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***Il bilancio***
SE L’ITALIA CREDE NELLA PATRIA
di FRANCO LARATTA*

giugno 2, 2010 di Redazione 

La Lega, sì. I ministri in camicia verde che disertano le celebrazioni per la festa della Repubblica e a Varese fanno suonare “La gatta” di Gino Paoli al posto dell’Inno di Mameli. Su tutto questo – e sulla reazione, piccata, del presidente della Repubblica – torneremo in serata, nel Diario. Ma il Paese, quello è un’altra storia. Il deputato del Partito Democratico nota, e ci riferisce, come in tutta Italia si sia palesata una gran voglia di «ritrovarsi», nel nome (appunto) di una Patria che a questo punto della Storia è forse nel nostro cuore più di quanto l’(apparente) superficialità indotta non celi sotto una patina di dis-trazione. A destra – come oggi anche a sinistra – si torna (o si ri-comincia) a parlare di (una) Nazione, nel segno dell’orgoglio per l’Italia e per una ritrovata voglia di (ri)farla grande. E’ (anche) questa la leva con la quale smuovere (senza – però – drogarle) anche le coscienze intorpidite (o intorbidite?) dal Grande Fratello televisivo (in tutti i sensi): narrare (e così preparare) un futuro nel quale il nostro Paese torni ad essere grande (e, così, unito nei suoi vari livelli). Cosa per la quale ha bisogno di tutto se stesso (ancora una volta, in tutti i sensi). La base di partenza, ci segnala comunque colui che firmò un disegno di legge per promuovere i simboli (e, con loro, i contenuti) della Costituzione, del tricolore e dell’Inno nazionale nelle scuole, è comunque buona: la retorica leghista mostra tutta la sua inconsistenza. Ma l’azione culturale, oggi intessuta dalle stesse dinamiche sociali che per altri versi segnano le divisioni (ad esempio) tra nord e sud, va rilanciata. E su questo la nostra politica può ritrovare la propria unità. Isolando gli estremisti.

Nella foto, Carlo Azeglio Ciampi: il presidente emerito rilancia, durante il suo settennato, il tema della Patria e della Nazione, vero promotore (culturale) della rinnovata voglia di unità

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di FRANCO LARATTA*

Non è stato un 2 giugno come tutti gli altri. Qualcosa in più, di diverso, si è affacciato su ogni Piazza in cui si è celebrata la festa della Repubblica. Una bandiera, la solita, quel Tricolore che da 150 anni è il simbolo dell’Unità d’Italia (ma non per tutti!!); un inno, quello di Mameli, come al solito brutto, ma sempre l’Inno d’Italia (e non per tutti). E poi la cerimonia: la consegna dei riconoscimenti, le medaglie d’oro agli eroi moderni, il commovente e solenne applauso per gli ultimi superstiti della guerra e dei lager fascisti.

Suoni, colori, ricordi di un Paese che ha tanta voglia di ritrovarsi.

C’era un’emozione in più, questa volta, per la Festa della Repubblica. Un’emozione ed una paura. L’emozione di quanti (e sono sempre di più) hanno voglia di riscoprire i valori della Patria, dell’Unità, della Nazione. In un tempo che è senza memoria, senza valori, senza passioni. La paura di coloro (e sono sempre di più) che temono che il Paese si sfasci davvero. Come se sparissero d’improvviso la Bandiera, l’Inno, la Costituzione, l’Unità: come se venisse meno l’Italia e si ritornasse a più di 150 anni fa. Come se all’improvviso lo Stato non fosse uno solo, ma 6, 7, 10 statarelli sovrani, con i loro confini, le diverse monete, gli inni e le bandiere diversi, confusi, contrastanti.

Un brivido, una diffusa emozione: l’Inno d’Italia accompagna L’Alzabandiera. Poi il saluto militare, l’”Attenti” urlato dal militare, la bella bandiera che si solleva lentissimamente, e sembra ricordare a tutti che il Paese c’è, ci sarà, e sarà un solo, soltanto se ognuno dei 60 milioni di suoi cittadini ricorderanno quanti per quel drappo, e per quell’inno, hanno combattuto, sono morti, sono finiti nei lagher, in carcere per anni.

L’Italia non è più una soltanto: il divario economico, le aree deboli, le zone ricche, le povertà diffuse, i giovani persi, il lavoro che manca. Troppe italie affogano la sola Italia possibile.

Ma fino a quando il 2 Giugno susciterà un’emozione, e la Bandiera sarà una sola, accompagnata dall’unico Inno, noi potremo sperare di ricostruire una sola Nazione, una sola Patria, il piacere, la voglia e la passione di vivere tutti liberi, felici, soddisfatti in piena democrazia. La democrazia dell’unica e sola Costituzione repubblicana! Il piacere di gridare a squarciagola: sono ITALIANO!

FRANCO LARATTA*

*Deputato del Partito Democratico

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