustizia del Pd, prende le difese dei magistrati: non è «politico» lo sciopero; «politici perché punitivi» sono semmai i tagli. «L’Anm che fa uno sciopero politico? Parole molto gravi quelle del guardasigilli. Angelino Alfano si conferma ancora una volta ministro contro la Giustizia e le sue parole rivelano il mandato politico» gridano invece i dipietristi.
Il ministro concede qualcosa: «Ai giovani magistrati si chiede un costo individuale troppo alto a fronte di un gettito complessivo abbastanza basso per il Paese. Farò in modo di andare loro incontro».

Conti pubblici. Berlusconi e Tremonti annunciano una misura straordinaria «per la libertà di impresa». Verrà modificato l’articolo 41 della Costituzione, con un provvedimento che dovrebbe portare alla «sospensione di due-tre anni» dei vincoli per le piccole e medie imprese, la ricerca e le attività artigiane. Tremonti spiega che «presenterà questa proposta domani al vertice e all’Ecofin di lunedì». Il titolare di via XX settembre ha in mente un testo da presentare sotto forma di legge costituzionale «limitato all’economia reale e non alla finanza e con l’urbanistica che abbia un regime a parte. Pensiamo – chiarisce – a una radicale e totale autocertificazione per le Pmi, l’artigianato e la ricerca con i controlli e verifica dei requisiti che va fatta ex post». Nessun incentivo fiscale, almeno questa è la previsione del ministro, e soprattuto la legge non andrà «in contrasto con il federalismo, anzi». Quella a cui sta pensando Tremonti è una vera e propria «rivoluzione liberale». «Non si tratta di liberalizzazioni o di privatizzazioni – precisa – perché non si cambia il sistema dall’interno, ma di una rivoluzione liberale che renda possibile tutto ciò che non è proibito».
Soddisfazione da Confindustria:«L’iniziativa del governo per la libertà d’impresa, che punta ad una drastica semplificazione delle norme per le Pmi e per la ricerca, è di grande interesse e potrebbe essere un forte aiuto per far ripartire la crescita nel nostro Paese».

Ginevra Baffigo

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