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***L’editoriale***
MA ORA (RI)COSTRUIAMO L’ITALIA
di ALDO TORCHIARO

giugno 3, 2010 di Redazione 

Uno dei segni di una politica italiana autoreferenziale e che ha perso la capacità di incidere è la retorica. Sì, perché la retorica è la mancanza di contenuto; è l’espressione manieristica di un pensiero che non c’è, e che si deduce (dovrebbe essere), nei suoi caratteri generali (e vaghi), dal senso comune e dai modelli. E dunque si ascolta quando viene meno la (nostra) politica. Così come a sinistra – abbiamo scritto – si parla un linguaggio sterile, si dice che si dovrebbe fare qualcosa senza mai dire (magari) cosa e (comunque) come, se il linguaggio della destra è incisivo ma quasi sempre intorno ad interessi particolari, la nostra politica in generale, scrive la grande firma di E Polis e del giornale della politica italiana, è retorica quando parla dei propri valori (fondanti) e del Paese. In particolare, è la tesi di Torchiaro, l’Unità d’Italia si celebra (ma, ad esempio, non c’è una festività specifica che la ricordi) ma non si (ri)produce. All’Italia, questo giornale lo ha scritto più volte, manca un grande progetto organico di futuro, che ridia prospettiva e motivi il nostro Paese, promuovendone così (come abbiamo avvertito ieri, mai, però, questo deve accadere drogando – ovvero promettendo ciò che non può essere – l’opinione pubblica) anche la stessa unità. E, comunque, mancano quegli interventi concreti che consentano di superare le divisioni de facto che attraversano oggi l’Italia e che costituiscono l’humus nel quale può germogliare la gramigna della separazione leghista. Torchiaro, dalle colonne de il Politico.it, spinge dunque la nostra politica a lasciarsi alle spal- le la retorica del 2 giugno e a cominciare ad agire.

Nella foto, Aldo Torchiaro

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di ALDO TORCHIARO

La festa della Repubblica è trascorsa nella solita indifferenza degli italiani, abituati a sventolare il tricolore solo nei dopopartita della nazionale. Impermeabili alle ricorrenze posticce, siamo andati assumendo la convinzione che il 2 giugno sia solo l’occasione per una parata militare che riguarda pochi addetti ai lavori, e niente di più. Siamo d’altronde l’unico Paese in Europa a non celebrare una giornata dell’unità nazionale, anche se nessuno sembra essersene accorto.

Quest’anno è stata un’assenza a rendersi più acuta presenza: quella dei ministri leghisti. Evidenziata dal sindaco di Roma, Gianni Alemanno, è stato l’unico elemento che ha permesso di accendere i riflettori su una tendenza, quella all’abuso della retorica da ricorrenza, cui finisce per succedere sempre più spesso una clamorosa contraddizione. Quanto più ci si avvicina alle celebrazioni per i 150 anni dell’unità d’Italia, tanto più se ne perde il senso lungo la strada. La drastica sottrazione di fondi per Roma Capitale, nel contesto della manovra di questi giorni, dà il segno di come si intenda affrontare il tema dell’Unità: a parole. E se l’83% degli italiani dimostra, dice un sondaggio, di sentirsi orgoglioso della propria appartenenza nazionale, guardando agli eventi che hanno accompagnato questo 64mo compleanno della Repubblica escluderemmo che lo si debba al potere trascinante della politica. La terza carica dello Stato, che ieri ha preferito celebrare la giornata di festa con i militari italiani in Afghanistan, segnala da tempo questa discrasia. Si parla troppo spesso di valori risorgimentali, di sentimento unitario, di patriottismo civico; elementi poi inesistenti quando si tratta, per la classe politica italiana, di rimboccarsi le maniche e lavorare alle riforme necessarie, e perciò condivise.

Fuori dalla retorica, non possiamo che sperare in una classe dirigente che assuma tutte le responsabilità del caso e onori davvero la Repubblica, riformando la Pubblica amministrazione che appare in troppi casi ancora borbonica, dando sostanza ad una nuova forma dello Stato, finalmente davvero federale, rilanciando quel lavoro che la Costituzione indica quale elemento fondante della Repubblica stessa. Il due giugno del ’46, ricordiamolo, solo metà degli italiani festeggiò la vittoria al Referendum. L’altra metà dei nostri concittadini aveva perso. Ma poi venne il 3 giugno, e tutti si rimboccarono le maniche per rimettersi all’opera.

ALDO TORCHIARO

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Commenti

One Response to “***L’editoriale***
MA ORA (RI)COSTRUIAMO L’ITALIA
di ALDO TORCHIARO

  1. augusto montaruli on giugno 3rd, 2010 14.02

    Hai colto, il 3 giugno non arriva mai (meglio non arriva più), siamo alla fermata di un tram soppresso.

    Si preferisce discutere, ci facciamo opinioni sulle opinioni delle opinioni.
    Una volta eravamo tutti CT della nazionale di calcio, ora siamo tutti opinionisti.
    Intanto il tempo passa.

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