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L’intervento. Vinci il concorso, ma con i tagli non ti assumono Madia

giugno 3, 2010 di Redazione 

La manovra di Tremonti ha colpito, lo abbiamo visto, in primo luogo gli statali. Che non sono una categoria di persone fuori dal Tempo e dallo Spazio, ma donne e uomini in carne ed ossa che, anche se negli ultimi anni sono stati più garantiti, hanno, magari, una famiglia a carico e possono vivere delle difficoltà per le limitazioni imposte dalla finanziaria. Ma c’è un risvolto, se possibile, ancora più grave. Confindustria denuncia che si tratta di una manovra che non fa sviluppo, l’opposizione rileva la mancanza di interventi strutturali. In altre parole, non ci porta da nessuna parte anche perché fra qualche tempo, non avendo cambiato il modo in cui le cose vanno (ciclicamente), ci ritroveremo a punto e accapo. In questa chiave, non ci sono tuttavia solo meno opportunità di quelle che si sarebbero dovute creare, ma anche rispetto a quelle che c’erano già. Perché, e lo denuncia dalle nostre colonne la deputata del Partito Democratico, la manovra blocca il ricambio: lo Stato cerca nuove competenze, ne ha bisogno per evolvere, modernizzarsi, innovare; ma, quando le ha trovate (i vincitori di concorso, appunto), non le assume. E passa molto tempo prima che ciò possa accadere. Un blocco che va a colpire direttamente ciò che più sta a cuore a questo giornale: la modernizzazione, appunto, del nostro Paese (anch)e (attraverso) i giovani. Non solo dunque non viene dato un contributo per il futuro, ma viene tolto qualcosa rispetto a quello che, in termini di rinnovamento fisiologico, avevamo. Una manovra all’indietro, che non potremo che pagare ancora di più in futuro, in termini di mancata crescita sul piano della competitività, e dunque di mancata crescita economica che andrà ad aggravare ancora di più il ritorno dei problemi che questa manovra avrebbe dovuto risolvere, invece ha solo rattoppato, e togliendo (una parte del)la possibilità che si risolvessero da “soli” per come il nostro Paese già funzionava. L’intervento, dunque, di Madia.           

Nella foto, Marianna Madia

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di MARIANNA MADIA*

Fare un concorso non è una scelta facile. Le risorse sono sempre di meno, i concorrenti sempre di più e sempre più preparati. Si fanno sacrifici, spesso con l’unico sostegno delle famiglie. Ma poi se si vince, la vita ha una svolta. I sacrifici sono ripagati. Tutto ciò sta diventando sempre più teorico.

Adesso c’è una nuova tipologia di disoccupati. I vincitori di concorso non assunti. A causa dei tagli di bilancio e del blocco del turn over chi vince un concorso si trova ad aspettare anni ed anni prima di essere assunto. Così migliaia di persone restano a casa e lo Stato non acquisisce quelle competenze di cui aveva bisogno e per cui aveva bandito un concorso. L’ultimo caso di cui ci siamo occupati è quello dei 400 vincitori del concorso all’Inail. Walter Veltroni ha presentato un’interrogazione.

MARIANNA MADIA*

*Deputata del Partito Democratico

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